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Slack non funziona nei paesi sanzionati dagli USA

Gli iscritti alla piattaforma potrebbero essere espulsi durante i tentativi di connessione effettuati dai paesi sanzionati dagli Stati Uniti.

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Chi è iscritto a Slack e vi accede di frequente per motivi di lavoro, dovrebbe fare attenzione durante viaggi a Cuba, in Siria, Iran, Corea del Nord e Crimea. Il motivo? La piattaforma potrebbe non solo bloccare l’accesso all’account ma anche bannarlo del tutto, in risposta alle misure di sicurezza imposte internamente.

La software house ha infatti rilasciato un aggiornamento che prevede delle policy molto restrittive per gli utenti che si recano in paesi attualmente sotto sanzione da parte degli Stati Uniti.  Il divieto appena introdotto pare avere effetto immediato e dilungato nel tempo, senza possibilità di dietrofront, qualunque sia il motivo del viaggio oltreoceano verso i “nemici” degli States.

Per portare a termine l’attività di controllo, Slack starebbe monitorando gli IP registrati in maniera molto più continuativa di un tempo, proprio per assicurarsi che nessun individuo, anche di solo passaggio per i suddetti paesi, possa accedere al servizio. Ecco il messaggio visualizzato da chi si è ritrovato a controllare lo strumento online mentre era nei confini considerati off-limits:

Al fine di rispettare le leggi e i regolamenti sulle sanzioni e il controllo delle esportazioni promulgati dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti e dal Dipartimento del Tesoro, Slack proibisce l’uso non autorizzato dei suoi prodotti in alcuni paesi e regioni sanzionati, tra cui Cuba, Iran, Corea del Nord, Siria e la regione ucraina della Crimea. Abbiamo identificato il tuo team/account come originario da uno di questi luoghi e stiamo perciò chiudendo immediatamente il profilo.

Sembra che la mossa di Slack sia alquanto improvvisa e per nulla aspettata, anche perché colpirebbe chi ha visitato le zone proibite anche anni fa, magari per turismo e non solo lavoro. Non a caso, c’è chi ha evidenziato sul sito Hacker News l’esempio di un utente che si è visto chiudere l’account per un passaggio verso Cuba, effettuato in maniera del tutto legale anni prima. Dopo quella volta non si è più recato nel paese che, peraltro, ha visto cadere l’embargo commerciale con gli Usa nel 2015. Secondo le recenti ricostruzioni, il divieto interessa allo stesso modo account gratuiti e a pagamento e non è chiaro quando e se verrà interrotto.