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Dead Space 2

Spudoratamente splatter! Un nuovo metro di paragone per i survival horror.

Voto WebNews
8,9
Data di uscita

28 Gennaio 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,8
  • Grafica9,2
  • Sonoro9,7
  • Multiplayer8,0
  • Longevità8,8
Pro

Il sistema di combattimento è stato snellito, gli attacchi corpo a corpo sono più veloci ed efficaci e la varietà delle ambientazioni scandisce un ritmo di gioco sempre serrato.

Contro

Il bilanciamento della difficoltà è sadicamente tarato verso l'alto, ma la rigiocabilità è assicurata. Sotto tono il multiplayer rispetto alla ricca esperienza in singolo. Troppo violento e gratuito per essere adatto a tutti.

Di ,

Trama

Dead Space 2, seguito dell’acclamato sci-fi survival horror di Visceral Games, irrompe sugli schermi con tutta la forza di uno splatter movie, capace di lasciare scossi perfino i giocatori più navigati con immagini e situazioni estreme, al limite del legittimo.

Se l’obiettivo era quello di shockare e generare momenti di adrenalinica tensione, di sicuro è stato centrato. Ma non sempre, a nostro parere, ogni mezzo è lecito per indurre un po’ di “sana” tachicardia da spavento. È per questo che ci siamo ritrovati a giudicare eccessive alcune situazioni veramente troppo esplicite, soprattutto per un gioco dall’impatto grafico realistico come Dead Space 2.

Questo per mettere in guardia coloro che non amano vedere occhi estratti dalle orbite e perforati con un ago, oppure lunghe e acuminate fiocine spaziali conficcate nel cranio del protagonista. Dead Space 2 è un gioco estremamente violento, non adatto a chiunque. Come si dice: uomo avvisato, mezzo salvato.

Se la nuova avventura di Isaac Clarke fosse solo un’accozzaglia di scene splatter, non ci sarebbe molto altro da dire al riguardo. Per fortuna Dead Space 2 ha anche una trama coinvolgente, che tenta di approfondire il disagio psichico del protagonista, richiamato ancora una volta a indossare la sua tuta tecnica e ad imbracciare le armi più improbabili per tranciare di netto gli arti di quegli ammassi di carne morta noti come Necromorfi.

Isaac è caratterizzato in modo credibile: è un uomo vulnerabile, ancora afflitto dai sensi di colpa e tormentato dagli eventi del primo Dead Space. Il fantasma della nave spaziale USG Ishimura e della sua ragazza, morta sul vascello di classe Planet Cracker, lo perseguitano per tutta la durata del gioco, creando i presupposti per una immedesimazione ancora più marcata in chi ha già giocato Dead Space.

A proposito, coloro che hanno perso il poderoso capitolo iniziale potranno decidere se recuperarlo e portarlo a compimento, oppure affidarsi ad un filmato che ne riassume i momenti salienti (intitolato “Antefatto: eventi di Dead Space”).

Il sistema di combattimento è stato rifinito ed Isaac appare molto più letale e meno impacciato rispetto alla sua precedente apparizione. Da un lato la cosa è giustificabile con l’esperienza vissuta sulla Ishimura, dall’altro ci si accorge, però, che ormai si tratta più di un soldato ben addestrato che di un indifeso ingegnere costretto a difendersi goffamente. Ai fini delle dinamiche di immedesimazione, volte a generare tensione, tale scelta tende a far sentire leggermente meno insicuro ed esposto il giocatore. Ciò non toglie che la tensione sia sempre alle stelle, lasciandovi sobbalzare nel buio della vostra stanza quando un Necromorfo particolarmente affettuoso vi corre incontro per abbracciarvi.

Il bilanciamento della difficoltà è decisamente tarato verso l’alto, tanto che ci siamo ritrovati costretti, proprio al combattimento finale e in seguito a più di una decina di ore di gioco, ad abbassare il livello pur di vedere i titoli di coda. Probabilmente la cosa è stata causata anche da nostre scelte inefficaci nel potenziamento di tuta ed armi, ma siamo convinti che se un titolo permette di raggiungere il finale per poi inchiodare in quel punto il giocatore… beh, o è stato testato distrattamente, oppure bilanciato con una certa perfidia.

Lo smacco di aver dovuto abbassare il livello di difficoltà, però, non ci ha tolto la voglia di ricominciare una seconda sessione di gioco, nella quale abbiamo giovato enormemente di tutte le armi potenziate in precedenza e delle nuove tute da combattimento appena sbloccate! In fondo, è indubbio il gusto di utilizzare la Stasi su un “alieno” e smembrarlo sistematicamente con la Lama al Plasma, potenziata al massimo con effetto incendiario, per poi utilizzare i suoi stessi arti divelti per impalarne un altro su un muro. Intriganti, poi, le sezioni a gravità zero, durante le quali Isaac si sposta in volo, sfruttando i micro propulsori integrati nella tuta.

Una volta tratto il maggior godimento dall’esperienza di gioco in singolo (cardine portante di Dead Space 2) potrete sempre rivolgervi al multiplayer, ma senza ottenere gli stessi brividi di esaltazione. La vera alternativa di gioco, capace di espandere ulteriormente l’esperienza horrorifica targata Electronic Arts, la troverete in esclusiva nella versione PlayStation 3: Dead Space 2 per l’ammiraglia Sony contiene, infatti, l’edizione rimasterizzata in HD di Dead Space Extraction, splendido sparatutto in soggettiva su binari già uscito per Wii. La riedizione è condita con il supporto per PlayStation Move e controller tradizionale ed arricchita dall’introduzione dei trofei. Un contenuto aggiuntivo realmente invidiabile!

Per quanto riguarda il versante tecnico, Dead Space 2 risulta assolutamente al top, sia su PlayStation 3 che su Xbox 360, dimostrando ancora una volta che una programmazione accorta può livellare la resa visiva delle due piattaforme. Il sistema di illuminazione genera ambientazioni suggestive, il sonoro posizionale è ricco e d’atmosfera e la fisica applicata ad oggetti e corpi (integri o smembrati) fa il suo dovere più che egregiamente. Il tutto gira stabilmente a 30 fps, conditi dal sempre gradito v-sync attivo su entrambe le console.

L’unico neo estetico di Dead Space 2 consiste in alcune texture non sempre all’altezza della situazione e nell’evidente assenza di anti-aliasing, ma la ricchezza delle ambientazioni è così elevata da rendere tali carenze assolutamente marginali.