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5G, l’asta vale sempre di più

Continuano i rilanci per l'asta per le frequenze del 5G che è arrivata a superare un valore complessivo di 4,4 miliardi di euro.

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Continua l’asta del 5G in Italia che vede gli operatori in gara continuare a proporre nuove offerte sempre più alte. Nell’ultima giornata dell’asta, il totale delle offerte ha superato quota 4.417.092.258,00 euro. La battaglia, come nelle giornate precedenti, si è concentrata sulle frequenze da 3700 MHz dove gli operatori hanno rilanciato per un totale complessivo di 2.213.490.000,00 euro.

A giocarsi le frequenze per il 5G sono TIM, Vodafone, Wind Tre, Iliad e Fastweb. Come noto, i lotti della banda genica da 700 MHz sono già stati aggiudicati a TIM, Vodafone ed Iliad. Ma le frequenza da 700 MHz saranno libere solamente dal 2022 e serviranno per ottimizzare la copertura della rete del 5G. Serve, dunque, conquistare anche le altre frequenze per poter competere davvero. Le frequenze da 3700 MHz, quindi, sono molto importanti. L’asta non è finita e già oggi inizierà una nuova tornata di miglioramenti. Questo significa che gli operatori in gioco proveranno a formulare nuove proposte per aggiudicarsi i lotti.

Fino ad oggi sono state svolte 88 tornate. Da evidenziare che non sono state ancora aggiudicate le frequenze da 26 GHz che saranno utilizzate per la tecnologia millimetrica. Blocchi di frequenze dove, al momento, gli operatori stanno andando molto più cauti ma dove sicuramente ci saranno movimenti non appena le frequenze da 3700 MHz saranno state tutte assegnate.

Da capire sino a dove gli operatori si potranno spingere, economicamente parlando, nell’asta. L’unica certezza è che perdere le frequenze significa non poter riuscire a competere nel settore della telefonia mobile per il futuro.

Chi, invece, vede positivamente i continui rilanci dell’asta è il Governo che da questa contesa guadagna ogni giorno qualcosa di più. Questo tesoretto extra derivante dall’asta potrà essere utilizzato per coprire misure di spesa una tantum da inserire probabilmente già nella prossima legge di bilancio anche se al momento non ci sarebbe nulla di deciso.

Fonte: MISE • Immagine: Alfa Photo via Shutterstock