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Microsoft HoloLens usato per i veicoli spaziali

I visori Microsoft HoloLens hanno trovato spazio nell'industria spaziale per aiutare i tecnici a prepararsi alle fasi di assemblaggio dei veicoli spaziali.

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Microsoft HoloLens, il visore per la Mixed Reality della casa di Redmond, nel corso del tempo ha saputo trovare collocazione in molti ambiti, tutti prettamente industriali. MIT Technology Review ha fatto sapere che Microsoft HoloLens è stato utilizzato anche in ambito spaziale. Nello specifico, Lockheed Martin, azienda americana attiva nei settori dell’ingegneria aerospaziale e della difesa, ha adotatto i visori della casa di Redmond per aiutare i suoi tecnici ad assemblare i veicoli spaziali per la NASA.

Microsoft HoloLens è attualmente utilizzato dai lavoratori della società americana per un massimo di 3 ore al giorno per aiutarli nella pianificazione del lavoro in sostituzione dello scomodo manuale di 1500 pagine che indica come portare avanti la costruzione del veicolo spaziale. Lockheed Martin afferma che i tecnici hanno bisogno di molto meno tempo per familiarizzare con il nuovo lavoro e per prepararsi per un nuovo compito o per comprendere come eseguire nuovi processi. Grazie agli ologrammi sovrapposti alle immagini reali, i tecnici possono analizzare con maggiore attenzione il lavoro che dovranno portare avanti, studiando tutte le operazioni che dovranno compiere senza dover utilizzare scomodi manuali cartacei.

Lockheed Martin si è detta molto soddisfatta dei risultati ottenuti utilizzando i visori di Microsoft, tanto da voler portare questa tecnologia nello spazio per offrire agli astronauti una via più semplice per compiere le operazioni di manutenzione.

I visori Hololens, dunque, continuano a trovare nuovi estimatori. Già in passato, questi visori avevano trovato applicazioni in tanti ambiti come nella medicina o nel settore di progettazione e costruzione delle auto.

Entro circa 6 mesi, Microsoft dovrebbe presentare l’evoluzione degli Hololens che offriranno una migliore esperienza d’uso correggendo tutti i limiti sin qui rilevati. Un prodotto, dunque, che potrebbe alzare l’asticella della qualità della Mixed Reality.

Fonte: MIT Technology Review • Immagine: MIT Technology Review