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El Shaddai: Ascension of the Metatron

Coraggioso, onirico, epico... ma non sufficientemente solido nella giocabilità

Voto WebNews
7,5
Data di uscita

9 Novembre 2011

Giudizi
  • Giocabilità6,5
  • Grafica8,4
  • Sonoro7,9
  • Longevità7,0
Pro

Un esperimento artistico di rara bellezza, la cui trama, coraggiosamente incentrata su testi sacri, stimola la fantasia e la curiosità del videogiocatore.

Contro

Originale esercizio di stile, tuttavia claudicante sul versante della giocabilità. Alla lunga ripetitivo e inspiegabilmente carente (in prima battuta) per quanto riguarda l'interfaccia di gioco.

Di ,

Trama

Di fronte a El Shaddai: Ascension of the Metatron, ultima fatica targata Ignition Entertainment, si rimane storditi, in bilico fra la sua reale essenza di modesto action in terza persona e le sue velleità di ambizioso e onirico esperimento artistico. Difficile valutarne in modo univoco le doti e i difetti, perché precise scelte di design si trasformano in apparenti limiti alla giocabilità, andando a scalfire parzialmente la lucida e originale scocca audiovisiva.

La trama trae spunto dal Libro di Enoch, testo apocrifo di origine giudaica, cercando di conferire agli eventi narrati una valenza pseudo religiosa, che tuttavia mal si concilia con lo stile adottato e con la sostanziale inconsistenza del fluire degli eventi. Tutto appare eccessivamente frammentato, troppo nebuloso per coinvolgere realmente il giocatore. Nel tentativo di proporre una componente narrativa estremamente originale, cosa di per sé encomiabile, si è purtroppo perso il giusto ritmo che scandisce l’alternanza fra momenti di azione e intermezzi narrativi. Se non altro, il ricorso a una fonte tanto interessante, stimolerà in qualcuno la voglia di documentarsi ulteriormente…

Il cuore pulsante di El Shaddai si basa su meccaniche di combattimento, tutto sommato, semplici e ripetitive. L’azione rimarrebbe relegata all’anonimato se non fosse per l’introduzione dell’interessante possibilità di sottrarre le armi ai nemici appena storditi, utilizzandole a proprio vantaggio. Esistono essenzialmente tre tipi di armi, ognuna dotata di peculiari caratteristiche che la rendono particolarmente efficace contro determinati avversari. Il design di queste è fantasioso e accattivante: potrete fare affidamento sull’Arch, arma molto veloce ed efficiente negli scontri ravvicinati, il Veil, una coppia di scudi studiati per massimizzare la difesa e favorire attacchi lenti e possenti, oppure il Gale, un’arma da fuoco a lungo raggio basata su singolari proiettili. L’attacco e la difesa a mani nude sono contemplati, ma ovviamente non consigliati.

Purtroppo, la scarsa varietà dell’arsenale ben presto riconduce a una leggera ed inevitabile ciclicità nelle situazioni di gioco proposte. A nulla vale l’ulteriore meccanica di deterioramento delle armi, le quali tendono a perdere la loro efficienza con l’uso, obbligandovi a prestare il fianco ai nemici per qualche attimo nel momento in cui vi troverete sguarniti e intenti a purificarne un’altra per poi ricominciare a combattere. Probabilmente consci di questi limiti, gli sviluppatori hanno pensato di espandere l’esperienza di gioco, proponendo anche sessioni puramente platform, sia bidimensionali sia in 3D, che in qualche modo compensano e bilanciano una giocabilità che, altrimenti, non sarebbe risultata sufficientemente varia e accattivante per tutta la durata dell’avventura.

 

Ciò che colpisce maggiormente di El Shaddai è, dunque, l’aspetto puramente grafico: una pioggia di colori cangianti che disegnano labilmente paesaggi d’incanto e panorami onirici di rara bellezza. È comprensibile, anche se non completamente condivisibile, la scelta degli sviluppatori di non voler macchiare cotanta grazia con un’interfaccia grafica in sovrimpressione… Ci ritroviamo così a parlare dell’ultimo potenziale difetto di El Shaddai, ovvero della totale assenza di qualsiasi indicatore di gioco su schermo. Lo stato di salute del protagonista Enoch, ad esempio, è correlato unicamente all’integrità della sua bianca armatura.

Solo completando il gioco vi verrà data la possibilità di ricominciare l’avventura con un’interfaccia a schermo. A ben vedere, avrebbe avuto più senso un approccio esattamente inverso, favorendo una prima esperienza più completa e, una volta assimilate le meccaniche di gioco, una seconda sperimentazione più libera e artisticamente appagante.

Alla luce di tutto ciò, come preannunciato in apertura d’articolo, risulta difficile valutare oggettivamente El Shaddai: Ascension of the Metatron senza tener conto dell’incredibile valore visivo di questo titolo, della sua intrinseca originalità, del coraggioso approccio pseudo religioso e delle discutibili, ma comunque comprensibili, scelte di gameplay.

Sebbene non eccelso in quanto a giocabilità, El Shaddai sa regalare spunti di indagine e momenti di estasi visiva. Un risultato non trascurabile in un panorama tendenzialmente obnubilante, dove il massimo della varietà è generalmente il nuovo perk dell’ennesimo sparatutto in soggettiva ultra realistico e violento. Per questo motivo non posso che soprassedere sui limiti di questo gioco, esaltandone i pochi, ma notevoli, pregi.