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Bulletstorm

La prova che il genere FPS ha ancora qualcosa di nuovo da dire

Voto WebNews
9,1
Data di uscita

25 Febbraio 2011

Giudizi
  • Giocabilità9,5
  • Grafica9,6
  • Sonoro8,5
  • Multiplayer8,9
  • Longevità9,0
Pro

Coraggiosamente diverso dal solito! Una ventata d'aria fresca sopra la monotonia degli odierni FPS. Tecnicamente massiccio come solo un titolo Unreal Engine 3 può essere.

Contro

Nonostante l'approccio goliardico, gli alti tassi di violenza virtuale lo rendono un titolo non adatto a chiunque. Discutibile il finale della Campagna in singolo, così spudoratamente aperto ad un inevitabile seguito.

Di ,

Trama

Se siete stanchi dei soliti cliché e volete uno sparatutto in soggettiva diverso dal solito, tendenzialmente originale e dotato di una personalità veramente sopra le righe, Bulletstorm è il titolo che fa per voi! In un mercato saturo di FPS impettiti e senza un minimo di autoironia, i ragazzi di People Can Fly, spalleggiati da Electronic Arts ed Epic Games, hanno tirato fuori dal cilindro un mix spettacolare di elementi innovativi e di meccaniche di gioco provocatorie ed esaltanti, condite con l’ultima release del possente Unreal Engine 3.

I legami di parentela con Gears of War si riscontrano parzialmente nel design e nella caratterizzazione dei personaggi. Il protagonista, Grayson Hunt, potrebbe tranquillamente essere Marcus Fenix da giovane… senza bandana e cicatrice, con i capelli lunghi e qualche chilo in meno. Stavamo pensando che non sarebbe affatto male un crossover fra i due universi narrativi! Le ambientazioni, invece, risultano molto vaste, dettagliatissime e ricche di colori, tanto da richiamare alla mente Enslaved, basato anch’esso su Unreal Engine 3.

Volendo, poi, ricercare un metro di paragone non estetico, ci si rende conto ben presto di quanto Bulletstorm debba qualcosa anche a Serious Sam, sia per quanto riguarda il feeling di gioco, sia per la “violenza goliardica” che pervade l’intera produzione. Abbiamo perfino riscontrato contaminazioni cinematografiche nelle dinamiche di funzionamento e nell’estetica di alcune armi, come il fucile da cecchino la cui pallottola non può che richiamare alla mente la pellicola Wanted (Timur Bekmambetov, 2008). Un mix di elementi e omaggi multimediali che, come abbiamo affermato in apertura di recensione, rendono Bulletstorm “tendenzialmente originale”.

La trama ruota attorno alle gesta del succitato Grayson Hunt, ex-soldato modello (si fa per dire), privato della sua dignità dalla condotta immorale del suo diretto superiore, il generale Sarrano. A caccia di vendetta per le deplorevoli azioni che il vostro alter ego è stato costretto a compiere, vi ritroverete sul temibile pianeta Stygia, in cerca di una via di fuga dalle mostruosità e dai pericoli che lo abitano. Una trama abbastanza scontata che prevede perfino l’entrata in scena di una “principessa da salvare”, ma che si rivelerà il trampolino di lancio per situazioni di ogni genere. Senza rovinarvi la trama, vi anticipiamo solo che potrete perfino telecomandare un grottesco e gigantesco Godzilla meccanico, riesumato da un futuristico parco giochi in disuso!

La varietà è sicuramente una delle qualità di Bulletstorm, ma il suo vero punto di forza risiede nell’innovativo sistema di combattimento e nel folle arsenale a disposizione! Accanto ad armi classiche, come il fucile mitragliatore, troneggiano veri gioielli di fantasia distruttiva. Resterete ammaliati dal lancia missili-perforanti, o dall’impagabile lancia bolas-granate capace di immobilizzare un avversario, lasciando a voi il sadico piacere di farlo deflagrare in prossimità di altri nemici. Ogni arma dispone, inoltre, di una modalità secondaria di fuoco che ne esalta le caratteristiche, rendendo gli scontri a fuoco ancora più spettacolari.

Tutto l’arsenale va utilizzato in combinazione con un cappio energetico multiuso, in grado di afferrare da lontano la maggior parte dei nemici e di farli letteralmente volare verso di voi. Sarà solo la vostra perversa fantasia a stabilire se calciarli verso una parete di spine, giù da un dirupo, oppure in mare… o ancora scaricargli addosso la devastante potenza di fuoco del possente fucile a quattro canne mozze, trinciando di netto in due il malcapitato di turno. I più smaliziati si permetteranno perfino il lusso di sparare nel deretano dei nemici in fuga, oppure di colpirli sadicamente nei gioielli di famiglia e finirli con un devastante calcione su viso.

Le combinazioni più fantasiose e letali vengono definite skillshots e garantiscono un cospicuo ammontare di punti, che il giocatore può investire nell’acquisto di potenziamenti e munizioni per le armi. Altri punti derivano da quick time events sapientemente disseminati nel corso dell’avventura, che premieranno il giusto tempismo nella pressione dei tasti richiesti a schermo con qualche altre centinaio di utili punti. I tiri abilità (così sono stati tradotti nella impeccabile localizzazione in Italiano) sono ugualmente remunerativi anche giocando a Bulletstorm online, dove consentono di sbloccare miglioramenti relativi a forza, resistenza e velocità del vostro personaggio.

E a proposito di online, Bulletstorm vi offre una ricca portata anche sul versante multiplayer, riproponendo le dinamiche di combattimento proprie della Campagna in singolo anche nelle arene. La collaborazione con i compagni di squadra (fino a quattro giocatori online) darà il la ad alcune delle scene di combattimento più veloci, cruente e spettacolari mai viste! Avete presente l’Orda del già citato Gears of War? Elevatela a potenza e avrete un’idea di ciò che vi attende.

I più curiosi vorranno sapere anche del sistema di ranking, che prevede 65 livelli di crescita del personaggio, correlati alla disponibilità di nuove armi, potenziamenti, armature e skin personalizzate. Una volta connessi, potrete accedere all’opzione Caserma per consultare liberamente le classifiche e le preziose statistiche di gioco. Come da tradizione EA, alcune funzionalità di gioco sono accessibili solo inserendo il codice incluso nella confezione, andando a penalizzare i potenziali acquirenti di seconda mano. Ma ricordiamo che tali codici sono comunque acquistabili separatamente online e garantiscono l’accesso a sei mappe Echo esclusive e al prestigioso cappio d’argento (come recita l’avviso in-game).

Cosa sono le mappe Echo? Accanto alla modalità Campagna e Multigiocatore, troverete anche l’opzione Echo, che vi consentirà di affrontare ogni singolo livello di gioco con l’unico obiettivo di totalizzare il punteggio più elevato possibile. Per ogni ambientazione è presente una classifica e maggiore è la valutazione numerica, più stelle otterrete: presupposto indispensabile per sbloccare l’accesso ai livelli successivi, che richiedono un numero di stelle sempre maggiore per essere giocati. Ovviamente è consigliabile affrontare prima la storia principale, per non rovinarsi la trama e l’emozione di scoprire le nuove ambientazioni.

Ad una ricetta così corposa, People Can Fly si è presa anche il lusso di aggiungere elementi secondari, dedicati ai collezionisti, come le bottiglie di liquore sparse per le ambientazioni (sarete voi a decidere se berle tutte, facendo i conti con la conseguente ubriacatura temporanea, oppure distruggerle), gli sciami di insetti da sterminare, oppure i robot di servizio da prendere a calci e far esplodere. Ogni elemento appena citato è assolutamente secondario, ma costituisce terreno fertile per temporanee e piacevoli digressioni dagli scontri a fuoco.

Tecnicamente ci troviamo di fronte ad un titolo massiccio, come si conviene ai giochi basati su Unreal Engine 3. La profondità di visuale delle ambientazioni è impressionante, garantendo realmente la percezione di paesaggi sconfinati, senza privare l’esperienza di gioco di location volutamente claustrofobiche. I proverbiali problemi di caricamento delle texture, sempre più o meno evidenti nei titoli basati sull’engine targato Epic, sono stavolta quasi inesistenti e raramente appena percepibili solo da un occhio molto accorto ai dettagli tecnici.

Di rallentamenti nell’aggiornamento delle immagini (almeno per quanto riguarda la versione Xbox 360 testata) ne abbiamo riscontrati pochissimi, di scarsa rilevanza e solo in concomitanza con particolari inquadrature nelle scene di intermezzo. Nell’economia di un gioco che sfoggia un maestoso sistema di illuminazione, arricchito da routine di self-shadowing e da una ricchezza invidiabile nella modellazione di personaggi e ambientazioni, è possibile affermare che la resa visiva sia virtualmente esente da difetti. In una parola: spettacolare!

Anche se, a pensarci bene, tutta questa “spettacolare” violenza potrebbe non essere adatta a chiunque, ma il fatto di inserirla in un contesto di gioco surreale e goliardico tende ad edulcorare alcune delle scene più cruente. Nonostante ciò, ci sentiamo in obbligo di avvisare i giocatori meno informati e consapevoli che Bulletstorm è un titolo molto esplicito, che non si fa alcun problema nel mostrare cadaveri dilaniati e affissi alle pareti come se fossero decorazioni natalizie. Se avete lo stomaco debole ed è il primo sparatutto in soggettiva che scegliete di giocare, valutate con attenzione l’acquisto nonostante il nostro giudizio entusiastico.

L’unico appunto concreto che ci sentiamo di fare ad un’esperienza di gioco complessivamente superlativa riguarda il finale della Campagna in singolo, spudoratamente aperto ad un inevitabile seguito. Se sarete così pazienti da attendere la fine dei titoli di coda, la cosa verrà ribadita perfino da un ridondante dialogo su sfondo nero, che lascerà, inoltre, più di qualche indizio sugli eventi che dovrebbero attenderci in Bulletstorm 2… Una caduta di stile alla quale avremmo preferito non assistere, ma che possiamo comprendere e perdonare nell’ottica di un progetto a lungo termine ad alto budget.