QR code per la pagina originale

Cervello artificiale: cos’è e come funziona

La definizione di cervello artificiale e un breve approfondimento sul suo funzionamento e gli obiettivi che si pone di raggiungere.

,

Il cervello artificiale è una macchina – creata dall’uomo – intelligente, creativa e con una consapevolezza di sé pari a quella degli esseri umani. A oggi, nessuna macchina del genere è stata ancora costituita, ma è solo questione di tempo. Visti i grandi progressi nei campi di neuroscienze, informatica e nanotecnologia, è probabile che l’Intelligenza Artificiale dilaghi già nel XXI secolo, forse addirittura a partire dagli anni ’30.

Esistono due approcci generali per raggiungere questo ambizioso obiettivo:

  1. Condurre simulazioni cerebrali umane e biologicamente realistiche su larga scala, grazie ai supercomputer attualmente disponibili e in continua fase di evoluzione.
  2. Costruire nuovi dispositivi informatici neuromorifici, modellati sulla base del tessuto neurale.

Tra i più grandi misteri della scienza e della metafisica, come l’origine dell’universo e l’esistenza di eventuali vita altrove, si annovera sicuramente la coscienza umana, che oltretutto è più alla portata dell’uomo rispetto alle risposte su domande esistenziali. La soluzione risiede nell’ingegneria inversa del cervello umano: ricostruendolo e migliorandolo, in futuro avremo la possibilità di portare l’evoluzione dell’uomo a un nuovo livello e tutto ciò potrebbe aiutarci anche a comprendere cose a cui oggi non possiamo dare una spiegazione.

Gli obiettivi del cervello artificiale

I ricercatori che studiano i cervelli artificiali e l’evoluzione di quello umano giocano tre ruoli importanti nella scienza odierna:

  • Tentano di capire come funziona il cervello umano, un campo noto come neuroscienze cognitive.
  • Portano avanti la filosofia dell’intelligenza artificiale, dimostrando che è possibile, almeno in teoria, creare una macchina che abbia tutte le capacità di un essere umano.
  • Lavorano a progetti a lungo termine per creare macchine che mostrino comportamenti paragonabili a quelli di esseri viventi con un sistema nervoso centrale complesso, come i mammiferi e l’uomo.

Un esempio di quello che i ricercatori sperano di raggiungere può essere riassunto nel progetto della Aston University di Birmingham, dove stanno usando cellule biologiche per creare “neurosfere” (piccoli gruppi di neuroni) al fine di sviluppare nuovi trattamenti per malattie come l’Alzheimer, il motoneurone e il morbo di Parkinson.

Un altro obiettivo è quello di dare risposta ad argomentazioni come quelle portate avanti dal critico e filosofo Hubert Dreyfus (passato a miglior vita nel 2017) e dal matematico Roger Penrose nel suo saggio La mente nuova dell’imperatore: entrambi hanno infatti sostenuto che ci sono aspetti della coscienza e della competenza umana che non possono essere simulati dalle macchine. Una prima risposta venne già data, invero, nel 1950 da Alan Turing nel saggio Macchine calcolatrici e intelligenza.

Il terzo obiettivo è quello di raggiungere la cosiddetta intelligenza artificiale forte, vale a dire un’idea secondo cui opportune forme di intelligenza artificiale possano veramente ragionare e risolvere problemi, diventare sapienti o coscienti di sé.

Video:Open Innovation e Trasformazione Digitale: le testimonianze di Eni