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L.A. Noire

Team Bondi e il genere Detective Story, con un'intensa prova attoriale

Voto WebNews
9,4
Data di uscita

20 Maggio 2011

Giudizi
  • Giocabilità9,2
  • Grafica9,7
  • Sonoro9,5
  • Longevità9,2
Pro

Straordinaria caratterizzazione dei personaggi. Sbalorditiva l'applicazione del Motion Scan. Struttura di gioco molto articolata: sezione investigativa profonda e coinvolgente, sezione dinamica efficace. Longevità garantita. Comparto sonoro pertinente e ben curato.

Contro

Struttura dei casi occasionalmente ripetitiva. Sporadiche incertezze nel framerate durante le fasi più dinamiche.

Di ,

Trama

Realizzato dal Team Bondi per Rockstar Games, L.A. Noire giunge finalmente alla prova del pad, dopo una gestazione particolarmente tribolata che ha tenuto impegnati gli sviluppatori australiani per svariati anni. Accolto con trepidazione in tutto il mondo da un pubblico che ha seguito con maniacale interesse ogni singolo dettaglio di questo processo, la Detective Story affonda le radici di un plot quanto mai articolato nella quotidianità dell’agente Cole Phelps, un incorruttibile reduce della Seconda Guerra Mondiale intento a scalare i ranghi della LAPD, nella Los Angelese del 1947.

Bando dunque ad ogni eccesso relativo ai vari GTA, cui L.A. Noire è stato più volte (erroneamente) accostato: pur condividendone struttura aperta e poliedrico gameplay, quest’ultimo vive infatti del codice morale del suo protagonista e, più in generale, delle procedure legali seguite dagli uomini del LAPD. Il che, se da un lato preclude l’attuazione di alcune pratiche, spiana al contempo la strada ad altre soluzioni di gameplay.

Piuttosto che vederci soltanto impegnati a seminare caos, nemici e proiettili per le strade della metropoli losangelina, L.A. Noire suggerisce pertanto un approccio più riflessivo, in cui l’azione nuda e cruda non può prescindere dall’esito di interrogatori, sopralluoghi e perquisizioni. Da qui l’introduzione di elementi di gameplay alquanto innovativi, come la possibilità di valutare la credibilità di un teste interpretando le sue espressioni, oppure prestando attenzione ai suoi eventuali tentennamenti.

Oltre a rappresentare una sfida spesso insidiosa, la conduzione di questo tipo di indagini va complicandosi al momento di esporre tesi e antitesi ai membri della giuria, il cui scetticismo, spesso alimentato da manovre non esattamente limpide, ci costringerà a sostenere con particolare perizia le nostre argomentazioni. Sarà dunque buona norma consultare costantemente il taccuino del buon Phelps, onde collegare indizi, esaminare sospetti e valutare il da farsi.

Sorretta in modo alquanto efficace da un interfaccia di gestione dei dialoghi particolarmente intuitiva, la sezione RPG del gioco è senz’altro quella che ha saputo rapire maggiormente la nostra attenzione, ma di certo non costituisce l’unico asso nella manica di L.A. Noire. A diluire i ritmi di un canovaccio che alcuni potrebbero altrimenti trovare prolisso, ci pensano infatti spettacolosi inseguimenti a quattro ruote e accese sparatorie, la cui efficacia è assicurata dal supporto di meccaniche di gioco collaudate. Agli aspetti più dinamici del gameplay, gli sviluppatori hanno abbinato infine diversi minigame di natura investigativa, in cui occorre analizzare oggetti, cadaveri o armi. Il tutto moltiplicato per ben 21 casi apparentemente slegati e relative side quest, che andranno dalla corruzione ai furti, dalle rapine fino agli omicidi, per poi culminare in intrighi di foggia governativa.

Al di là dei meriti del suo concept, è nel reparto tecnico che L.A. Noire offre comunque il meglio di sé. Oltre a delineare i contorni di una Los Angeles d’epoca tanto convincente da rivaleggiare ad armi pari con le più accurate ricostruzioni cinematografiche, il Team Bondi ha compiuto un vero e proprio miracolo di character design, i cui estremi si riflettono nelle straordinarie capacità interpretative dei protagonisti.

Ancor prima di colpire sotto il profilo armonico, dove efficace fisica ed eleganti animazioni la fanno da padrone, i modelli poligonali di questi ultimi sfoggiano difatti una mimica da Actor Studio, garantita dal supporto della nuova, sconvolgente tecnologia Motion Scan. Nel catturare ogni singola espressione assunta dagli attori reali che hanno prestato il volto ai protagonisti del gioco, questa risorsa permette in effetti a L.A. Noire di sovrastare qualsiasi altro tentativo effettuato in materia da tutti i videogame che l’hanno preceduto, inclusi persino Heavy Rain e Mass Effect.

La cura per i dettagli, il gusto per le inquadrature e la certosina gestione delle fonti di illuminazione arricchiscono, allo stesso tempo, ogni sequenza filmata legata alla storia portante, ponendo giusta enfasi su colpi di scena e dialoghi. Elementi, questi, ulteriormente impreziositi da un commento sonoro molto ispirato e da un doppiaggio anglosassone di altissimo livello.

In definitiva, il Team Bondi è riuscito a vincere una scommessa davvero complessa, confezionando non solo un affresco noir di intensità rara e tecnica raffinata, ma anche una produzione per molti versi unica nel suo genere. Consci dell’indiscutibile potenziale dell’opera, e sicuri che essa finirà col segnare un nuovo, cruciale passo in avanti nel percorso che separa i videogame dall’opera cinematografica vera e propria, ci congediamo pertanto da L.A. Noire consigliandone caldamente l’acquisto.