Web tax, l’Irlanda si ribella: chieste modifiche al piano del G7

Dublino teme che la decisione del G7 impatti negativamente sulla sua economia. L’Isola, infatti, ospita le sedi di molte multinazionali.

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Lo storico accordo raggiunto al G7 di Carbis Bay, in Cornovaglia, tra i Paesi membri, che prevede che le società multinazionali paghino le tasse dove svolgono le loro attività commerciali, non piace al Governo irlandese, che ha chiesto immediate modifiche. In tal senso il Ministro delle Finanze irlandese Paschal Donohoe ha espresso preoccupazione. Come risaputo l’Irlanda ospita le sedi europee di molte multinazionali, non solo del mondo tech, attratte da una tassazione vantaggiosa per loro, che prevede aliquote basse e un sistema fiscale agevolato.

Le paure dell’Irlanda


L’Irlanda, già scottata per la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che di fatto ha sancito che la protezione dei dati personali (su Facebook, ma più in generale sui socia) non è più competenza esclusiva del Garante irlandese per la privacy, ma di tutte le Autorità nazionali UE, teme che la decisione del G7 impatti negativamente sulla sua economia, anche se niente è stato ancora approvato definitivamente.

“Mi auguro che venga trovato un accordo che riconosca il ruolo della legittima concorrenza fiscale per le economie di medie dimensioni”, ha dichiarato il Ministro dell’Economia irlandese alla CNBC.

La decisione presa al G7 prevede che la tassazione delle grandi imprese internazionali venga incentrata su due elementi fondamentali: il primo è un’aliquota minima di almeno il 15% per tutte le multinazionali, il secondo è l’intenzione di tassare il 20% della quota eccedente il 10% dei profitti nei Paesi in cui vengono realizzati. Ed è proprio questo il punto: in Irlanda l’aliquota minima è bloccata al 12,5%, meno quindi di quella che il G7 ha fissato al 15%.
Ad ogni modo, se ne tornerà a discutere al G20 e all’Ocse, che quasi tutti i Ministri dell’Economia hanno definito “il luogo giusto per trovare una soluzione globale all’equa tassazione del settore digitale”. La speranza, concreta, dunque, è quella di trovare un accordo globale che includa minimum tax e digital tax.

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