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LittleBigPlanet

C'è voluto un colpo di genio, ma ecco la PlayStation Difference

Voto WebNews
9,5
Data di uscita

4 Novembre 2008

Giudizi
  • Giocabilità9,4
  • Grafica9,8
  • Sonoro8,5
  • Multiplayer9,7
  • Longevità9,9
Pro

Uno stile grafico rivoluzionario si sposa alla perfezione con un concept di gioco potenzialmente infinito. Semplicemente sbalorditive le modalità Online

Contro

L’unico difetto di LittleBigPlanet risiede negli occhi di chi lo guarda: se vivete solo di Resistance e Resident Evil, forse è il caso di lasciar perdere

Di ,

Giocabilità

Esistono, essenzialmente, due differenti modi di vivere l’esperienza LittleBigPlanet. Il primo, e più tradizionale, consiste nell’esplorazione della Storia Principale: una modalità di gioco quanto mai ricca e oltremodo longeva che ci sentiremmo di paragonare a un incantevole viaggio nel Paese delle Meraviglie, lungo il quale riscoprire il fascino dei migliori Puzzle-Platform.

L’altro modo è, invece, quello di affidarsi all’Editor: una modalità dai connotati strutturali molto meno definiti e i risvolti ancor più imprevedibili, che rappresenta, a nostro avviso, il vero asso nella manica dell’intera produzione.

Sebbene entrambe le sezioni riescano comunque a condurre agilmente il giocatore verso sontuosi apici di intrattenimento, solo quest’ultima riesce infatti a scatenare appieno il potenziale della creazione di Mark Haley: perché limitarsi semplicemente a giocare quando si ha, in effetti, la possibilità di partecipare attivamente alla creazione dello gioco stesso?

Spieghiamoci meglio. Assorbendo con grande disinvoltura tutte le meccaniche proprie della sperimentale corrente video-ludica nota come User-Generated Content, l’Editor di LittleBigPlanet fornisce ai suoi ospiti tutti gli strumenti necessari a caratterizzare non solo il look dei protagonisti del gioco e la conformazione degli scenari in cui si muoveranno, ma anche la disposizione degli ostacoli e l’architettura delle trappole disseminate lungo il percorso.

In questo modo, ogni giocatore avrà la possibilità di generare da zero un numero potenzialmente infinito di stage, i quali, potranno essere successivamente ispezionati in cooperativa oppure condivisi via rete con ogni altro utente in possesso del gioco.

Impreziosita dall’opportunità di modellare a proprio piacimento anche le forme, le texture e persino i filtri grafici applicabili a ogni elemento, quest’opzione conferisce all’intera esperienza di gioco una longevità “sempiterna”.

Non basterebbe, probabilmente, una vita intera per sperimentare tutte le possibili combinazioni e la sola prospettiva di affrontare ognuno dei livelli creati dai membri della community potrebbe davvero spingere i gamer più ardimentosi sull’orlo della follia!

Alla luce di queste caratteristiche, nessuno dovrebbe dunque sorprendersi se, nel corso dei prossimi mesi, LittleBigPlanet divenisse il fulcro di una nuova, straordinaria cosmologia mediatica: con una struttura tanto poliedrica, questo titolo non presenta alcun limite concettuale che non sia strettamente legato alla creatività dei suoi giocatori.

Giudizio tecnico

Come ampiamente desumibile dalle immagini stipate nella nostra galleria, il concetto di creatività svolge un ruolo a dir poco cruciale anche nell’impalcatura tecnica di LittleBigPlanet. E non è certo eccessivo affermare che il suo comparto grafico rappresenti uno dei più radiosi acuti di Pop Art virtuale mai visti in un videogame.

Prendendo spunto dai più insignificanti accessori che riempiono la nostra quotidianità, i ragazzi della Media Molecule hanno creato un pittoresco universo fatto di cartone, bottoni, pezzi di stoffa, fiammiferi e ritagli. Un mondo fatato dove il banale diventa speciale, dove l’assemblaggio di freddi dettagli fotorealistici scaturisce in panorami che paiono disegnati da Willy Wonka in persona e dove ognuno degli amabili personaggi presenti in scena sembra saltato fuori da una delle più briose puntate di Artattack.

Roba da bambini, dite? Neanche a parlarne. Per costruire un sogno di questa portata non basta solo agitare allegramente il SIXAXIS a destra e a manca, ma dedicarsi anche alla calibrazione di parametri fisici sorprendentemente elaborati. Per far sì che scenari e trappole funzionino ad arte e non sfigurino rispetto a quelle create dagli altri utenti, occorrerà pertanto progettare il tutto con criterio, prendere le giuste misure, testare più volte i marchingegni  e quant’altro.

In altre parole, sembra quasi di rispolverare i vecchi mattoncini Lego, ma in modo più semplice e immediato, grazie alla comodissima interfaccia di controllo. Al di là dei pregi sopracitati, innanzitutto LittleBigPlanet sa infatti essere estremamente accessibile, un particolare tutt’altro che scontato data la vastità di materiali e contenuti che deve gestire.

Se credete poi che il proverbiale Tallone d’Achille possa celarsi nel comparto sonoro, vi sbagliate di grosso! A dispetto della famigerata canzone “scorretta” che ne ha causato il momentaneo ritiro il giorno dell’uscita, anche questo comparto presenta numeri di alto livello sia in campo melodico che nella riproduzione degli effetti.

A questo punto, l’unico modo per smorzare il nostro entusiasmo è tenere a mente come, spesso, questo genere di prodotto tenda a far maggior presa sulla critica piuttosto che sul pubblico. Ma la verità è che LittleBigPlanet è troppo “vivo” per passare inosservato. Non a caso, tempo fa i suoi autori lo descrissero come “un’indomabile creatura in costante evoluzione”. Ed ecco il suo pregio principale: una volta messo al mondo, il pargolo cresce e si evolve autonomamente e, un giorno, potremo dire orgogliosi di aver contribuito alla sua crescita.