Dalla Cina: scoperto meccanismo per memorie ultra-veloci

La Cina è sempre più tecnologicamente avanzata: il meccanismo riduce i tempi di elaborazione da 100.000 a 20 nanosecondi.

L’Istituto di Fisica dell’Accademia Cinese delle Scienze ha annunciato di aver scoperto un nuovo meccanismo per sviluppare dispositivi di memoria non volatile ad altissima velocità. Un gruppo di suoi ricercatori ha infatti sviluppato un device con queste caratteristiche, basato su eterostrutture composte da più semiconduttori di diverso tipo tenuti insieme dalle forze di Van der Waals, e con interfacce atomicamente nitide tra diversi elementi funzionali, con un valore di estinzione fino a 10 miliardi.

A riportarlo è l’ANSA, che riprende la notizia riportata da Xinhua (Agenzia Nuova Cina), ovverosia la maggiore e più antica delle due agenzie di stampa ufficiali della Repubblica Popolare Cinese, subordinata al controllo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese. La ricerca del team cinese, che è stata finanziata dalla National Natural Science Foundation of China, dal Ministero della Scienza e della Tecnologia e dall’Accademia Cinese delle Scienze, è stata pubblicata online lunedì scorso sulla rivista Nature Nanotechnology.

L’importanza dell’efficienza energetica nelle memorie

Le memorie informatiche come queste, in grado di mantenere le informazioni anche quando non vengono alimentate, comprese quelle di sola lettura (ROM, Read Only Memory) e le memorie flash, offrono la massima efficienza energetica, la non volatilità dei dati, un accesso rapido ed un basso costo generale, e quindi il loro sviluppo ha avuto e avrà sempre più un ruolo chiave nell’innovazione elettronica.

Dalla loro prima realizzazione ad oggi, infatti, hanno compiuto importanti passi in avanti da ogni punto di vista: sono divenute sempre più piccole, hanno incrementato la propria capacità e contemporaneamente sono diventate più veloci. A maggior ragione perché la necessità di dispositivi di memoria che possano essere sempre più efficaci anche in termini di efficienza energetica (si calcola che ad oggi l’8% dell’elettricità globale viene consumata dai data center e in generale dalle tecnologie dell’informazione digitale), si fa sempre più pressante.

Con questa nuova scoperta, quindi, i passi in avanti in ta senso diventano enormi, visto che le eterostrutture di Van der Waals possono essere impiegate in campi di ricerca che vanno dalla scienza dei materiali, all’elettrochimica. E con essa il mondo dell’elettronica continua a muoversi nella direzione del microscopico e leggero, puntando alla riduzione delle dimensioni dei singoli componenti per ottenere dispositivi sempre più veloci e in grado di fornire un’autonomia energetica maggiore.

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