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La mano robotica “morbida” che impara con l’IA

Si chiama BionicSoftHand ed è una mano robot flessibile che impara da sola, grazie all'intelligenza artificiale e sensori, come manipolare gli oggetti.

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Sono anni ormai che diversi laboratori di ricerca, anche in Italia, lavorano alla mano robotica, che cerca di imitare in tutti i modi quella umana. Tra questi c’è anche Festo, un’azienda che ha sviluppato una mano robot flessibile che utilizza l’intelligenza artificiale per capire e imparare come manipolare gli oggetti.

Si chiama BionicSoftHand e determina da sola come eseguire specifiche attività attraverso vari tentativi ed errori, in ogni caso senza alcun processo manuale. Quando gli ingegneri forniscono alla mano robot un obiettivo, le telecamere 3D e i sensori di profondità creano una copia virtuale dell’oggetto. L’intelligenza artificiale della mano esegue quindi diverse simulazioni per aiutarla a capire rapidamente cosa fare. In pratica questo robot capisce come usare un oggetti “guardandoli”.

Ad esempio in un video dimostrativo viene determinato come far rotolare un dodecaedro tra le dita senza lasciarlo cadere. Senza il supporto dell’IA il robot impiegherebbe mesi per capire come fare. Il fatto poi che sia costituita di materiali “morbidi” è una sicurezza in più per l’interazione con gli umani.

Le dita sono realizzate in tessuto 3D lavorato a maglia (utilizzando fibre elastiche ad alta resistenza), con sensori tattili e un circuito flessibile. Inoltre ci sono due meccanismi all’interno per spostare le articolazioni mentre si riempiono e si svuotano con l’aria. Anche il pollice e l’indice possono spostarsi da un lato all’altro, diverse valvole piezoelettriche sul polso permettono di controllare i movimenti. Festo sostiene che la costruzione della mano consente di avere 12 gradi di libertà, permettendogli di manipolare oggetti con destrezza.

Con molta probabilità passerà molto tempo prima di vedere questa tecnologia, che migliorerà col tempo grazie all’apprendimento automatico.