La controversia tra Neil Young (+Joni Mitchell) e Spotify spiegata bene

Neil Young toglie tutta la sua musica da Spotify perché ritiene che sulla piattaforma ci sia un’eccessiva disinformazione sul Covid.
Neil Young toglie tutta la sua musica da Spotify perché ritiene che sulla piattaforma ci sia un’eccessiva disinformazione sul Covid.

E’ guerra aperta tra Neil Young e Spotify dopo la clamorosa decisione presa lunedì scorso dall’artista di abbandonare la nota piattaforma di streaming musicale, in quanto a suo dire quest’ultima  “diffonderebbe false informazioni sul Covid”. Nel dettaglio, il cantautore e chitarrista canadese naturalizzato statunitense se l’è presa con il podcaster Joe Rogan, accusato di essere il leader di una campagna di disinformazione sulla pandemia che dal suo punto di vista sarebbe deleterio per migliaia di persone. A quel punto l’autore di Like a Hurricane ha preso posizione, chiedendo a Spotify di scegliere chi ospitare tra lui e i suoi brani, e “il rivale”, per così dire. Risultato? Le canzoni del cantante sono state rimosse dalla piattaforma.

Joni Mitchell solidale con Neil Young

Nelle ultime ore anche Joni Mitchell è intervenuta sull’argomento, schierandosi dalla parte dell’amico Neil Young, e con le “comunità mediche e scientifiche globali»”. Le stesse che però cita Joe Rogan per sostenere le sue idee. Oltre all’amicizia, i due artisti condividono anche la brutta esperienza della poliomielite, che hanno contratto all’inizio degli anni ’50, non molto tempo prima che fosse disponibile un vaccino, dalla quale si sono salvati miracolosamente. L’esperienza della malattia contratta a nove anni ha di fatto segnato profondamente l’infanzia di entrambi gli artisti, rendendoli ovviamente molto sensibili a certi argomenti.

Secondo la rivista Rolling Stone, la richiesta originale di Young, indirizzata al suo manager e dirigente del Warner Music Group, recitava in parte: “Spotify sta diffondendo false informazioni sui vaccini, causando potenzialmente la morte di coloro che credono alla disinformazione che diffondono. Possono avere Rogan o Young. Non entrambi.” La lettera poi è stata rapidamente rimossa dal sito web dell’autore.

Di fatto Young, il cui 60% delle sue entrate in streaming arrivano tramite Spotify, sta perdendo molti soldi in queste ore, ma pur di mantenere la propria integrità morale, asseriscono i suoi amici, è pronto a tutto, anche se fino a ora sono davvero pochi i colleghi che gli hanno mostrato davvero solidarietà, a aprte qualche frase di circostanza. Dal canto suo Spotify ha affidato la sua risposta al suo CEO Daniel Ek, il quale ha affermato di essere dispiaciuto per la vicenda, ma di non poter violare la libertà di espressione dei creatori di contenuti. L’azienda sostiene in tal senso di non avere responsabilità editoriale su Joe Rogan e altri personaggi. Ek ha paragonato Rogan ai “rapper famosi e molto ben pagati” su Spotify, i cui testi lasciano spesso a desiderare, incitando alla violenza, all’uso di stupefacenti e ad altre situazioni politicamente scorrette: “Non possiamo certo dire noi a quei cantanti cosa scrivere e di cosa parlare nelle loro canzoni”, è stato il commento del CEO di Spotify.

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