QR code per la pagina originale

Catherine

Avrete il coraggio di tradire Katherine?

Voto WebNews
8,6
Data di uscita

10 Febbraio 2012

Giudizi
  • Giocabilità8,5
  • Grafica8,7
  • Sonoro9,0
  • Multiplayer7,9
  • Longevità8,9
Pro

Affascinante allegoria della vita, dell'amore e delle debolezze dell'animo umano. Originale mix delle più disparate tipologie di gioco riunite in un platform-puzzlegame.

Contro

Tecnologicamente limitato, sebbene stilisticamente impeccabile. Affetto da un'eccessiva sensibilità del sistema di controllo che induce troppo spesso in errore. Multiplayer inspiegabilmente limitato alla sola esperienza offline.

Di ,

Trama

Catherine è una perla rara in un deprimente panorama videoludico tendenzialmente povero di idee, ma tristemente ricco di armi, sparatorie e trame noiosamente coniate con lo stampino. La prova che un’idea vincente può essere competitiva, ma soprattutto affiancata da un sistema di gioco intrigante e completamente fuori dagli schemi. Stiamo parlando di un titolo che non rientra comodamente in nessuna delle categorie classiche dei videogame. Sviluppato da Atlus e pubblicato da Deep Silver, Catherine si colloca in un atipico territorio di confine tra simulatore d’appuntamento, platform-puzzle game, gioco di ruolo e uno sballato quiz a premi.

La trama onirica e soprannaturale (della quale non mi sento di svelare nemmeno una virgola) è un pretesto per mettere il giocatore di fronte allo specchio, lasciandolo riflettere profondamente su quale sia la sua concezione della vita di coppia, dell’amore, della fedeltà. Un obiettivo ambizioso per un videogioco, che Catherine trasforma in un traguardo, concretizzando una ricetta atipica e avvincente che obbliga chiunque lo inizi ad arrivare fino in fondo. Ognuno di voi trarrà qualcosa di diverso dall’esperienza di gioco, perché sono molti i livelli di fruizione offerti.

E così, alcuni lo giocheranno superficialmente, solo per ammirare le curve della lasciva Catherine, altri proveranno a sfruttare il protagonista, Vincent, per tentare di fuggire dalla propria realtà di coppia attraverso la finzione. Altri ancora, forse, si comporteranno proprio come se stessero vivendo in prima persona il dramma di Vincent, reagendo in modo spontaneo e sincero. Tutti, a prescindere dal modo in cui decideranno di dedicarsi a Catherine, verranno chiamati a condividere la tragedia di avere dei blocchi nella vita, tramutati dai geniali game designers di Atlus in veri e propri parallelepipedi sovrannaturali da sfruttare per costruire la propria, unica e originale, via d’uscita da ogni livello proposto.

Il sistema di gioco  di Catherine inneggia allegoricamente alla vita stessa, non limitandosi al contesto specifico delle problematiche di una relazione. Tutto ruota attorno alla necessità di sbloccare la situazione, di trovare un percorso, una soluzione per le paure che attanagliano Vincent, ma che risiedono con molta probabilità nel profondo di tutti noi. E così vi ritroverete a condurre il vostro alter ego in una scalata senza fine verso l’alto, spostando enigmatici blocchi che non rispondono a nessuna regola gravitazionale, i quali si accontentano di toccare il bordo di un altro blocco per reggersi sospesi nel nulla, in equilibrio precario sul vuoto.

Secondo quanto imposto dalla concezione classica di horror vacui, il nulla apparente nel quale tali blocchi cadono costantemente, e nel quale voi cercherete invece di non precipitare, non è affatto vuoto, ma contiene le più recondite paure di Vincent. Nuovi mostri vi tormenteranno ogni notte, e lui con voi, in un cammino durante il quale potrete decidere, di volta in volta, se rispondere in modo morale o amorale agli input narrativi. Ogni risposta a un messaggio sul cellulare di Vincent, ogni decisione presa in seguito a una questione etica celata in una conversazione, vi spingerà verso uno degli otto finali diversi concepiti. Vi attenderà un happy ending catartico e liberatorio, oppure scivolerete verso la perdizione e la lussuria? In Catherine, tra l’altro, il giocatore è sottoposto a un vero e proprio sondaggio fra un livello e l’altro, i cui risultati sono inviati online e integrati in un database che contiene le statistiche di risposta dei giocatori a livello internazionale.

Fra un livello di puzzle e l’altro, vi verrà concesso di rilassarvi nell’immaginario Stray Sheep Bar, luogo di ritrovo per Vincent e i suoi amici. All’interno di questo locale potrete trascorrere la serata in compagnia, dialogando anche con emeriti sconosciuti… ma lo saranno, poi, veramente? Imparerete ad apprezzare la musica di sottofondo, l’ottimo servizio al tavolo e potrete decidere di gustare alcuni drink, come whisky, birra, sake oppure semplici cocktail che innescheranno, a ogni sorso, profonde riflessioni nella mente del protagonista. Aumentando il livello di alcool nel sangue di Vincent, non solo otterrete inedite informazioni riguardo alla bibita che avete appena consumato, ma gli assicurerete una maggior velocità di movimento durante le fasi platform-puzzle.

Sempre all’interno dello Stray Sheep, potrete dedicarvi a raffinare le vostre tecniche di arrampicata, giocando una versione mascherata da cabinato arcade dello stesso delirante gameplay a base di blocchi sospesi nel vuoto, intitolata Rapunzel. Gradevole la possibilità di impostare la musica di sottofondo nel bar sfruttando il juke-box per gustare nuovi temi musicali sbloccabili, alcuni dei quali provenienti anche da altre produzioni Atlus. Il bar, nel suo complesso, rappresenta una sorta di anticamera ai livelli di gioco veri e propri. L’offerta di cose da fare è limitata, ma permette di apprezzare maggiormente il fluire della trama e di prendersi delle necessarie pause fra un’immersione e l’altra negli incubi di Vincent.

Il livello di difficoltà di Catherine è decisamente elevato, ma non proibitivo come avvenne per la prima edizione giapponese di questo gioco. Per fortuna, il bilanciamento è stato rivisitato già a partire dall’edizione americana, e i tre livelli di difficoltà selezionabili offrono una sfida ben bilanciata: là dove il più basso (Facile) permette sostanzialmente di concentrarsi quasi esclusivamente sulla storia, l’intermedio (Normale) stimola il giocatore con una quantità limitata di Retry per ritentare l’ultima mossa. Veramente ostico l’ultimo livello, consigliato solo a coloro che hanno già completato almeno una volta il gioco.

Il concept di arrampicata è solo apparentemente semplice e immediato, ma in realtà è modulato su frequenze di rara profondità. Proseguendo nell’avventura vi troverete obbligati a imparare nuove tecniche per spostare i blocchi, sempre più complesse e indispensabili per fuggire dagli incubi più avanzati. Non pensate di poter procedere senza aver metabolizzato ogni variante di arrampicata, imparando a scegliere il metodo migliore di costruire la scala che vi condurrà verso la salvezza. L’unico neo dell’intera infrastruttura di gioco è un’eccessiva sensibilità del sistema di controllo, che talvolta vi indurrà in errore proprio nel momento meno opportuno.

Oltre alla storia, intitolata Golden Playhouse, potrete accedere gradualmente ad altre due modalità di gioco: Babel e Colosseum. La prima, profondamente correlata alle valutazioni ottenute nei livelli dello Story Mode, rappresenta la modalità cooperativa di gioco e vi consentirà di sperimentare livelli sempre diversi adottando tecniche di coppia, esclusivamente in locale. La seconda modalità, Colosseum, è invece competitiva, sempre pensata per il gioco offline. Se siete spaventati dalla scarsa longevità di gioco, ricordatevi degli otto finali e moltiplicateli per le quindici ore circa necessarie per vederne uno… Sorpresi da quanto ha realmente da offrirvi Catherine?

Su PlayStation 3 l’installazione dei dati è obbligatoria, come non accadeva da secoli, e denota (forse) un approccio allo sviluppo del gioco non esattamente innovativo. Ciò che conta, comunque, sono i risultati concreti, e Atlus ha adottato senz’altro la strategia grafica migliore per ottenere il massimo impatto scenografico, senza dover sviluppare un engine proprietario e affidandosi, invece, al solido e rodato Gamebryo. È così che il simil cel-shading di Catherine diviene un’impronta distintiva di questo prodotto assolutamente unico, sia nei contenuti che nello stile visivo.

Catherine risulta, dunque, ugualmente godibile sia su Xbox 360 che su PlayStation 3 proprio in virtù del suo stile, assolutamente svincolato da peculiari doti tecniche. L’impatto grafico del gioco è comunque superbo, sfoggiando un notevole lavoro di caratterizzazione dei personaggi, affiancato da pregiate scene d’animazione per gli intermezzi, magistralmente realizzate dallo Studio 4°C. Il tutto è coadiuvato da una componente sonora originale e dal carattere marcatamente J-Pop, capace di rendere le situazioni di gioco indimenticabili e cariche di pathos. Impeccabile la localizzazione in Italiano dei menu di gioco e dei sottotitoli.