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Duke Nukem Forever

Il Re è tornato... più tamarro e scorretto che mai!

Voto WebNews
7,2
Data di uscita

10 Giugno 2011

Giudizi
  • Giocabilità7,0
  • Grafica7,1
  • Sonoro7,6
  • Multiplayer7,2
  • Longevità7,0
Pro

Il Duca non ha bisogno di presentazioni! Scorretto e tamarro, così fuori dalle righe da risultare interessante. Conquista con violenza, sesso, grande varietà e giocabilità vecchio stile.

Contro

Troppo esplicito e volgare per chi non sa o non può apprezzare questo tipo di umorismo. Tecnicamente limitato, nonostante gli sforzi di aggiornarne l'estetica. Fuori tempo massimo?

Di ,

Trama

La gestazione di Duke Nukem Forever è stata una delle più tormentate nella storia dei videogiochi. Come seguito di uno dei giochi che ha definito i canoni del genere degli sparatutto in soggettiva, questo titolo è nato con un pesante fardello sulle spalle, che ne ha influenzato lo sviluppo nel corso degli anni. In una girandola impazzita di annunci, smentite e periodi di misterioso silenzio, il processo di creazione di Duke Nukem Forever è durato circa 12 anni. Un record negativo, ma anche una garanzia che il Duca è tornato proprio come se lo ricordavano gli appassionati del capitolo originario della serie, con tutti i pro e i contro del caso.

Senza voler sminuire il lavoro svolto da Gearbox Software, è lecito affermare che Duke Nukem Forever è nato vecchio, sia stilisticamente che tecnicamente. Nonostante l’impatto grafico riesca a soddisfare, con qualche riserva, lo standard audiovisivo minimo per potersi considerare un titolo di questa generazione, è più che evidente l’età effettiva del progetto: livelli a tenuta stagna, design obsoleto, caricamenti frequenti (anche riavviando la stessa missione) ed esageratamente lunghi, aspetto grafico efficace ma rozzo ed essenziale. Un elenco di limiti che, in un altro prodotto, concorrerebbe a decretarne la bocciatura. In Duke Nukem, invece, avviene un piccolo miracolo e la grettezza tecnica, mescolata al carismatico e anacronistico protagonista politically uncorrect, diventa miracolosamente un valore aggiunto… un po’ come accade per i B-movie, così trash da diventare veri e propri cult.

La forza di Duke Nukem Forever risiede nel suo carattere unico, ma anche e soprattutto nello spirito di goliardica autoironia di cui il gioco è letteralmente infarcito. Un umorismo che, badate bene, non tutti apprezzeranno per quanto volgare e gratuito si rivelerà nel corso dell’avvenutra, ma che si configura come l’arma migliore nell’arsenale dell’attempato Duke, intento ancora una volta a “masticare gomme e calciare culi”… Perdonate la volgarità, ma non sto facendo altro che riportare il gergo utilizzato perfino nei menu di gioco. Se deciderete di acquistare Duke Nukem Forever, è meglio che sappiate cosa vi aspetta.

A questa sana (si fa per dire) razione di turpiloquio si aggiunge anche una massiccia dose di richiami esplicitamente sessuali e di donnine lascive e provocanti, sempre pronte a fare avances al Duca e a mostrare le proprie formosità a sproposito, perfino in contesti pseudo-drammatici! Ma non vogliamo rovinarvi la gioia di sperimentare una trama assolutamente priva di un filo logico, usata come pretesto per far da collante a livelli che spaziano fra ambientazioni cittadine e canyon desertici, passando per gli interni umidi e grondanti di installazioni aliene al limite dell’indecenza, dove improbabili mammelle pendono dai muri, pronte per essere schiaffeggiate a piacimento. Sì, avete letto bene… purtroppo o per fortuna, dipende solo da voi e dalla vostra età anagrafica, perché Duke Nukem Forever non è proprio il tipo di prodotto adatto a chiunque, tanti e tali sono gli eccessi perversi concepiti dagli sviluppatori.

Di sicuro, una cosa è certa: la varietà fa parte della ricetta di gioco! Una varietà disordinata, che lascia la sensazione di essere la risultante di un’accozzaglia confusa di idee, ma che alla fine della fiera gratifica il giocatore con situazioni sempre diverse: d’improvviso vi troverete rimpiccioliti, verrete sbalzati alla guida di veicoli di tutte le taglie, dopo una manciata di scene assisterete al delirante strip-club che alberga nella mente del Duca (sperimentando una sessione di gioco in stile GdR), passerete per postazioni lanciamissili e vi potrete perfino intrattenere con flipper e tavoli da Air Hockey! Se si è disposti a scendere a compromessi, Duke Nukem Forever è un gioco spassoso, che centra l’obiettivo di intrattenere il giocatore, regalando momenti di spensierato divertimento… nel senso letterale del termine: senza pensieri, proprio da encefalogramma piatto.

Non mancheranno, inoltre, citazioni e frecciatine ad altri giochi, come ad esempio la comparsa di una corazza inequivocabilmente simile a quella di Master Chief, che dal Duca verrà etichettata come “roba da femminucce”… A proposito, Duke Nukem Forever è doppiato interamente in italiano, rendendolo decisamente più accessibile, ma andando a snaturare inevitabilmente tutta la serie di battutacce sconce che hanno da sempre contraddistinto il modo di parlare del rustico protagonista. Il lavoro svolto è comunque encomiabile.

Una volta completata la campagna di gioco in singolo, potrete sempre sbizarrirvi con il multiplayer, ma non aspettatevi alcunché di rivoluzionario. Le modalità di gioco sono rappresentate da classiche varianti sul tema, nelle quali sono i titoli, più che altro, a voler fare la differenza. Così, invece del Detatmatch, potrete cimentarvi nel Duke Match (in singolo o a quadre), e al posto del Capture the Flag vi attenderà la modalità Cattura la Pupa… Interessante l’introduzione di sfide specifiche, che unite a un sistema di crescita del personaggio legato all’efficacia in combattimento, delineano il profilo di un comparto multigiocatore onesto. Sono perfino previsti degli unlockables, alcuni dei quali potranno essere utilizzati per arredare la Tana di Duke, ovvero una replica del suo kitsch-issimo appartamento, infestato da una cameriera sexy che è tutto un programma.

Tecnicamente, come già accennato in apertura di recensione, Duke Nukem Forever non brilla certo di luce propria. La modellazione dei personaggi è onesta e la quantità di oggetti su schermo è anche passabile, ma è lo stile che profuma di vecchio. Le soluzioni tecnologiche adottate sono il risultato evidente di un processo di aggiornamento costante, che affonda le sue radici in un passato remoto: la gestione della fisica è approssimativa, la simulazione dei liquidi carente, il ragdoll applicato ai corpi di avversari e vittime risulta grottesco.

Il rendering grafico, infine, lascia l’impressione che Duke Nukem Forever su console (nello specifico della versione Xbox 360 da me testata) non giri neanche in 1280×720 e l’assenza di una qualsiasi forma di anti-aliasing peggiora la situazione. Le meccaniche di combattimento non sono raffinate, l’I.A dei nemici è minimale e non esiste un sistema di streaming dei dati per i livelli, obbligando a lunghissime attese durante i caricamenti. Perfino i filmati introduttivi e i menu di gioco appaiono sgranati! Nonostante ciò, Duke continua ad esercitare un innegabile fascino… o forse sono io ad essere malinconico e sentimentale, affezionato a quel Duke Nukem che, oltre una dozzina di anni fa, mi ha permesso di sperimentare il multiplayer in collegamento diretto via modem, quando Internet ancora era pura utopia.

Qualunque sia la verità, Duke Nukem Forever non poteva raggiungere gli scaffali in un periodo più propizio di questo, in concomitanza con l’arrivo nel palinsesto televisivo nazionale di un programma come “Tamarreide”. Si tratta di un gioco intrinsecamente tamarro, dedicato ai tamarri di tutto il mondo… e a chi saprà apprezzarlo, nonostante i suoi evidenti limiti.