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Fake news politiche, Facebook chiude le pagine

Facebook ha rimosso oltre 650 pagine, gruppi e account sul social network che venivano usati per condizionare il voto dei cittadini statunitensi.

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Facebook ha rimosso oltre 650 pagine, gruppi e account utilizzati per condizionare l’opinione pubblica in vista delle elezioni di medio termine che si svolgeranno negli Stati Uniti a novembre. In base alle prime analisi di FireEye sono state organizzate imponenti campagne di disinformazione dai media governativi iraniani e dai servizi di intelligence russi. Un’analoga azione era stata attuata dall’azienda di Menlo Park all’inizio del mese.

La maggior parte dei contenuti pubblicati sul social network sono fake news politiche e riferimenti ad argomenti pro-Iran, pro-Palestina e anti-Israele. Grazie all’aiuto di FireEye, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha iniziato ad indagare su Liberty Front Press, un network composto da 74 pagine, 70 account e 3 gruppi su Facebook, e 76 account su Instagram. Le pagine avevano oltre 150.000 follower e i responsabili avevano speso oltre 6.000 dollari in advertising tra gennaio 2015 e agosto 2018. Liberty Front Press era anche collegata ad una serie di pagine utilizzate per accedere agli account degli utenti e diffondere malware.

Facebook ha successivamente scoperto ulteriori 168 pagine seguite da oltre 813.000 follower e gestite da persone residenti in Iran (i post erano in lingua araba e farsi). L’ultima parte delle indagini ha riguardato pagine, gruppi e account associati ai servizi di intelligence militari russi. Le attività non erano tuttavia correlate alle campagne disinformazione iraniane. Facebook continuerà a monitore il social network per identificare i contenuti sospetti.

Anche Twitter ha comunicato di aver sospeso 284 account aperti da utenti iraniani. Microsoft ha invece chiuso sei domini Internet creati da Strontium (o Fancy Bear o APT28), un gruppo associato al governo russo. Anche in questo caso l’obiettivo era quello di condizionare il voto dei cittadini statunitensi.

Fonte: Facebook • Via: Mark Zuckerberg • Immagine: facebook