Facebook sfida Apple e Google su quote contributor e privacy

Facebook attacca i rivali anche sulle loro nuove funzioni che consentono di bloccare il tracking delle attività online degli utenti a scopi pubblicitari.

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Facebook parte all’attacco di Apple e Google e annuncia l’arrivo di una nuova interfaccia attraverso i quali i creatori di contenuti potranno rendersi conto di come le diverse commissioni pagate influiscono sui loro guadagni netti in relazione a un evento live o un contenuto programmato. Oltre a mostrare l’entità del guadagno, il menu farà vedere loro anche le commissioni che avrebbero dovuto versare ad Apple e Google, nel caso avessero postato i lavori su qualcuno dei loro servizi, così da mostrargli i vantaggi avuti nel pubblicarli invece sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

Scontro sulla privacy


Il CEO della famosa piattaforma social ha spiegato che al momento non c’è una data ufficiale per il rilascio di questa novità. Tuttavia ha confermato che almeno fino al 1° gennaio 2023, Facebook non chiederà ai creatori di contenuti alcuna commissione per i guadagni ottenuti con eventi online, abbonamenti sottoscritti dai follower e i badge inviati dai fan, per i quali si pagano delle quote prestabilite. Solo in un secondo momento anche Facebook introdurrà delle commissioni, che l’azienda promette saranno inferiori a quelle stabilite da Apple e Google.

Dietro a questa mossa del gigante dei social ci sarebbe anche una sorta di rivincita nei confronti degli altri due colossi del web, che di recente hanno introdotto le etichette privacy su tutte le applicazioni. L’azienda di Cupertino, lo ricordiamo, lo scorso 26 aprile ha aggiornato il sistema operativo iOS introducendo la possibilità per i propri utenti di escludere il tracciamento delle app a fini pubblicitari. Con la App Tracking Transparency, questo il nome della nuova caratteristica introdotta da Apple, adesso è necessario il consenso esplicito degli utenti per permettere alle applicazioni di tracciarli.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Apple anche Google, che ha annunciato che non avrebbe più venduto inserzioni pubblicitarie ai propri clienti dopo aver tracciato il comportamento degli utenti sui siti, non effettuando più investimenti nelle tecnologie di tracking, ovvero quelle che studiano le abitudini degli utenti mentre navigano su Internet, ai fini di quella pubblicità mirata evidentemente importantissima nel business del gruppo di Mark Zuckerberg. La pubblicità in target rappresenta infatti la grossa fetta dei guadagni di Facebook.

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