QR code per la pagina originale

Facebook annuncia gli Avatar, simili ai Bitmoji

Facebook ha annunciato gli Avatar, degli sticker tridimensionali molto simili ai Bitmoji di Snapchat.

,

Facebook continua a inseguire ed emulare i concorrenti, proponendo una novità molto simile ai popolari Bitmoji di Snapchat. Si chiamano Avatar e sono praticamente degli sticker tridimensionali da utilizzare, appena disponibili per tutti, anche come sostituzione alla foto profilo, per rappresentare l’utente e proteggere la sua privacy.

In realtà erano stati già scoperti l’anno scorso, ma ora la società è partita con la sperimentazione verso pochi utenti in Australia. Se queste prove andranno per il verso giusto gli Avatar saranno introdotti per tutti entro la fine del 2019 o al massimo verso l’inizio del prossimo anno. Ma cosa sono esattamente? Non sono altro che una riproduzione più o meno fedele dell’utente, da usare in diversi modi, anche come sticker nella chat e nei commenti.

Una volta che si è personalizzato il viso, i capelli e i vestiti del proprio Avatar, l’Avataer diventa protagonista di una serie di adesivi aggiornati di frequente, che trasmettono emozioni e stati d’animo comuni. Da Mi piace alle Reazioni agli Avatar, può essere visto come la naturale progressione dell’espressione di sé su Facebook, oppure come un mero clone dei Bitmoji di Snapchat.

Facebook ha detto che fornirà tutti gli strumenti per rappresentare la grande varietà somatica degli utenti da tutto il mondo. Come sempre la società insegue i teenager, ma lo fa con anni di ritardo rispetto a Snapchat, che ha introdotto i Bitmoji nel 2016.

Abbiamo lavorato tantissimo dal punto di vista del prodotto e del design per scoprire come renderlo il più rappresentativo possibile. Sono più realistici, in modo da farli diventareil tuo avatar personale“, ha affermato Jimmy Raimo, responsabile della comunicazione di Facebook Avatars. Dall’offerta di abiti religiosi come l’hijab ai vari toni della pelle, Facebook non ha voluto lasciare indietro nessuno. Ora bisogna solo constatare, quando saranno davvero introdotti, quanti utenti effettivamente li utilizzeranno.

Fonte: TechCrunch