Telegram, chiusi 329 canali per violazione legge diritto d’autore

Con l’operazione #cheguaio! la Guardia di Finanza di Bari ha eseguito anche il sequestro preventivo di urgenza di dieci siti web pirata.

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La Guardia di Finanza di Bari, su un’ordinanza emessa dalla Procura del capoluogo pugliese, ha operato il sequestro preventivo di urgenza di dieci siti internet pirata, e la chiusura di circa 329 canali e gruppi di utenti Telegram. Attraverso Internet e il famoso social, infatti, venivano diffusi illegalmente copie in Pdf di giornali, riviste e ebook.

L’operazione, chiamata #cheguaio!, nasce da un’inchiesta avviata nell’aprile dello scorso anno a seguito di una denuncia presentata dalla Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) sulla diffusione di copie digitali gratuite ospitate sia sulla piattaforma Telegram, che su alcuni siti correlati, dove risiedevano i file, scaricabili attraverso appositi link di collegamento gestiti su server esteri, ora oscurati dalle forze dell’ordine.

L’attività condotta è stata volta allo smantellamento di una delle principali modalità di distribuzione illecita dei contenuti sulle reti telematiche e, in particolare, sulla piattaforma Telegram. La legge sul diritto d’autore, infatti, prevede la confisca degli strumenti utilizzati per l’illecita diffusione e per la fruizione di tale servizio.

La frode, stando alle stime della Gdf, delegata agli accertamenti, e a uno studio della FIEG causerebbe al solo settore dell’editoria danni per circa 670mila euro al giorno (250 milioni di euro all’anno). Ecco perché, a maggior ragione, la lotta alla pirateria si fa sempre più aspra e mira a colpire pesantemente coloro che la mettono in atto con multe salate e sanzioni penali e amministrative.

Per settimane gli inquirenti baresi hanno lavorato per identificare i responsabili, nonostante le mille difficoltà causate anche dalla stessa natura dell’applicazione e del servizio. Telegram, infatti, è sviluppata da Telegram LLC che ha sede a Dubai, e la società è nota per proteggere i dati e la privacy degli utenti, pertanto gli amministratori dei singoli canali non sono facilmente identificabili. Ma alla fine gli inquirenti sono riusciti lo stesso nei loro intenti, con grande soddisfazione della Federazione Italiana Editori Giornali.

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