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Quantum Theory

Buona grafica ma gameplay ormai ordinario per un Gears of War in salsa nipponica

Voto WebNews
7,4
Data di uscita

Giudizi
  • Giocabilità7,5
  • Grafica8,0
  • Sonoro7,1
  • Longevità7,0
Pro

Veste grafica sufficientemente curata. Ambientazione spesso peculiare. Design di armi e personaggi più che valido, anche se già visto

Contro

Fin troppo evidenti le similitudini concettuali con Gears of War. Gameplay efficace, ma oramai ordinario. Trama banale. Multiplayer e Co-Op Mode altrettanto scontati. Level Design troppo lineare

Di ,

Trama

Quantum Theory è uno sparatutto in terza persona con visuale su spalla ispirato più o meno impunemente al celeberrimo Gears of War. Prodotto in tandem da Tecmo e Koei, dopo un’iniziale fase a opera dell’emergente Team Tachyon, Quantum Theory prende corpo tra le rovine di un pianeta Terra ormai devastato da un micidiale conflitto atomico: un mondo oscuro e desolato, in cui il male puro ha assunto forma concreta e i pochi sopravvissuti si radunano in sparute comunità nomadi, nella speranza di sfuggire a un fato crudele.

Da una di esse sorge Syd, giovane guerriero dal cuore indomito che, in qualità di alter ego dei giocatori, intraprenderà un lungo viaggio volto a riportare la pace sulla Terra. Per riuscirci, egli dovrà raggiungere la nera torre in cui alberga il maligno e sradicarlo dal suo trono, il che implicherà, ovviamente, lo sterminio dei suoi numerosi servitori, molti dei quali armati fino ai denti.

Rispettando pressoché alla lettera i dogmi concettuali enunciati da Cliff Bleszinsky, il gameplay di Quantum Theory propone una formula tanto semplice quanto efficace: sparare a ogni cosa si muova sullo schermo, con l’implicito obbligo di sfruttare a dovere la potenza di fuoco propria di un arsenale piuttosto versatile, nonché tutti i punti di copertura presenti in scena.

Grazie all’ausilio di una comoda interfaccia di controllo e al parallelo sostegno di un sistema di puntamento altrettanto collaudato, il tutto scorre su schermo senza incontrare particolari scogli, mostrando tuttavia il fianco a una certa ripetitività, che non trova sollievo nemmeno nel level design, decisamente lineare. Quest’ultimo vive, in effetti, di soli corridoi intervallati da stanze più o meno spaziose, in cui non è comunque possibile affrontare più di quattro o cinque avversari in contemporanea.

Sebbene la rountine dell’azione preveda occasionali confronti con Boss e nemici appollaiati su postazioni sopraelevate, l’esperienza ludica ha il fiato corto, e non soltanto in termini di longevità: né il Co-Op Mode, né il supporto di un’onesta opzione multiplayer riescono di atti a migliorarla significativamente.

Le assonanze concettuali tra Quantum Theory e Gears of War appaiono più che evidenti anche in ambito grafico, tant’è che si potrebbe persino confondere con il lavoro realizzato dal team Epic! Prima ancora di emergere dai tratti strutturali propri dell’U3 Engine, questa somiglianza si manifesta in un character design contaminato da un’impronta stilistica praticamente speculare (non a caso, il modello poligonale di Syd, come pure quelli degli avversari, presentano contorni tozzi ed esasperati). Almeno in termini di ambientazione e attrezzature militari, Quantum Theory cerca di asserire una sua indipendenza…

Caratterizzati da bizzarre architetture liberty, gli interni della Torre appaiono, ad esempio, coloratissimi e spaziosi, mentre le armi sembrano risentono di marcate contaminazioni bio-tecnologiche. Questi elementi finiscono, ovviamente, per entrare subito in forte contrasto con il resto, conferendo un look troppo ibrido dell’intera produzione.

In tal senso risulta davvero complesso emettere un giudizio oggettivo sull’operato degli sviluppatori: laddove alcuni potrebbero restare perplessi, molti saprebbero magari individuare gli estremi di una scelta vincente. Di conseguenza, vi invitiamo ad osservare accuratamente le immagini e i video di contorno all’articolo.

Discorso a parte, la fisica di gioco: efficace fin quando si tratta di registrare gli impatti tra i colpi delle armi e i corpi dei nemici, ma praticamente assente nell’interazione con i fondali.

Alla luce di quanto visto e anche in virtù di un comparto sonoro che dà il meglio di sé solo per l’effettistica, prendiamo congedo da Quantum Theory attribuendogli un giudizio positivo, anche se tutt’altro che entusiastico… Benché gradevole, la sua endemica mancanza di originalità finisce per tarpargli le ali, relegandolo al limbo delle “variazioni sul tema”.