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Panasonic Lumix GX80: prestazioni a basso prezzo?

Con la nuova GX80, Panasonic tenta di ridefinire la fascia di mercato delle fotocamere mirrorless al di sotto dei 700 euro.

A partire da

€ 599

In offerta su Amazon

€ 445

Giudizi
  • Caratteristiche7,5
  • Design8
  • Prestazioni8
  • Qualità prezzo8,5
Pro

Design compatto e funzionale, buona qualità d'immagine, AF singolo rapido e preciso, video 4K

Contro

Impiega il vecchio sensore da 16 MP, mirino elettronico deludente, AF video esitante

Di , 23 Agosto 2016

Il settore delle fotocamere mirrorless è ormai maturo e offre prodotti dalle prestazioni avanzate anche ad un costo appetibile per l’utenza mass market. La nuova Panasonic Lumix GX80 conferma questa tendenza arrivando sul mercato italiano al prezzo di 599 euro per il solo corpo (o 699 euro per il kit con il pratico obiettivo 12-32mm). Per prezzo e caratteristiche, si può considerarla sia come l’aggiornamento della vecchia e apprezzata GX7, sia come la versione economica della super-performante GX8.

Scheda tecnica

La Panasonic Lumix GX80 equipaggia un sensore CMOS in formato micro quattro terzi da 16 Megapixel di risoluzione effettiva: una voce che non brilla nella scheda tecnica, in quanto si tratta probabilmente della vecchia unità già vista all’opera sulla GX7, e non del nuovo sensore da 20 Megapixel recentemente sviluppato da Panasonic ed equipaggiato dalla GX8.

Per compensare il lieve deficit di risoluzione, è stato rimosso il filtro passa-basso: una scelta che consente di aumentare la nitidezza delle immagini, ma espone al rischio di creare artefatti, come ad esempio l’effetto moiré.

Il modulo autofocus offre 49 punti, che coprono praticamente l’intero frame, ed è basato sul solo metodo di contrasto (dunque senza l’ausilio di pixel per il riconoscimento dell’AF a fase). Fortunatamente, la tecnologia a contrasto Depth From Defocus di Panasonic è tra le migliori attualmente sul mercato.

All’interno del corpo macchina è presente uno stabilizzatore a 5 assi integrato, che, tramite il sistema Dual I.S., è in grado di lavorare insieme allo stabilizzatore eventualmente presente negli obiettivi, per un effetto combinato ancora più efficace.

Il pannello posteriore è un LCD touch da 3 pollici e 1.04 milioni di punti, articolato sull’asse orizzontale, mentre il mirino elettronico è da 2.76 milioni di punti ed è basato su tecnologia LCD a campo sequenziale: non tra le migliori, in quanto tende a produrre artefatti e scie, specialmente in presenza di movimenti rapidi.

L’otturatore meccanico offre un tempo di scatto massimo di 1/4000s (1/16000s impiegando l’otturatore elettronico), la raffica con autofocus continuo è da 6 fps (10fps con AF fisso) e la sincronia flash è limitata ad 1/160s: un valore non elevato, ma comune nelle fotocamere di questa fascia.
I filmati si possono registrare fino allo standard 4K con 25fps, ed è presente l’antenna Wi-Fi per la connessione con smart device. La batteria, infine, offre un’autonomia relativamente limitata: circa 290 scatti (la GX7 arrivava a 320).

Design e costruzione

Design, qualità costruttiva ed ergonomia sono molto buoni per la fascia di prezzo. Il corpo macchina è realizzato principalmente in plastica, ma la solidità e il feeling al tatto non lasciano a desiderare.

Il piccolo grip frontale consente un’impugnatura abbastanza salda e confortevole, mentre la disposizione dei tasti è generalmente ben studiata, compatibilmente con il poco spazio presente.

La Panasonic Lumix GX80 è infatti piuttosto compatta: non raggiunge i livelli della minuscola GM1, ma è comunque abbastanza snella e leggera da lasciarsi trasportare ovunque senza problema (misura 122 x 70 x 44mm e pesa soltanto 426g).

A livello di qualità costruttiva, c’è un unico appunto da muovere: scuotendo la GX80, anche delicatamente, si percepisce il sensore che sobbalza all’interno del corpo macchina, producendo suoni e vibrazioni poco rassicuranti. Il tutto è probabilmente dovuto allo stabilizzatore interno (che tiene il sensore in sospensione per cancellare le vibrazioni) e non dovrebbe, comunque, destare preoccupazioni a livello funzionale.

Esperienza di scatto

L’esperienza di scatto restituita dalla GX80 è più che buona per uno strumento di fascia media. La macchina è sempre reattiva, sia nell’accensione che nell’aggancio dell’autofocus singolo, veramente tra i più rapidi della categoria. Discreto anche l’AF continuo, che, in combinazione con la raffica da 6fps, consente di ottenere buoni risultati anche in scene d’azione moderata.

Una volta presa la debita confidenza con il sistema di controllo, più o meno tutti i tasti di cui si può avere bisogno sono a portata di mano: sono presenti due ghiere principali e tre tasti Fn personalizzabili, oltre ad un tasto di menu rapido e alle varie funzioni disseminate sull’interfaccia del menu touch.

L’unica mancanza di rilievo è quella di un pulsante dedicato alla compensazione: vi si accede cliccando e poi ruotando la ghiera posteriore, ma la funzionalità non è segnalata in alcun modo sul corpo macchina (manca il consueto simbolo “+/-”), il che può generare qualche disorientamento iniziale.

Tra le note più deludenti, purtroppo, va citato il mirino elettronico. Ingrandimenti e nitidezza sono sufficienti, ma è la qualità d’immagine che lascia a desiderare: in bassa luce l’aggiornamento diventa davvero lento e scattoso, mentre nei movimenti rapidi si riscontrano sgradevoli scie cromatiche e altri difetti che, nel complesso, rendono questo aspetto un grosso punto di distanza rispetto alla sorella maggiore GX8 (nonché ad alcuni modelli concorrenti, meglio equipaggiati su questo fronte). Inoltre il mirino è poco pronunciato e costringe ad avvicinare molto il viso allo schermo tattile, con il rischio di toccare il margine destro con lo zigomo e spostare inavvertitamente il punto di messa a fuoco. Tale difetto si può risolvere disattivando la funzionalità touch, ma così facendo si rinuncia ovviamente a tutte le opzioni correlate.

Qualità foto e video

La qualità d’immagine espressa dalla Panasonic Lumix GX80 è buona e senz’altro in grado di soddisfare l’utenza di riferimento. Le immagini catturate sono piacevoli dal punto di vista cromatico, generalmente ben esposte e dettagliate. L’eliminazione del filtro passa-basso fa il suo dovere, rendendo i particolari più nitidi, con un’incidenza di moiré tutto sommato limitata.

Ciò detto, le differenze rispetto ai più moderni e performanti sensori micro quattro terzi da 20 Megapixel si notano: gli amanti della nitidezza estrema e delle stampe a grandi dimensioni potrebbero intravedere i limiti dell’unità da 16 Megapixel montata su questa fotocamera.

La prestazione in bassa luce è buona: fino a circa 1600 ISO il rumore digitale è ben contenuto e il profilo cromatico non risulta troppo degradato. Anche la gamma dinamica è discreta, specialmente per un sensore a diagonale ridotta: aprire le ombre in post produzione non è un tabù per la GX80.

La qualità dei video, come in tutti i modelli Panasonic, è notevole: i filmati registrati in standard Full HD e 4K sono molto piacevoli cromaticamente, ben esposti e ricchi di dettaglio. È un peccato, quindi, che sulla GX80 sia assente un jack per il collegamento di microfoni esterni, fattore che ne limita di molto la versatilità come strumento video. Anche l’AF continuo, in modalità video, sembra più sonnolento ed esitante rispetto alle prestazioni ottenute in fase fotografica.

Verdetto

La Panasonic Lumix GX80 è un’interessante fotocamera mirrorless di fascia media, con qualche difetto.

La qualità costruttiva, il sistema di controllo, l’insieme delle prestazioni e la qualità fotografica sono molto apprezzabili, specialmente in rapporto al prezzo relativamente contenuto di 699 euro (per il kit con l’obiettivo 12-32mm).
Un sensore non più all’avanguardia e la presenza di un mirino elettronico al di sotto delle aspettative impediscono alla GX80 di brillare, ma chi cerca una mirrorless compatta in grado di offrire buoni risultati, e non intende spendere un capitale, può sicuramente prenderne in considerazione l’acquisto.