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Google, ex CEO su questione Cina e proteste

Eric Schmidt, che siede nel consiglio di amministrazione di Alphabet, ha affrontato alcune questioni spinose che hanno coinvolto Google di recente.

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Eric Schmidt, ex capo di Google, nelle scorse ore ha difeso la società su alcune questioni controverse dell’ultimo periodo. Il dirigente, che siede nel consiglio di amministrazione della compagnia proprietaria di BigG, Alphabet, ha innanzitutto parlato del lavoro dell’azienda in Cina: secondo il sessantaquattrenne è oltremodo giusto perseguire le opportunità nel “paese del dragone”, nonostante le pesanti critiche dagli alti funzionari statunitensi.

Schmidt crede che affondare le radici nel mercato cinese possa portare molti benefici e non trova senso nelle parole del generale Joseph Dunford, secondo cui il lavoro di Google arrechi difficoltà agli Stati Uniti nel mantenere un vantaggio competitivo sulla Cina.

Inoltre, il dirigente ha spesso qualche parola sul malcontento dei dipendenti in seguito allo scandalo delle molestie sessuali e si è mostrato in qualche modo favorevole alle successive proteste. Schmidt ha detto che i dipendenti dell’azienda hanno protestato perché si sentivano autorizzati e che la trasparenza rimane una virtù per la società. Secondo lui, se Google avesse tentato di sopprimere il malcontento, prima o poi “la bomba” sarebbe comunque esplosa: ritiene infatti che sia molto meglio incoraggiare le persone a esprimere le proprie opinioni piuttosto che metterle a tacere.

Vale comunque la pena ricordare che una protesta ha avuto luogo il mese scorso, dopo che gli organizzatori di quella di novembre hanno affermato di essere stati puniti dai manager.

Intanto, alcuni utenti di un canale Reddit, furiosi per l’ultimo episodio di Game of Thrones andato in onda, hanno architettato un “Google bombing” contro gli autori del celebre show: scrivendo “bad writers” (ovvero “pessimi sceneggiatori”, comparivano infatti nella prima pagina del motore di ricerca, con tanto di foto a corredo.

Fonte: BBC • Immagine: Jijithecat via Wikipedia