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Samsung Gear S, smartwatch 3G: la recensione

Con il Grae S, Samsung propone l’evoluzione degli smartwatch della serie Gear, introducendo tante novità e la connettività 3G.

Prezzo

€ 399

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€ 0

Giudizi
  • Caratteristiche9
  • Design8
  • Prestazioni8
  • Qualità prezzo7
Pro

Schermo AMOLED curvo, funzionalità 3G e WiFi, prestazioni elevate, GPS

Contro

Autonomia bassa, dimensioni eccessive, prezzo molto elevato per uno smartwatch

Di , 25 Marzo 2015

C’è chi vede negli smartwatch solo dei costosi smartphone extender, limitati e inutili, ma ci sono prodotti come il Samsung Gear S che potrebbero avere frecce al proprio arco in grado di invertire questa linea di pensiero, almeno in parte.

Se finora, infatti, la maggior parte degli smartwatch aveva bisogno di uno smartphone al quale far riferimento, collegandovisi, costituendo di fatto un’estensione dello schermo su cui visualizzare notifiche senza estrarre il telefono dalla tasca, parlare in vivavoce via Bluetooth, nel Samsung Gear S sono comparse funzionalità voce autonome, grazie alla presenza di un modulo 3G integrato.

Nel corso di un test durato due settimane, queste ed altre funzioni dello smartwatch Samsung sono state messe alla prova per capire quanto sia effettivamente cambiato l’uso di questo dispositivo rispetto ai modelli d’esordio.

Unboxing ()

La confezione è quella classica Samsung: scatola in cartone riciclato contenente anche la basetta di ricarica, l’alimentatore e la linguetta per l’apertura del vano SIM. Estratto dalla scatola è difficile non notare le dimensioni: 58,1×39,9×12,5 mm. Il Samsung Gear S è grande, molto grande, quindi chi possiede un polso piccolo potrebbe ritrovarsi un oggetto non molto elegante da indossare. Anche il peso è superiore agli altri modelli disponibili sul mercato.

La struttura è curva, ricorda vagamente il Gear Fit, ma con una larghezza decisamente superiore. Lo schermo è curvo, davvero molto bello, circondato da una struttura che lo segue fedelmente. La particolare conformazione ha imposto l’adozione di un cinturino non standard, anche questo simile al Gear Fit, ma che può essere cambiato, visto che lo smartwatch vero e proprio è un corpo a parte. È di tipo deployante e la lunghezza può essere regolata senza troppi problemi.

Sul lato inferiore del Gear S sono presenti il vano per la SIM (in formato 4FF o NanoSIM), il sensore per il cardiofrequenzimetro e i piedini utilizzati per la ricarica. Come negli altri modelli della casa coreana, anche il Samsung Gear S necessita di una base per la ricarica. La struttura curva dell’orologio e della base non rendono proprio agevole il collegamento e qualche volta è stato necessario armeggiare un po’ per portare a termine l’operazione. Nulla di complicato, ma leggermente scomodo.

Servono circa due ore per caricare completamente il Gear S partendo da una batteria completamente scarica, forse un po’ troppo. L’autonomia non è eccezionale e per questo motivo, probabilmente, la base di ricarica alloggia al proprio interno una batteria da circa 350 mAh funzionando a tutti gli effetti come un power-bank in grado di prolungare l’autonomia dello smartwatch mentre si è in giro ma non di ricaricarlo completamente. La soluzione è interessante, ma è in ogni caso necessario toglierlo dal polso e avere la basetta sempre a portata di mano, con tutti i rischi di smarrimento che ne conseguono.

Sul lato sinistro è alloggiato lo speaker mentre alla base si trova il pulsante di accensione/standby/menu. La parte frontale è dominata dallo schermo curvo Super AMOLED da 2 pollici e risoluzione di 360×480 punti, ovviamente di tipo touch. È davvero molto gradevole e leggibile anche in condizioni sfavorevoli, grazie al sensore di luminosità..

Hardware ()

Il Samsung Gear S condivide con gli altri Gear gran parte della sezione hardware. Il processore è un Qualcomm Snapdragon 400, dual core da 1 GHz, affiancato da 512 MB di RAM e 4 GB per applicazioni e dati.

La sezione radio è invidiabile per uno smartwatch. Oltre all’immancabile Bluetooth 4.1, c’è anche il modulo 2G/3G (800/900/2100 MHz), integrato nel SoC Qualcomm. Tutta la parte software di gestione delle funzionalità 2G/3G ricorda in tutto e per tutto un telefono cellulare: per esempio, è possibile selezionare la rete dell’operatore, attivare/disattivare il traffico dati, il roaming e le altre funzioni che ben conosciamo.

È presente addirittura il Wi-Fi 802.11 b/g/n mono-band (2.4GHz ). Quest’ultimo, anche se arricchisce la lista delle caratteristiche, non si è però rivelato molto utile su un dispositivo di questo tipo, che può già sfruttare la connessione dello smartphone o la propria connessione 2G/3G.

Se il WiFi non ha entusiasmato, è invece apprezzabile il GPS/Glonass che su questa categoria di prodotti può rivelarsi interessante, specialmente sul versante fitness/activity tracker.

Il sistema operativo adottato è, com’è prassi Samsung per gli indossabili, Tizen OS. Già incontrato sui Gear 2 e sui primi Gear aggiornati, è reattivo e abbastanza intuitivo, anche se alcune parti del menu del Gear S potrebbero essere migliorate. Per esempio, risulta un po’ scomodo accedere al comando “cancella tutto” per la cancellazione delle notifiche, ma potrebbe trattarsi di una sensazione soggettiva.

Tramite Samung Gear Apps è possibile integrare la dotazione di base con dei programmi aggiuntivi che estendono le funzionalità del dispositivo. Carina la possibilità di installare un browser come Opera Mini, anche se su uno schermo da 2 pollici è meglio non attendersi nulla di sensazionale, e merita un giro di prova il navigatore Here for Gear, che in qualche condizione si rivela addirittura più pratico dello stesso smartphone visto che offre anche mappe offline.

Sul campo ()

La presenza della connettività 2G/3G potrebbe far ritenere il Samsung Gear S un prodotto stand-alone, quindi diverso dagli attuali smarwatch. Ciò, in realtà, non è completamente vero. Il Gear S ha bisogno di un terminale recente della casa coreana per la prima attivazione e per sfruttarne le caratteristiche al 100%. Completata l’associazione tramite il software Gear Manager, il dispositivo è pronto all’utilizzo.

La modalità più semplice di funzionamento è con il modulo 3G spento. In tale condizione si comporta esattamente come gli altri smartwatch, in particolare il Gear 2, mostrando le notifiche ricevute sullo smartphone e, se necessario, potendo funzionare come vivavoce Bluetooth – anche se il volume dello speaker non è molto elevato.

Le altre modalità più avanzate sfruttano in pieno le caratteristiche del Gear S. In particolare, la sezione telefonica può essere sempre attiva oppure può essere spenta e attivarsi in modo automatico quando ci si allontana troppo dallo smartphone. In queste situazioni le notifiche arrivano sempre sullo smartwatch, anche quando, per esempio, si scorda il telefono a casa. Addirittura, in assenza di connessione Bluetooth, lo smartphone può attivare automaticamente il trasferimento di chiamata (con i costi aggiuntivi previsti dall’operatore mobile) verso la SIM dello smartwatch per essere sicuri di non perdere nessuna chiamata in arrivo, per poi disattivarla quando torna nelle vicinanze. Le modalità rete mobile sempre attiva o automatica hanno, tuttavia, delle ripercussioni abbastanza comprensibili sull’autonomia complessiva.

Non manca la possibilità di inviare SMS che possono essere digitati usando la tastiera a schermo oppure dettati tramite il software di riconoscimento vocale S-Voice, utilizzabile anche per avviare applicazioni o per cercare informazioni sul meteo o impostare un memo.

La batteria integrata da 300 mAh non consente miracoli quando si sfrutta l’hardware e, con notifiche e 3G attivi, a malapena si riesce ad arrivare a sera. Con le sole notifiche, quindi in configurazione “smartphone extender” si riesce a fare qualcosa di più. Con il risparmio energetico attivo, che disattiva molte caratteristiche e riduce il consumo dello schermo, invece, si riescono a superare i due giorni.

Fitness

La presenza del GPS e di diverse funzionalità (contapassi, cardiofrequenzimetro, ecc.) potrà destare l’interesse dei tanti appassionati di fitness. Il Gear S è in grado di monitorare l’attività di chi lo indossa a partire da qualità del sonno, movimenti e allenamenti. Tutte le informazioni raccolte sono poi inoltrate allo smartphone Samsung, dove il software S-Health provvede all’elaborazione e alla visualizzazione.

Come per il Gear 2, anche qui il cardiofrequenzimetro richiede un contatto abbastanza fermo con la superficie del polso, pena una rilevazione non sempre affidabile: può capitare, per esempio, che durante una corsa il dispositivo inviti ad aumentare il passo quando in realtà si è già lanciati sullo scatto.

Il Gear S è dotato anche di un sensore raggi UV, utile in estate per chi ha la pelle molto chiara.

Conclusioni e prezzo ()

Il Samsung Gear S si è rivelato uno smartwatch davvero interessante, con notevoli potenzialità e degli accorgimenti innovativi. Complessivamente, l’interazione con lo smartphone è piacevole, e anche molto. Le potenzialità sono davvero notevoli e l’implementazione di Samsung è invidiabile. Se solo il Gear S fosse utilizzabile con tutti i telefoni Android e non soltanto con i Galaxy, sarebbe davvero il massimo.

I veri difetti sono, alla fine dei conti, soltanto due: l’autonomia e il prezzo vicino ai 400 €. Il rischio di non completare una giornata di lavoro è davvero concreto e può risultare frustrante. Il prezzo poi è molto elevato anche se i contenuti tecnici e la realizzazione sono di elevato livello. Forse, non sarà un best-seller, ma nel Gear S si intravedono potenzialità che meriterebbero di essere sviluppati in futuro.