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Google, nessuna indagine sul leak di Dragonfly

Sembrerebbe che Google non abbia investigato sulla fuga di notizie relative al motore di ricerca censurato per la Cina e alle molestie sessuali.

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Negli ultimi due anni, Google è stata scossa da una serie di leak che hanno rivelato alla stampa i suoi piani per rientrare in Cina e dettagli sulle molestie sessuali da parte di alcuni dirigenti. Nonostante l’imbarazzo e il danno all’immagine causati da questi incidenti, secondo quanto dichiarato dai dipendenti la società non avrebbe mai indagato sulla fuga di notizie.

Un leak recente ha portato The Intercept a spifferare di Dragonfly. I piani di Google per un ritorno in Cina con un motore di ricerca censurato e altri progetti sono stati riportati in modo approfondito dalla pubblicazione. Questa divulgazione ha scatenato l’ira dei dipendenti e di alcuni gruppi per i diritti umani, che hanno puntato il dito contro il gigante della tecnologia. Di conseguenza, BigG ha alla fine rinunciato Dragonfly (o almeno così sembra attualmente) ma, stando a quanto riferito dal vice presidente Eileen Naughton, nessun dipendente sarebbe stato licenziato per aver parlato con la stampa.

Allo stesso modo, la società non ha indagato né licenziato dipendenti che hanno divulgato dettagli sulle molestie sessuali. Un articolo del New York Times alla fine dello scorso anno ha rivelato come alti dirigenti, tra cui il papà di Android Andy Rubin, abbiano ricevuto ingenti somme come buonuscita nonostante le accuse.

In tutta risposta, Google ha sostenuto che la sua politica di investigazione dei leak non è cambiata assolutamente. Ha parlato di un aumento del 40%, nel 2018, delle indagini sulla cattiva gestione delle informazioni riservate rispetto all’anno precedente. Intanto il colosso della ricerca ha rivelato di aver scoperto una falla nella sicurezza delle sue Titan Security Key, motivo per cui offrirà un’unità sostitutiva agli acquirenti.

Fonte: Wired • Immagine: PIxabay