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Operation Flashpoint: Red River

Una gustosa ricetta bellica a base di strategia cooperativa e libertà d'azione

Voto WebNews
7,8
Data di uscita

21 Aprile 2011

Giudizi
  • Giocabilità7,9
  • Grafica8,1
  • Sonoro7,0
  • Multiplayer8,0
  • Longevità8,0
Pro

Operation Flashpoint: Red River conquista con il suo ritmo ponderato, esaltando un approccio cooperativo e finemente tattico alle missioni...

Contro

...peccato che la componente grafica non sia all'altezza delle sue ambizioni di realismo, nonostante l'utilizzo del potente EGO Engine.

Di ,

Trama

Codemasters, comunemente associata a nomi imponenti nel panorama dei titoli di guida, come DiRT o GRID, mette in gioco le sue credenziali impiegando il suo possente EGO Engine per ricreare un contesto molto diverso da quello corsaiolo nel quale è propriamente a suo agio. Operation Flashpoint: Red River è il terzo capitolo della serie bellica Operation Flashpoint, fortemente incentrata su un approccio tattico all’esperienza di guerra.

Il primo Operation Flashpoint, sottotitolato Cold War Crisis, risale al lontanissimo 2001 e, nonostante la sua apparizione su Xbox (2005), è rimasto un titolo prevalentemente orientato al mercato PC. Solo il secondo, Dragon Rising, ha avuto adeguata risonanza nel mercato console (PS3 e 360), semplificando leggermente la ricetta di gioco per venire incontro alle esigenze di chi combatte con il pad alla mano.

Probabilmente proprio per questo motivo, Codemasters ha deciso di raffinare ulteriormente la formula proposta, cercando di limare i difetti del precedente capitolo e mantenendo al tempo stesso inalterata l’accessibilità anche per chi non è un guerrafondaio PC-ista. Per Operation Flashpoint: Red River è stata appositamente predisposta una rosa di livelli di difficoltà, ognuno adatto ad esigenze di realismo differenti.

Il presupposto, però, è quello di offrire comunque una visione della guerra molto realistica e ben poco spettacolarizzata, al contrario, ad esempio, di un Call of Duty a vostra scelta. Insomma, se da un FPS cercate una gratificante azione in solitario, dove voi siete gli eroi che abbattono facilmente decine e decine di nemici con una raffica di colpi, è meglio che dirottiate i vostri risparmi su altri tipi di prodotto. Non ne facciamo un discorso di qualità, ma di aspettative.

I diversi livelli di difficoltà influiscono sulla ricchezza delle informazioni tattiche che vengono fornite al giocatore, partendo dal sottinteso che principianti e casual gamer avranno bisogno di molti più dati per non fallire miseramente la missione proposta. Viceversa, gli appassionati di strategia troveranno pane per i loro denti selezionando una difficoltà elevata, che richiede un’attenta pianificazione degli spostamenti e degli ordini impartiti ai compagni di squadra, in seguito all’esplorazione e valutazione delle aree circostanti. Va ricordato che è possibile affrontare ogni missione in compagnia di altri tre amici, che si sostituiscono alle I.A. dei propri commilitoni.

Il livello di sfida proposto è così elevato che vale spesso la regola del singolo colpo andato a segno, quasi sempre letale sia per voi e il vostro team che per gli avversari. Nella migliore delle ipotesi, se la difficoltà selezionata non è la massima prevista, vi ritroverete in terra gravemente feriti. Anche se, a onor del vero, è sufficiente trovare alla svelta un riparo e tamponare la ferita in attesa che un compagno di squadra possa prendersi cura di voi.

Nell’ottica di una mortalità in-game generalmente molto elevata, è necessario affidarsi largamente a tattiche di copertura e collaborazione. Per questo motivo, molto dell’impegno profuso dagli sviluppatori nel migliorare l’esperienza di gioco è stato indirizzato verso una rinnovata e più funzionale gestione degli ordini che è possibile impartire, richiamabili con il tasto dorsale destro e selezionabili da un menu circolare.

La campagna in singolo risulta appagante, longeva e decisamente più movimentata rispetto al già citato Dragon Rising, offrendo una vasta gamma di situazioni tattiche volte a sfruttare al massimo tutte le potenzialità offerte dalla buona intelligenza artificiale dei propri compagni di squadra. Ma Operation Flashpoint: Red River, proprio in virtù della sua impostazione cooperativa, ha molto da offrire anche al di fuori del contesto della campagna principale, garantendo una corposa portata di modalità bonus (Fireteam), che possono essere affrontate sia in multiplayer che in singolo, facendo affidamento anche sui compagni gestiti dalla CPU.

Ciò che caratterizza Red River è il fatto che si tratti sostanzialmente di un gioco basato su modalità coop, tralasciando volutamente la competitività propria dei classici FPS e garantendo il libero accesso a qualsiasi sessione di gioco in corso.

Il settore in cui Red River stenta a decollare, invece, è proprio la realizzazione tecnica. Nonostante la buona fama dell’EGO Engine (impiegato anche nella realizzazione di Dragon Rising), ci troviamo di fronte a modelli poligonali poco definiti, volti inespressivi, animazioni discutibili, o ancora problemi nella gestione delle ombre. Difetti che nel complesso vanno a cozzare contro le ambizioni di marcato realismo del gioco, privandolo dell’impatto grafico necessario a garantire la sensazione di trovarsi veramente su un campo di battaglia.

Il rovescio della medaglia è che, comunque, sono state ricreate ambientazioni vastissime e prive di barriere invisibili o percorsi predefiniti. Il profilo delle montagne sullo sfondo riesce a conferire un senso delle proporzioni notevole. Eppure Operation Flashpoint: Red River, nonostante le sue indubbie doti e l’interessante impostazione esplicitamente cooperativa, non riesce a coinvolgere completamente il giocatore per via del limitato impatto estetico, soprattutto se paragonato all’elevatissima media della concorrenza.