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Asta 5G, Vodafone fa un passo indietro

L'asta per l'assegnazione delle frequenze del 5G arriva a sfiorare i 6 miliardi di euro; Vodafone si ritira dalla contesa per i blocchi da 80 Mhz.

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L’asta per l’assegnazione delle frequenze del 5G continua a salire di valore e arriva alla soglia dei 6 miliardi di euro. Un livello molto alto che probabilmente le Telco non avrebbero mai pensato di raggiungere. Complessivamente, l’asta che riprenderà nella giornata di oggi, ha raggiunto il valore di 5.958.562.258,00 euro. La competizione si è concentrata, ancora una volta, sulle frequenze da 3700 MHz. I rilanci per aggiudicarsi questi lotti, da soli, hanno generato un valore complessivo di 3.754.960.000,00 euro.

L’asta, però, ha vissuto anche un piccolo colpo di scena. Vodafone, infatti, si è ritirata dalla corsa per l’assegnazione dei blocchi da 80 Mhz ed ha deciso di provare ad aggiudicarsi i blocchi più piccoli da 20 Mhz. Non è chiaro il perché di questa scelta ma l’asta non è ancora terminata e Vodafone potrebbe tornare a fare nuove offerte per i blocchi da 80 Mhz. Quello che emerge, comunque, è che la disputa per le frequenze da 3700 MHz sta raggiungendo livelli davvero inaspettati. Queste frequenze sono molto importanti perché permetteranno agli operatori di poter lanciare rapidamente le loro reti 5G. Queste frequenze, infatti, saranno libere già ad inizio del 2019 e quindi già utilizzabili per le reti di nuova generazione.

Inoltre, garantiscono il giusto mix tra capacità di copertura e prestazioni. L’asta, visti i valori raggiunti, non dovrebbe andare avanti ancora per molto. Già oggi, dunque, i lotti potrebbero essere assegnati. Nessuna novità, invece, per le frequenze da 26 GHz che saranno utilizzate per le reti con tecnologie millimetriche e che, probabilmente, saranno assegnate solamente dopo quelle da 3700 MHz.

Si ricorda, invece, che le ambite e pregiate frequenze da 700 MHz sono state già assegnate a TIM, Vodafone ed Iliad. Tuttavia, non potranno essere utilizzate se non dal 2022 visto che, oggi, sono ancora occupate dalle emittenti televisive.

Fonte: MISE • Immagine: Unified Communication Insight