Facebook, l’Authority britannica intima la vendita di Giphy

L’Antitrust della Gran Bretagna contesta al gruppo Meta, società madre di Facebook, l’acquisizione del portale Giphy e ne intima la cessione.

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Ancora problemi per Facebook: la Competition and Markets Authority (CMA), ovverosia l’Agenzia regolatrice britannica sulla concorrenza e il mercato, ha ordinato all’azienda di Menlo Park di vendere Giphy, la start-up specializzata nell’animazione grafica acquistata appena un anno fa. Motivo? Secondo la CMA il colosso del web di Mark Zuckerberg avrebbe violato le regole della libera concorrenza determinata dal takeover.

Cos’è Giphy e perché Facebook potrebbe cederla

Giphy è un portale dove gli utenti possono trovare decine di migliaia di file GIF che poi è possibile condividere sui social, che il gruppo Meta ha acquisito l’anno scorso per 400 milioni di dollari proprio per poterne sfruttare il database di immagini sui suoi canali Facebook, Instagram e WhatsApp. Un’acquisizione però che potrebbe essere risultata vana, visto che a distanza di quasi dodici mesi l’azienda americana potrebbe essere costretta a metterla in vendita.

Secondo infatti l’Antitrust del Regno Unito, l’operazione di acquisto di Giphy ha rappresentato e rappresenta tutt’ora un ostacolo alla libera concorrenza, pertanto la CMA invita il colosso di Menlo Park a  risolvere in tempi brevi la situazione.

La decisione della Competition and Markets Authority è maturata al termine di una lunga indagine iniziata molti mesi fa e i cui risultati preliminari erano stati diffusi ad agosto come riportato da The Verge, secondo la quale l’acquisizione di Giphy da parte di Meta “limita la concorrenza tra le piattaforme social”, in quanto il servizio può essere usato per negare o limitare l’accesso di altre aziende e app alle GIF, generando di contro un maggiore afflusso di traffico verso Facebook, WhatsApp e Instagram.

Appena un mese fa, sempre la Competition and Markets Authority aveva già sanzionato Meta Platforms Inc (il nuovo nome della casa madre di Facebook), con una multa da 50 milioni di sterline per aver tenuto nascosto deliberatamente alcuni dettagli chiave sull’acquisizione del noto database e motore di ricerca online alle autorità del Regno Unito preposte alla sorveglianza di questo tipo di operazioni.  Meta ha comunque dichiarato di non essere d’accordo con queste motivazioni, e di riservarsi la possibilità di un ricorso in appello.

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