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Assassin’s Creed: Brotherhood

La lotta fra Templari e Assassini approda anche online, ma non è la sola novità!

Voto WebNews
9,2
Data di uscita

19 Novembre 2010

Giudizi
  • Giocabilità9,2
  • Grafica9,5
  • Sonoro9,8
  • Multiplayer8,0
  • Longevità9,4
Pro

Eccelso sotto il profilo artistico, tecnicamente spettacolare. Giocabilità ricca di varianti e appagante. Molto divertente l'online!

Contro

Il bilanciamento della difficoltà risulta eccessivamente permissivo e il titolo, pur presentando tantissime novità, non riesce a svettare sopra il suo illustre predecessore

Di ,

Trama

Per Assassin’s Creed: Brotherhood, Ubisoft abbadona la numerazione romana e sceglie di utilizzare un sottotitolo per caratterizzare il terzo capitolo della saga di Assassin’s Creed, quasi a voler sottolineare un nuovo inizio e una indipendenza e maturità finalmente compelte.

Assassin’s Creed: Brotherhood è tutto ciò che il primo, pur lodevole, esponente della serie avrebbe dovuto essere e aggiunge anche qualcosa rispetto alla seconda iterazione. La storia riprende esattamente da dove si era interrotta in Assassin’s Creed II. Iniziando una nuova sessione di gioco, il riassunto degli eventi precedenti accoglie infatti i neofiti nell’universo narrativo creato dal talentuoso team di sviluppo.

Desmond, protagonista contemporaneo, rivive, attraverso gli occhi di Ezio Auditore, l’incontro con Minerva, la quale rivela confusamente qualcosa di relativo al sole e a un disastro lontano… Ma non vogliamo certo entrare nel dettaglio della trama.

Fra presente e futuro, le vite di Ezio e Desmond si intrecciano generando situazioni di gioco avvincenti anche ai giorni nostri, quando Desmond si ritrova nella Monteriggioni attuale a caccia di un luogo nel quale stabilirsi per continuare le operazioni nell’Animus, nel sottosuolo di una Villa Auditore ormai in rovina.

La prima cosa che si nota in Assassin’s Creed: Brotherhood, tornando al borgo di Monteriggioni, è la possibilità di entrare a cavallo in paese! Gradita aggiunta, che permette spostamenti più veloci anche nelle aree urbane. Cosa molto utile considerando l’estensione del teatro primario degli eventi: una magnifica ricostruzione di Roma, così come sarebbe potuta apparire agli inizi del XIV Secolo.

Una volta giunti a Roma, poi, ci si rende conto di quanta e quale varietà di opzioni sia stata predisposta per espandere ulteriormente l’esperienza di gioco rispetto ad Assassin’s Creed II. Solo per proporvi qualche esempio: è ora possibile pagare gli Architetti perché restaurino edifici strategici o monumenti storici, oppure ripristinare la funzionalità degli ingressi alle gallerie sotterranee che permettono spostamenti veloci per Roma.

La percentuale di restauro della città è segnalata sulla mappa di gioco e influisce sul rendimento economico, aumentando il flusso di denaro a vostra disposizione, che converge nelle Banche (anche queste da ristrutturare) ogni 20 minuti di gioco.

Tali intarsi gestionali si fondono alla perfezione con la natura stealth-action di Assassin’s Creed: Brotherhood, contribuendo ad amplificare la sensazione di trovarsi in una Roma viva e concreta, pronta a rinascere non appena vi sarete liberati dei Borgia. La città, infatti, è costella da torri della famiglia nemica, che impediscono il potenziamento delle strutture finché non eliminerete il contingente militare che le presidia, annullandone l’influenza.

Le cose da fare sono tantissime, le missioni secondarie si sprecano e l’ambiente di gioco è stato studiato per divenire un perfetto terreno di bighellonaggio per chi avrà voglia di assaporare anche la natura sand-box di Brotherhood.

Chi non lo vorrà, invece, potrà dedicarsi pedissequamente al concatenamento dei ricordi principali (le missioni primarie), per procedere speditamente nella trama. Inoltre, altra novità positiva, ogni missione può essere completata anche senza ottenere la massima sincronia con i ricordi iscritti nel genoma di Desmond, ma la percentuale di completamento influisce sulla possibilità di sbloccare ricordi aggiuntivi.

Il sistema di telecamere, talvolta, diviene assistito e la regia delle inquadrature è sempre impeccabile. Talvolta, però, specialmente quando si ristrutturano nuovi negozi, può capitare che l’inquadratura della regia contrasti con i vostri input, generando un attimo di confusione. Per fortuna la cosa avviene in momenti in cui non è strettamente indispensabile il controllo totale sulla visuale, non andando quindi a intaccare minimamente la giocabilità.

La longevità  è assicurata anche dalle sessioni di Addestramento Virtuale, vere e proprie sfide che richiamano alla mente le VR Mission di Metal Gear Solid, ambientate in stanze completamente asettiche e generate al computer, nelle quali vengono proposte delle sfide specifiche che hanno la doppia valenza di tutorial e diversivi.

Nel complesso, Assassin’s Creed: Brotherhood è una continua scoperta e riscoperta di elementi di gioco già rodati e di brillanti nuove idee introdotte. Le cortigiane, i ladri e i mercenari, per esempio, sono sempre pronti a scortarvi, ma stavolta potrete contare anche sull’aiuto del popolino, che vi comincerà a spalleggiare nei combattimenti nelle zone della città liberate dall’influenza dei Borgia. A questi si aggiungerà la possibilità – altra grande novità – di chiamare in azione anche squadre di Assassini, appena reclutati. Tuttavia, tale funzione avrà bisogno di qualche ora di gioco per essere sbloccata.

Nel momento in cui comincerete a ingaggiare nuovi Assassini per la città, Assassin’s Creed: Brotherhood aprirà una nuova sezione gestionale, che vi consentirà di mandarli in missione in tutta Europa, guadagnano indispensabili punti esperienza per farne crescere l’efficienza in combattimento. Ovviamente, dovrete pianificare con cura le spedizioni, valutando con attenzione la percentuale di successo e tenendo presente che gli uomini e le donne inviati in missione non torneranno a servirvi prima di un tempo determinato (questione di minuti, comunque).

Anche il sistema di combattimento è stato arricchito, risultando più elaborato ed appagante. Gradualmente, avrete a che fare con sempre nuove varianti di avversari, più scaltri, veloci, a volte pesantemente corazzati e, comunque, in grado di schivare attacchi diretti e di agguantarvi a loro volta, esponendovi all’aggressione dei commilitoni. I combattimenti non sono però difficili e il rischio di morire è basso – sta al gusto individuale valutare tale caratteristica.

Persino l’arsenale è stato ampliato, introducendo bombe fumogene e una possente balestra, utile per uccidere, silenziosamente, dalla lunga distanza.

A tutte queste aggiunte, va sommata, inoltre, l’introduzione di una modalità multiplayer, studiata per coinvolgere da 6 a 8 giocatori in una forsennata sessione di caccia all’uomo online. Il presupposto narrativo è basilare e vi vedrà indossare i panni virtuali di agenti della Abstergo (i cattivi di turno, per intendersi), impegnati in sessioni di allenamento. Le regole sono essenziali: in un’area affollata da sosia dei personaggi selezionati, i Templari inseguono un obiettivo e vengono a loro volta inseguiti da un altro giocatore.

La difficoltà sta nel riconoscere il vero nemico, tentando nel frattempo di sfuggire al proprio inseguitore. Le varianti prevedono anche sessioni di squadra, con una massimo di otto giocatori totali. Nonostante la semplicità del concept, il risultato è adrenalinico e divertente, e sfoggia perfino un sistema di crescita del personaggio, legato all’utilizzo di varie abilità (disponibili salendo gradualmente di livello).

Infine, va segnalata l’integrazione di Uplay, una vera e propria piattaforma multimediale di gioco, studiata da Ubisoft per integrare tutti i propri titoli in un sistema globale che prevede obiettivi specifici da sbloccare, premi da riscuotere, perfino un sistema di help e un manuale digitale da consultare liberamente.

Tecnicamente ci troviamo di fronte a un vero capolavoro artistico, coadiuvato da un solidissimo motore grafico. Il livello di dettaglio complessivo, già notevole nel precedente capitolo, è ulteriormente aumentato.

Ci duole ammettere, però, che, come sempre, la versione PlayStation 3 soffre un po’ rispetto alla controparte Xbox 360. Nonostante i contenuti siano, essenzialmente, identici (texture, modelli poligonali, ecc.), la fluidità su schermo sembra inferiore, così come la pulizia complessiva dell’immagine (considerando anche la resa di effetti grafici come il depth of field, estremamente “blocchettoso” sulla console Sony).

Il vestiario è più ricco e dettagliato, i volti appaiono più espressivi e realistici, gli ambienti più vasti e modelli dei personaggi non giocanti sono ben differenziati e caratterizzati. Perfino le pozzanghere sembrano aver ricevuto un trattamento di bellezza! Segno che il team di sviluppo non si è adagiato sugli allori. Anche il sistema di gestione delle ombre è stato migliorato esponenzialmente, annullando, finalmente, quel fastidioso effetto sgranato che affliggeva i capitoli precedenti.

I più attenti potranno notare il labiale in-game dei personaggi, sincronizzato con le tracce audio delle conversazioni, una sottigliezza che non tutti i giochi di ultima generazione sfoggiano. Per non parlare di un lavoro di ricerca e documentazione, legato alla ricostruzione storica, incredibile e fuori parametro, trattandosi essenzialmente di un action.

La localizzazione è perfetta, ma vi consigliamo di gustarvi anche il doppiaggio originale in inglese (selezionabile nel menu Opzioni), attivando i sottotioli in Italiano per garantire una completa comprensione degli eventi, anche nei dialoghi più impegnativi. Sarete voi a decidere se impostare l’uno o l’altra lingua, a seconda delle vostre preferenze, ma il solo fatto di aver concesso questa possibilità è un plus non indifferente.

Musicalmente evocativo e spettacolare oltre ogni limite, Assassin’s Creed: Brotherhood è l’evoluzione massima della serie… ma, per scelte di contestualizzazione storica (sequel diretto degli eventi narrati nel secondo capitolo), si trova incredibilmente in diretta concorrenza con Assassin’s Creed II!

Le innovazioni introdotte sono tante e i miglioramenti tecnici evidenti, ma un livellamento verso il basso della difficoltà di gioco lo rende leggermente meno avvincente (sebbene più accessibile a chiunque).