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Taylor Swift, il riconoscimento facciale nei live

Durante i concerti di Taylor Swift in funzione una tecnologia di riconoscimento facciale che cerca tra il pubblico per scovare gli stalker.

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Non c’è artista, cantante o attore che sia, che almeno una volta nella vita non abbia avuto problemi di stalking. Lo sa bene Taylor Swift che ha dovuto affrontare proprio una situazione del genere di recente. Molto spesso, personaggi che non è possibile etichettare come fan, seguono i loro assilli quotidiani durante i concerti, nascondendosi tra il pubblico. Ed è proprio lì che Taylor vuole individuare i pericoli.

Lo fa grazie a una tecnologia di riconoscimento facciale in funzione durante i live. Il sistema, gestito dalla polizia di turno, come quella di Nashville nel primo esperimento del genere, vedrà incrociare database in possesso delle forze dell’ordine con i volti dei presenti ai concerti, in modo da essere referenziati in presa diretta. Certo è che dietro una simile iniziativa c’è un grosso problema di privacy.

La piattaforma di individuazione ha diverse possibilità di monitoraggio. Nel caso di Nashville, è stata posizionata al di sopra di un chiosco in prossimità dell’ingresso all’area del concerto, in un punto in cui, per forza di cose, si doveva passare prima dell’esibizione. A quanto pare, il software è in grado di identificare persone anche a una certa distanza dal suolo, quindi non è detto che prima o poi non venga piazzato in cima a qualche orpello da palcoscenico, camuffato tra luci e travi.

Di sicuro, quello messo in piedi da Taylor Swift non è un unicum nel suo genere. A maggio di quest’anno l’agenzia che gestisce la maggior parte della vendita dei biglietti online e onsite, Ticketmaster, aveva detto di voler investire sul riconoscimento facciale per ridurre le file all’ingresso degli eventi. In che modo? Abbinando il volto delle persone all’acquisto del tagliando, previa registrazione del viso in fase di acquisto. Per realizzare il progetto, la compagnia che fa parte del gruppo Live Nation, ha già avviato una collaborazione con Blink Identity, startup americana, esperta di tecniche di “visual matching”.

Fonte: Agi • Immagine: Ovidiu Hrubaru via Shutterstock