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5G Italy: serve la convergenza degli investimenti

5G Italy è giunta a termine: si tirano le somme delle tre giornate mentre emergono ancora spunti di riflessione sui reali benefici che avremo dal 5G.

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La terza e ultima giornata di 5G Italy chiude il cerchio mettendo a terra proposte per il coordinamento dell’ecosistema che si andrà a creare a partire dal prossimo anno. Il settore che più di tutti vedrà rivoluzionato il proprio ecosistema è quello automobilistico, che attraversa un periodo di profonda trasformazione, grazie all’introduzione di tecnologie innovative e alla connettività sempre più capillare.

I cosiddetti Smart Vehicle, per merito dell’evoluzione tecnologica, sono già in grado di raccogliere, utilizzare e inviare informazioni relative a velocità, condizioni meteorologiche, condizioni di guida o posizione e di consentire una guida più sicura, più efficiente e confortevole.

L’evoluzione verso le nuove tecnologie porterà i veicoli a evolversi ancor più fino a diventare centri di calcolo mobili in grado di scambiare informazioni attraverso comunicazioni wireless efficienti e affidabili con lo scopo di aumentare la consapevolezza dell’ambiente in cui si spostano e il loro livello di automazione della guida.

“Si prevede che la percentuale dei nuovi attori entranti nel settore automobilistico sarà di oltre il 45% entro il 2030” Lo afferma Luca Rea, Head of Competence Center Transport Information, FUB, durante il panel Transports, Mobility and Automotive, e descrive in maniera precisa e puntuale la situazione attuale: “Al fine di creare un ecosistema stabile, gli attori devono definire la loro posizione, i collegamenti tra di loro e le attività che devono essere intraprese. Esistono due approcci tecnologici che possono essere intrapresi nel settore automotive: lo standard IEEE 802.11p oppure gli standard per reti cellulari, che oggi è rappresentato dall’LTE-V e domani sarà il 5G”.

5G Italy: quali protocolli sono già affidabili?

L’802.11p è stato progettato per le comunicazioni V2X (Vehicle-to-Everything), con particolare attenzione alle applicazioni di sicurezza V2V (Vehicle-to-Vehicle). Utilizza la banda 5.9 GHz, è una tecnologia già disponibile ed è stata validata in più prove sul campo, tuttavia presenta delle criticità in termini di latenza (che arriva a 5 ms nel caso migliore) e di sensibilità alle variazioni nel tempo (in base alla densità dei veicoli in una determinata area e all’elevata velocità del veicolo).

L’LTE-V, invece, è promosso dal 3GPPP e ha due modalità di trasmissione: la prima basata su infrastruttura cellulare, effettuando l’instradamento dei dati attraverso le stazioni (richiedendo quindi copertura cellulare), e il secondo con comunicazione diretta tra veicoli mediante comunicazione dispositivo a dispositivo, che quindi non richiede copertura cellulare. Nemmeno l’LTE-V al momento soddisfa però tutti i requisiti prestazionali necessari a coprire i possibili casi d’uso delle comunicazioni V2X, poiché l’affidabilità e la disponibilità diminuiscono negli ambienti ad alta velocità o ad alta densità, e la Quality of Service non può essere sempre garantita.

“5G supera i limiti dell’LTE-V grazie alle New Radio e alla rete flessibile che è in grado di offrire diversi livelli di QoS per le diverse applicazioni V2X. I soggetti pubblici hanno un ruolo chiave, quello di favorire e stimolare il mercato e le coordinazioni tra i diversi attori del sistema”, afferma Mario Nobile. Direttore Generale per i Sistemi Informatici e Statistici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Nobile aggiunge che la ricetta sarebbe meglio prepararla tutta in casa: “Dobbiamo creare programmi di investimento che tengano in Italia i cervelli in fuga. Attenzione, non si tratta di protezionismo, ma di controllare la nostra governance. E poi il mercato farà il resto”.

A difesa del consumatore: un punto di vista opposto sul 5G

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, prende invece le parti dei consumatori, dell’utente medio, esponendo alcuni temi che sono effettivamente ricorrenti nel settore high tech e che con il 5G potrebbero essere riproposti: “Dal nostro osservatorio risulta che i consumatori sanno molto poco del 5G. La colpa è del marketing, con campagne che fanno un po’ sorridere: il 4.5G, il quasi 5G… Sappiamo invece che il 5G è una tecnologia completamente nuova. Il salto tecnologico è molto più grande, più simile a quello tra 2G e 3G che tra 3G e 4G”.

Nel suo intervento, Dona sottolinea anche come la maggior velocità sui terminali mobili sia inutile su schermi così piccoli e che più Giga sulla rete vuol dire anche costi superiori per ripagare gli investimenti e poi aggiunge: “Ci saranno migliori prestazioni in termini di latenza, che al momento però sono utili solo sui videogiochi e per i servizi di mobilità in tempo reale”.

Ci sono anche delle preoccupazioni che possono impattare sull’ecosistema: “L’asta delle licenze, progettata [dal Governo] per fare cassa, limiterà la capacità d’investimento degli operatori, con il rischio di ridurne anche propensione al rischio e all’innovazione: le licenze italiane sono costate anche 10 volte di più di quelle assegnate in altri paesi molto più avanti di noi sui servizi digitali, a operatori mediamente in condizioni economiche peggiori”.

Ci sono anche delle preoccupazioni, molto dirette, nei confronti del consumatore finale: “I nuovi terminali con funzionalità 5G”, continua Dona, “saranno molto probabilmente venduti a prezzi ancora maggiori di quelli attuali”. Gli operatori venderanno dei pacchetti includendo servizi che probabilmente al consumatore o non serviranno o saranno estremamente prematuri per essere utilizzati appieno. “Ci saranno sicuramente campagne di pubblicità ingannevole riferite a prestazioni mirabolanti ma sostanzialmente inutili, perché fondamentalmente a copertura limitata”, almeno per il primo anno.

Sono inoltre possibili dei rischi per la salute in relazione alle più alte frequenze di alcune bande utilizzate dal 5G, e nondimeno un rischio “esplosione” dei consumi energetici (perlomeno all’inizio, come accaduto con il 4G), con impatto su durata delle batterie e utilizzabilità.

5G Italy: tirando le somme

Sì, durante le tre giornate di 5G Italy è stato affrontato il progresso tecnologico nelle telecomunicazioni che il 5G porterà, evidenziandone pregi e difetti: non è la formula definitiva per l’interconnessione planetaria. Tuttavia, lo sviluppo dello standard è andato molto più veloce del previsto, e oggi gli operatori in tutto il mondo competono per essere i primi a fornire un servizio 5G piuttosto che un altro.

Quel che emerge più di tutto, però, è che il 5G non è l’evoluzione del 4G, è un nuovo modo di pensare la comunicazione tra dispositivi: nella stessa infrastruttura ci sono sistemi end-to-end, centralizzati, distribuiti, decentralizzati, per gli utenti, per i business, per le enterprise. È la “softwarizzazione” dell’infrastruttura di rete.

Mancano ormai solo poche settimane perché il 5G sia finalmente realtà. I benefici, specie nel lungo periodo, sono molteplici ed evidenti. Quale costo pagherà la società per questo progresso non è invece altrettanto chiaro.