QR code per la pagina originale

Binary Domain

Molto più che un semplice Gears of War dagli occhi a mandorla!

Voto WebNews
7,7
Data di uscita

24 Febbraio 2012

Giudizi
  • Giocabilità8,0
  • Grafica8,0
  • Sonoro7,5
  • Multiplayer7,0
  • Longevità8,0
Pro

Narrazione sci-fi interessante e coinvolgente. Ritmo della campagna intenso. Gameplay solido e ben calibrato.

Contro

Trust System poco incisivo sul gameplay, multiplayer povero di contenuti.

Di ,

[widget_video]

Trama

Il mercato videoludico giapponese sta attraversando un periodo di forte crisi creativa. Sono davvero poche le recenti produzioni dagli occhi a mandorla che sono riuscite a sbarcare il lunario in Europa e in America. Per cercare di risalire la china dell’inventiva e ottenere buoni risultati in termini di vendite, sembra che SEGA abbia pensato di sviluppare un opera che di giapponese ha solamente la location. Binary Domain è infatti uno sparatutto in terza persona a squadre che strizza senza paura l’occhio ai TPS di matrice occidentale, di cui Gears of War ne è diventato ormai da qualche anno il punto di riferimento.

Se poi pensiamo che l’ideatore del progetto è il geniale Toshihiro Nagoshi, l’autore della serie Yakuza, vero e proprio simbolo dell’identità videoludica del Sol Levante, la questione mette ancor più in risalto la volontà da parte delle software house nipponiche di omologarsi agli standard occidentali. Tuttavia, Binary Domain non è un mero clone, ma un prodotto a tutto tondo gravido d’interessanti caratteristiche.

Binary Domain è ambientato in una futuristica Tokyo del 2080, dove la Amada Corporation, azienda leader nel settore della tecnologia robotica, ha intenzione di sostituire la presenza umana sulla terra con degli androidi. Gli Stati Uniti d’America, preoccupati dalla situazione e dai possibili e nefasti risvolti che un ingresso massiccio di umani robotici potrebbe avere sull’attuale popolazione mondiale, invia una squadra super specializzata di soldati mercenari, tra cui il sergente Dan Marshall, protagonista e alter ego del giocatore. Lo scopo degli USA, come di altre nazioni alleate, è quello di riuscire a entrare nella sede principale della Amada e radere al suolo tutto, in modo da fermare la costruzione degli androidi.

Pur basandosi su un background narrativo piuttosto banale e già ampiamente abusato tanto dalla letteratura quanto dalla cinematografia sci-fi, la trama di Binary Domain risulta molto interessante e ben narrata, soprattutto nelle seconda metà. Le influenze da parte di pellicole che trattano la delicata tematica del transumanesimo come “Io, Robot” e “Blade Runner” sono evidenti sin da subito, ma sono proprio storytelling e metodologia narrativa i punti chiave di questo nuovo sparatutto targato SEGA.

La struttura di Binary Domain, come già anticipato, pesca a piene mani dal modello Gears of War, proponendo fasi di shooting in terza persona con l’ausilio delle tradizionali coperture dinamiche. Senza raggiungere la qualità, la fluidità e il dinamismo dell’antesignano capolavoro partorito dalla geniale mente di Cliff Bleszinski, lo schema di gioco funziona più che discretamente. Ma Binary Domain mostra soprattutto i muscoli portando a schermo sparatorie spettacolari in cui i robotici nemici perdono letteralmente i pezzi sotto la pioggia dei proiettili di Dan & Co, esibendo un modello dei danni palpabile e decisamente scenografico.

A questo si aggiunge un’intelligenza artificiale molto credibile, in grado di adattarsi a ogni situazione: se un robot nemico perde ad esempio il braccio meccanico che impugna l’arma da fuoco, si metterà a raccoglierlo con l’arto rimanente, continuando così il duello. Inoltre, durante le circa dieci ore della campagna singolo giocatore, l’azione mantiene costantemente un ritmo molto elevato. Questo perché le situazioni di gioco cambiano in continuazione: oltre alle classiche fasi shooting, si passa al controllo di imponenti robot, oppure si affrontano divertenti fasi scriptate di inseguimento o imponenti boss che dovranno essere sconfitti con mentalità strategica.

All’inizio di ogni missione sarà possibile scegliere due soldati, fra dieci disponibili, da portare con sé. La presenza dei commilitoni riveste un ruolo importante nell’economia del gameplay, visto che sarà possibile dare indicazioni vocali a questi ultimi tramite il proprio auricolare con microfono. Chi non ne possiede uno potrà comunque affidarsi ai comandi via gamepad, che risultano però non solo meno coinvolgenti a livello emozionale (Dan non parla, in questo caso), ma anche meno efficienti sul fronte ludico. Nella pratica, anche se il sistema di riconoscimento vocale funziona in maniera discreta e presenta un buon numero di opzioni, il giocatore si limiterà ai canonici ordini come “attendete” o “copritemi”.

Inoltre, fra i comprimari e il sergente Dan si instaurerà un rapporto di fiducia, ludicamente tradotto da un sistema ad hoc, denominato Trust System, il quale è influenzato dalle decisioni prese sul campo di battaglia (ovviamente non si tratta di azioni morali con uno stratificato rapporto di causa-effetto a livello di Mass Effect ma, nel suo piccolo, qualcosa cambia). Se il giocatore sarà buono con i propri compagni, questi si riveleranno decisamente molto più utili alla causa e disciplinati. Ma anche se l’idea è decisamente interessante e originale, la sua reale incidenza sul gameplay è molto superficiale e, anche se i vostri soldati non avranno fiducia in voi, l’esperienza complessiva non ne risentirà particolarmente.

Ad accompagnare la buona campagna singolo giocatore, ci pensa un comparto multigiocatore fin troppo ordinario e povero di contenuti originali, che annovera i soliti team dathmatch, cattura la bandiera e una sorta di modalità Orda à la Gears of War 2, denominata Invasion. Pur offrendo un discreto passatempo supplementare allo story mode, il multiplayer di Binary Domain non presenta alcun tipo di sfida che riesca a sfruttare le peculiarità del gameplay system, e non sarà sicuramente in grado di impensierire i giganti dello sparatutto online come, su tutti, il paradigmatico Gears of War 3.

Sul lato tecnico, il lavoro confezionato dagli sviluppatori gode di un’ottima cura per il dettaglio e di una buona modellazione di scenari e personaggi, seppur questi ultimi particolarmente stereotipati. Degna di nota la rappresentazione grafica di alcuni mech e del level design, sempre ispirato e ben caratterizzato. Non sarà in grado di competere con la maestosità dell’ultimo Gears of War, ma l’impatto visivo è comunque di alto livello. Discreto anche il doppiaggio in lingua italiana, anche se la controparte anglofona, come al solito, è riuscita decisamente meglio. Per quanto riguarda la campionatura degli effetti sonori il lavoro fatto è encomiabile, soprattutto per il fuoco delle armi, meno azzeccate invece le soundtrack, che mancano della giusta personalità.

Giudicando ad una prima e frettolosa occhiata Binary Domain sembrerebbe di trovarci di fronte all’ennesimo clone di Gears of War. Tuttavia, il neonato SEGA dimostra di avere molte frecce nel suo arco, rivelandosi una vera e propria sorpresa. Grazie a una campagna dal ritmo serratissimo e mai noiosa, a un’interessante narrazione sci-fi e all’ottimo sistema di comandi vocali e non, Binary Domain è un prodotto che tutti gli amanti del genere TPS dovrebbero accaparrarsi, con una unica riserva: non aspettarsi troppo dal multiplayer.