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Campus Party: CrowdFundMe e l’equity crowdfunding

Un incontro con Francesca Bartolino, Marketing and Communications di CrowdFundMe, per capire cos'è l'equity crowdfunding e come funziona in Italia.

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“L’equity crowdfunding non risolve i problemi”. Così Francesca Bartolino, Marketing and Communications di CrowdFundMe, apre la nostra intervista realizzata nella cornice di Campus Party. Per l’avvio di una campagna di finanziamento con queste modalità, una realtà deve dimostrare di avere almeno due-tre anni di storico, un fatturato dimostrabile, partnership commerciali in atto o prospettive di internazionalizzazione: solo così si possono attrarre potenziali investitori anche attraverso una comunicazione mirata.

Molte delle realtà che scelgono la strada dell’equity crowdfunding hanno già effettuato un primo step con dei venture oppure un’incubazione, un’accelerazione.

CrowdFundMe ha portato fino ad oggi a conclusione con successo 35 campagne, raccogliendo una cifra complessiva che sfiora i 10 milioni di euro. Al momento la piattaforma ne ospita cinque attive. Nella nostra chiacchierata, Bartolino ha comunque precisato che per comprendere quanto un business che ricorre a queste forme di finanziamento sia solido occorre comunque attendere qualche anno, anche nel caso di campagne concluse raggiungendo o addirittura superando il target prefissato.

L’equity crowdfunding in Italia ha enormi margini di crescita, soprattutto se si prende in considerazione ciò che avviene in altri paesi, anche a noi vicini. Un gap da colmare, legato in parte alla cultura nostrana, secondo Bartolino poco propensa al rischio.

Se da noi l’equity crowdfunding andasse bene anche solo un quarto rispetto a quanto avviene in Inghilterra, senza prendere in considerazione Stati Uniti e Cina… Un’intera campagna da noi spesso equivale a un singolo investimento a Londra. Al momento non è paragonabile.

Una delle principali difficoltà per una società come CrowdFundMe è legata all’esigenza di trovare realtà meritevoli di fare equity crowdfunding: laddove vi sia un progetto di valore, l’investitore arriva. L’esempio perfetto è quello legato alla campagna di Glass to Power (nato come spin-off dell’Università Bicocca), la più grande della piattaforma e in Italia, con 2,25 milioni di euro raccolti da 498 investitori.

Bisogna anzitutto trovare progetti di valore e successivamente comunicarli nel modo migliore agli investitori, sia quelli professionali sia quelli retail.

Chi investe in una startup o in una realtà ad alto tasso di innovazione potrà raccoglierne i frutti nel lungo periodo, generalmente non prima di quattro o cinque anni: allora si otterrà una parte degli utili o ciò che deriva da un’operazione di vendita. Nella maggior parte dei casi, infatti, la prospettiva è quella di consolidare il business per poi attuare una strategia di exit, solitamente mediante acquisizione da parte di un gruppo industriale. Fino ad allora, però, la gestione del progetto rimane saldamente nelle mani dei suoi ideatori, comunque tenuti a informare periodicamente e in modo dettagliato chi ha investito.

Nell’equity crowdfunding gli investitori di quote A, coloro che hanno messo nel progetto dai 10.000 euro in su, ottengono il voto nelle assemblee dei soci. Tutti gli altri non hanno invece diritto a interferire con l’attività.

Coloro che investono hanno un’età media piuttosto bassa, intorno ai 35-40 anni, mentre per chi sceglie la piattaforma al fine di sostenere la propria attività non è possibile definire un’età di riferimento. Due esempi: il numero uno di Glass to Power è un docente, mentre quello di iLiveMusic è molto giovane. Anche in considerazione di questa platea così ampia, CrowdFundMe ha scelto di essere presente a Campus Party. Questa la risposta di Bartolino al perché della partecipazione all’evento milanese.

Vogliamo creare la giusta consapevolezza di cosa significhi creare una startup e fare impresa: non è uno scherzo. Non basta un hackathon di successo, è più difficile di quanto talvolta pensano i ragazzi molto giovani.

L’ultima domanda fa riferimento alla tipologia delle iniziative proposte, per capire se vi siano categorie o settori più adatti all’equity crowdfunding.

Non è detto che perché un progetto appartiene a un segmento come quello dell’health care o dell’ingegneria riesca ad attirare investimenti. Non necessariamente. Ci sono state ad esempio campagne nate da un’idea semplice e basate sulla sharing economy che grazie a uno storytelling azzeccato e a una buona copertura stampa hanno preso piede.