A Milano il fascicolo digitale del cittadino

Presentato a Milano il fascicolo digitale: frutto del Team di Piacentini, raccoglie tutto sui cittadini milanesi, che potranno fare ricerche e pagamenti.
A Milano il fascicolo digitale del cittadino
Presentato a Milano il fascicolo digitale: frutto del Team di Piacentini, raccoglie tutto sui cittadini milanesi, che potranno fare ricerche e pagamenti.

Oggi a Milano si è visto un altro piccolo passo verso quel sistema operativo del Paese a cui sta lavorando Diego Piacentini. La smart city per eccellenza, in Italia, diventa più digitale, connessa e al servizio del cittadino, grazie all’integrazione nel suo piano di un fascicolo del cittadino, cioè di un raccoglitore digitale di tutte le pratiche e i documenti dei cittadini meneghini.

Nella sua presentazione (video), Piacentini ha riassunto le peculiarità e i principi di questa innovazione nel servizio, che dovrebbe consentire entro fine anno, quando entrerà a regime, di stabilire un prima e un dopo nell’intricato mondo dei servizi online al cittadino del capoluogo lombardo. Il sistema è innanzitutto mobile-first, trasparente, semplice, completo e, tenetevi forte, omogeneo, il che implica un grande lavoro informatico, primo frutto del contributo degli Sviluppatori PA, che si è rivelato un successo: in 3 giorni dal lancio la community ha registrato più di 1000 iscritti, il forum ha registrato 30 conversazioni / settimana e il giorno stesso del lancio su github il sito è stato tradotto interamente in inglese.

Il fascicolo è il tipico esempio, che si spera di vedere sempre più in futuro, di servizio di secondo livello alla base del quale ci sono le piattaforme abilitanti realizzate con l’Agid, cioè in questo caso SPID, che consente l’autenticazione, e PagoPA, il sistema di pagamenti. #MilanoDigitale è stata così l’occasione di presentare questo fascicolo del cittadino, che appare nel portale del comune di Milano, col quale d’ora in avanti sarà possibile compiere una buona serie di azioni (che si arricchiranno col tempo): consultare le informazioni anagrafiche dell’intero nucleo famigliare, le iscrizioni ai servizi scolastici, controllare pagamenti e scadenze per le imposte comunali e per eventuali multe, prendere appuntamento per accedere agli uffici comunali, richiedere e stampare autonomamente un certificato anagrafico con valore legale. Tutto tempo guadagnato rispetto all’attesa nei luoghi fisici, e qualità del servizio efficiente ed uguale per tutti.

Il quadro è tremendamente complesso (basta leggere la slide della presentazione di Piacentini riportata qui sotto), ma alla fine si tratta di rendere interoperabili i servizi digitali di un ecosistema – in questo caso gli enti locali – sfruttando le piattaforme abilitanti, razionalizzando montagne di dati, e da questo creando offerte sicure e trasparenti che prima non esistevano, così da compiere quella rivoluzione digitale che l’Italia aspetta da vent’anni.

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La rappresentazione grafica dell’approccio ecosistemico promosso dal team di Piacentini. In sostanza, si tratta di gestire tre diversi livelli: alla base ci sono le infrastrutture fisiche dei data center; in mezzo bisogna agire sull’interoperabilità considerando la grossa mole di lavoro necessario per rendere omogenei e comunicanti le piattaforme come Spid, PagoPA, l’anagrafe unica (che non sta andando come previsto, ad esempio), con le banche dati locali; in alto 12 diversi ecosistemi che attendono vantaggi: la sanità, la difesa, scuola e molti altri. Tutto poi va giudicato secondo il principio di sicurezza e della valorizzazione dei big data.

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