Consiglio di Stato: Facebook ha ingannato i propri utenti

Confermata una sentenza dell'AGCM: Facebook non è gratis perché i suoi profitti derivano dalla raccolta e dall'utilizzo di dati personali.
Consiglio di Stato: Facebook ha ingannato i propri utenti
Confermata una sentenza dell'AGCM: Facebook non è gratis perché i suoi profitti derivano dalla raccolta e dall'utilizzo di dati personali.

L’Autorità Garante della protezione dei dati personali ha comunicato che il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di Facebook su una sanzione Antitrust comminata nel 2018 dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in seguito all’accusa secondo la quale l’azienda americana aveva ingannato i propri utenti, spacciando come servizio gratuito ciò che invece era (ed è) basato su uno scambio basato sul commercio dei dati personali degli iscritti al social, a scopo pubblicitario.

L’antefatto

Nel novembre del 2018 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva chiuso l’istruttoria, avviata nel mese di aprile 2018, nei confronti di Facebook Ireland Ltd. e della sua controllante Facebook Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo, irrogando alle società due sanzioni per complessivi 10 milioni di euro.

L’Autorità aveva accertato che Facebook, in violazione degli artt. 21 e 22 del Codice del Consumo, induceva ingannevolmente gli utenti consumatori a registrarsi nella piattaforma, “non informandoli adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti, e, più in generale, delle finalità remunerative che sottendono la fornitura del servizio di social network, enfatizzandone la sola gratuità”.

L’AGCM aveva inoltre accertato che Facebook, in violazione degli artt. 24 e 25, sempre del Codice del Consumo, attuava “una pratica aggressiva in quanto esercita un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori registrati, i quali subiscono, senza espresso e preventivo consenso – quindi in modo inconsapevole e automatico- la trasmissione dei propri dati da Facebook a siti web/app di terzi, e viceversa, per finalità commerciali”.

Il ricorso di Facebook

L’azienda di proprietà di Mark Zuckerberg aveva subito presentato ricorso alle accuse di pratiche aggressive e ingannevoli, e alla relativa sanzione, ottenendo un parziale accoglimento dal TAR del Lazio solo sul primo capo di imputazione, prima che l’Antitrust le comminasse quindi una nuova multa (stavolta da 7 milioni di euro, lo scorso febbraio).

Facebook aveva quindi presentato ricorso, stavolta al Consiglio di Stato, e solo per l’accusa di pratica ingannevole, ma i Giudici del Consiglio di Stato, con sentenza del 29 marzo 2021 hanno di fatto confermato la decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che aveva contestato a Facebook nel 2018 l’ingannevolezza e la scorrettezza commerciale nascosta dietro al presentarsi agli utenti come gratis mentre, in realtà, il servizio si farebbe pagare in dati personali.

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