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Facebook, nuove regole per le pubblicità politiche

Facebook svela un nuovo piano per evitare fake news e ingerenze straniere in vista delle elezioni UE: più trasparenza nelle pubblicità a sfondo politico.

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I problemi di Facebook come piattaforma pubblicitaria e le ingerenze straniere nel periodo di elezioni politiche sono da anni ormai al centro dell’attenzione. Elezioni USA del 2016 (con fortissima ingerenza russa), Brexit e molto altro, senza dimenticare lo scandalo Cambridge Analytica. Ora il colosso ha annunciato un set di nuove regole anche nell’Unione Europea, in vista delle elezioni al Parlamento europeo del prossimo maggio.

Si parla di maggiori controlli sulle pubblicità politiche, già introdotte negli Stati Uniti lo scorso autunno durante la campagna elettorale per il voto di metà mandato. Facebook vuole evitare gli errori commessi in passato, sia in Europa ma anche in diverse altre nazioni dove sono previste le elezioni. Da marzo quindi in Europa (in tutto il mondo a giugno) saranno attivi nuovi strumenti che mirano a rendere le pubblicità politiche più trasparenti.

In un post ufficiale Katie Harbath, Global Politics and Government Outreach Director e Samidh Chakrabarti, Director of Product Management, Civic Engagement in Facebook, hanno illustrato questo nuovo set di regole. Chi vuole comprare pubblicità politiche o legate a temi simili dovrà essere autorizzato e Facebook mostrerà chi ha pagato per quella pubblicità.

Sarà poi creato un archivio pubblico delle pubblicità politiche che sarà mantenuto per sette anni, in cui tutti potranno fare delle ricerche. Si potrà quindi sapere chi ha pagato, quanto, i dati di quante persone hanno visitato la campagna, i segmenti demografici delle visualizzazioni e da dove esse provengono geograficamente. Tutto questo sarà applicato anche ai “temi caldi”, cioè pubblicità che non sostengono un candidato specifico, ma che sono al centro di discussioni più politicizzate, come ad esempio l’immigrazione.

Sicuramente un importante passo avanti di Facebook per auto-regolamentarsi su un tema così importante. Chiaramente è impossibile sapere se queste misure influiranno in maniera concreta sul diffondersi di fake news o campagne di disinformazione, ma sicuramente è un passo in avanti.