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Perché Intel dice addio ai chip server Itanium

Intel ha deciso di eliminare i chip server Itanium a partire dal 2021 ma già dal prossimo anno la compagnia non accetterà più ordini dei prodotti.

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Se ne è parlato ed era stato già vociferato ma adesso è molto più che ufficioso. La lunga e lenta decadenza dei processori Intel Itanium per server sta per giungere ad una conclusione, indicata nell’anno domini 2021.

Con una nota spedita ai partner, Intel ha dichiarato che la serie Itanium 9700 sarà ordinabile fino al 30 gennaio del 2020, con spedizioni ultime entro 18 mesi, ovvero il 29 luglio 2021. Quindi da quel giorno la compagnia di Santa Clara non lavorerà più su quello che era stato a lungo un progetto difficoltoso, visto che già da otto anni si parlava di dismissione e annullamento. I chip interessati sono gli Itanium 9720, 9740, 9750 e 9760 e i buffer di memoria scalabili C112 e C114. “La domanda di mercato per i prodotti elencati si è spostata su un hardware diverso” – ha sentenziato la società.

Questo è vero almeno quanto la mossa molto ritardata rispetto a un trend ben evidente in precedenza. La produzione dei chip Xeon x86 ha preso non solo la maggior parte nel budget nel settore dei server ma anche la migliore risposta in termini di vendite. In effetti, Itanium sembrava poter dare il via a un contesto di sicuro successo, quando all’inizio del secolo la combinazione dei cervelli di Hewlett Packard e Intel sembrava essere una strategia solida e vincente.

Ma la linea AMD64 si p dimostrata più popolare come alternativa, principalmente grazie alla sua retrocompatibilità. Peggio ancora, il software degli Itanium richiedeva porte specifiche per chip peculiari, il che causava un sacco di problemi ai clienti che desideravano una vita più semplice. Il risultato? Quello che ci attende tra poco più di due anni, ossia un addio, peraltro non così doloroso, ad una famiglia di cui in pochi si ricorderanno, come accade per tutto ciò che nel campo IT fa cilecca.

Fonte: PC Professionale • Immagine: Intel