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Facebook down mostra come l’IA “vede” le tue foto

Il mancato funzionamento delle immagini subito dopo il Facebook down ha mostrato come l'IA del social tagga e categorizza le foto degli utenti.

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Nelle ultime ora la famiglia dei social network di Facebook, cioè lo stesso social blu, Instagram e WhatsApp, hanno subito un down che come al solito ha mandato nel panico gli utenti. Uno degli effetti collaterali del disservizio, notato da molti, è stato il mancato caricamento di foto e video sulla piattaforma.

Grazie a questo gli utenti però hanno potuto dare un’occhiata a come l’intelligenza artificiale di Facebook “vede” (cioè tagga) le foto. Allo scorrere della bacheca infatti ieri si vedevano solo immagini “rotte”, che mostravano in alto a sinistra delle parole particolari, cioè quelle che il sistema di machine vision della società assegna alle immagini, per riconoscerle e classificarle.

Quindi al posto di vedere ad esempio l’ennesima foto dei vostri amici in vacanza, gli utenti hanno potuto leggere una frase del tipo: “l’immagine potrebbe contenere: persone sorridenti, persone che ballano“. In altri casi invece i tag sono molto più semplici come “l’immagine potrebbe contenere: un cane“.

Praticamente questo è il modo in cui l’IA vede il mondo, quindi come “ci vede” Facebook. La stessa cosa è accaduta su Instagram: vengono descritti oggetti e scene nelle immagini, ma anche chi c’è nella foto in base alla tecnologia di riconoscimento facciale di Facebook. Bisogna sapere infatti che sin dal 2017 Facebook applica queste tecnologie per le foto in cui non si è taggati.

La società usa il machine learning per “leggere” le immagini in questo modo dal 2016. Ogni immagine contiene infatti tantissimi dati personali degli utenti che l’intelligenza artificiale può estrarre, anche se non è chiaro se Facebook usa questi dati per le pubblicità mirate.

Al di là di questi, il down ha consentito agli utenti di vedere la punta dell’iceberg dei dati che il social raccoglie, ma anche come l’IA sta diventando sempre più intelligente nel “vedere” e riconoscere il contenuto delle immagini. Come questi dati vengano utilizzati, almeno per ora, è tutto da scoprire.