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Silent Hill: Downpour

Konami riscopre la ricetta segreta del terrore con Silent Hill: Downpour?

Voto WebNews
8,1
Data di uscita

29 Marzo 2012

Giudizi
  • Giocabilità7,4
  • Grafica7,9
  • Sonoro8,9
  • Longevità8,0
Pro

Disturba e genera quel terrore psicologico tipico dei primi capitoli. Offre discreta libertà e premia l'esplorazione. Le side quest arricchiscono la trama. Ottima colonna sonora.

Contro

Meccaniche di combattimento farraginose e frustranti, esacerbate da una gestione isterica delle inquadrature. Bestiario anonimo e scontato, che stride con l'ottima atmosfera delle ambientazioni. Framerate incostante.

Di ,

Trama

Da sempre la saga di Silent Hill ha puntato su un tipo di concezione horror marcatamente orientale, incentrata maggiormente sul disagio psicologico ed emotivo che la trama era in grado di suscitare, piuttosto che abusare di immagini esplicite e scene splatter, proprio per generare un diverso tipo di terrore nel giocatore. L’apice del concetto di horror made in Konami fu raggiunto con Silent Hill 2, glorioso titolo PlayStation 2 le cui malinconiche e strazianti atmosfere hanno lasciato un segno profondo in coloro che hanno avuto il piacere di portarlo a compimento, più e più volte per ogni finale previsto. Il livello di coinvolgimento e la qualità narrativa che hanno graziato il secondo capitolo della serie non sono mai più stati eguagliati successivamente, anche se l’onesto terzo episodio (sempre per PS2) ha segnato nuovi traguardi artistici e tecnici sul versante puramente grafico. Silent Hill: Downpour arriva oggi sui nostri schermi a circa tredici anni dal capostipite della serie, uscito nel lontano 1999 su PlayStation, e si trova dover fare i conti con una manciata di mancati reboot e di discutibili spin-off, orfani della vena creativa tipica delle origini del survival horror targati Konami Computer Entertainment Tokyo.

Nel corso degli anni, infatti, si sono avvicendati al team interno altri sviluppatori nella realizzazione dei titoli successivi a Silent Hill 4: The Room. Questa volta, per Silent Hill: Downpour, la direzione del progetto è toccata a Vatra Games. Mi sono accostato a questo titolo con la mente il più possibile libera da preconcetti, cercando di ignorare i fallimenti pregressi, nonché il fatto che l’uscita del titolo sia stata posticipata in seguito a una pioggia di feedback non proprio lusinghieri in occasione della demo presentata allo scorso E3.

La trama di Silent Hill: Downpour ruota attorno a un nuovo protagonista, Murphy Pendelton, apparentemente un poco di buono e un violento, forse vittima degli eventi. Il vostro alter ego sarà un detenuto che sta scontando le proprie colpe, delle quali verrete tenuti debitamente all’oscuro nel momento in cui farete la sua conoscenza. L’incipit, che strizza l’occhio a molti elementi classici della serie, vede Pendelton obbligato a un trasferimento verso una prigione ancora più dura di quella nella quale alloggia. Come tutte le vittime chiamate a giudizio da Silent Hill, anche Pendelton rimarrà coinvolto in un incidente stradale che lo lascerà solo con se stesso… ma indubbiamente in compagnia di qualcos’altro.

A dispetto di un approccio tanto classico, la trama di Silent Hill: Downpour riesce comunque a inchiodare davanti allo schermo, proponendo un protagonista carismatico, chiamato ad affrontare il suo passato e a prendere decisioni morali in grado di influenzare l’epilogo del suo viaggio delirante in quell’inferno in terra che è Silent Hill.

Le ambientazioni, sia al chiuso che all’aperto, sono profondamente disturbanti e terrificanti al punto giusto da togliervi la sicurezza di esplorarne tranquillamente ogni angolo, ma strutturate con intelligenza tale da non privarvi del desiderio di farlo… a malincuore, col terrore di essere aggrediti da qualche abominio. Il sottotitolo del gioco, tradotto in Italiano, vuol dire “acquazzone” oppure “diluvio” e non mancheranno, infatti, momenti in cui nubi tempestose e cariche di lampi si abbatteranno sulle strade di Silent Hill, vomitando acqua sull’asfalto e inducendo le deformi creature nemiche a comportamenti decisamente più aggressivi nei vostri confronti! Vi sarà perfino concesso di percorrere la città anche attraverso i tunnel della metro, ma questo non potrà salvarvi dalle inquietanti presenze che popolano la spettrale cittadina.

I continui passaggi tra il piano reale e il deforme universo parallelo che si nasconde sotto il sottile e fragile strato di normalità che ricopre Silent Hill, da sempre caratteristica distintiva della serie, sono stati arricchiti dall’introduzione di sessioni di inseguimento al cardiopalmo. Generalmente, infatti, il passaggio alla realtà parallela preannuncia la comparsa di un’entità immateriale, una sfavillante luce rossa che inseguirà Pendelton fino a prosciugarne completamente l’energia vitale. L’unica soluzione per evitare la morte certa in Silent Hill: Downpour sarà quella di fuggire il più velocemente possibile, sperando di aver scelto il percorso giusto. Se, da un lato il dover decidere verso quale direzione farsi largo tra ostacoli e mostruosità varie incute un discreto senso di ansia, è anche vero che, alla fine dei conti, dovrete solo ripetere tali sessioni finché non avrete scoperto il percorso corretto. Una meccanica di cosiddetto trial & error che potrebbe far storcere il naso a qualche giocatore.

Purtroppo, Vatra Games ha deciso di mantenere, nel bene e nel male, un approccio abbastanza canonico per quanto riguarda la giocabilità, non discostandosi di molto dalle linee guida imposte dal genere survival horror classico e, nello specifico, da una serie che è stata concepita alla fine del secolo scorso, con risultati anacronistici in molte scelte di game design. Il sistema di combattimento, ad esempio, appare fin troppo rudimentale e incentrato prevalentemente su dinamiche farraginose da hack’n slash: le armi che racimolerete in giro non faranno altro che rompersi con eccessiva facilità, ma soprattutto non potrete fare affidamento su un sistema di lock dell’avversario. Troppo spesso, inoltre, sarete obbligati al confronto diretto e le meccaniche di lotta, per nulla rifinite e affette anche da una gestione nevrotica delle inquadrature, renderanno indubbiamente frustranti gli scontri corpo a corpo. Silent Hill: Downpour si salva in extremis solo per via del fatto che, finalmente, il protagonista sia in grado di muoversi come un essere umano più che come un cingolato (difetto del quale si è liberata da poco anche l’altra famosa serie survival horror, Resident Evil).

Anche nella gestione della telecamera, Silent Hill: Downpour risulta limitato dalla decisione di aderire al dictat dell’originale Silent Hill, il quale imponeva inquadrature claustrofobiche e un range di visibilità circoscritto dalla coltre di nebbia imperante: costrizioni verosimilmente correlate ai limiti hardware delle console del tempo. Per fortuna Vatra Games si è anche presa qualche libertà, e ha reinterpretato parzialmente la ricetta originale, utilizzando il sistema di inquadrature fisse solo in determinate situazioni e optando per una gestione libera della telecamera per la restante parte dell’avventura. Sempre in un’ottica di fedeltà all’originale, ma con un pizzico di feature contemporanee, potrete usufruire di un inventario in sovrimpressione decisamente più snello che in passato, così come dell’assegnazione dei medikit alla semplice pressione verso destra della croce direzionale. Soluzioni che, nell’insieme, slanciano il gameplay e lo rendono appetibile, anche se non perfetto.

Nel level design si percepisce il desiderio di offrire qualcosa di più dei soliti percorsi obbligati, pur non riuscendo a centrare completamente l’obiettivo. Per certi versi, la sensazione di libertà di percorso ricorda quella concessa in Alan Wake, complice anche l’iniziale ambientazione silvestre. Potrete battere alcune strade alternative, ma sopratutto visitare l’interno di alcune delle case di Silent Hill. Chi di voi, ai tempi del primo capitolo della serie, non ha provato a introdursi inutilmente in una delle misteriose porte di appartamenti e negozi? La cosa positiva è che questi stabili corrispondono a tutti gli effetti a delle missioni secondarie, le quali vi metteranno davanti a puzzle e stralci narrativi inediti, che vi frutteranno una manciata di rifornimenti extra in più e arricchiranno l’esperienza di gioco del retrogusto inquietante di nuove e agghiaccianti leggende metropolitane. Tutti coloro che vorranno (e avranno il coraggio) di esplorare fino in fondo Silent Hill, potranno godere del valore aggiunto di queste side quest.

Graficamente parlando il titolo appare, purtroppo, claudicante. Non si tratta di una questione di mero poly-count e texturing, la cui bontà è garantita dalle doti intrinseche dell’Unreal Engine. Ambientazioni e personaggi hanno, anzi, una discreta resa visiva, anche se altalenante e sofferente per via di un framerate ballerino. Il vero problema sembra più correlato a scelte di stile: a fronte di ambientazioni suggestive e di un mood generale convincente, non troverete adeguato riscontro nel design dei nemici, decisamente anonimi e ben lontani dalle vette di disturbante deformità dei primi capitoli. Gli umanoidi di Silent Hill 2 dal torso fasciato in disgustosi bozzoli (concepiti ispirandosi a un membro del team Konami che, entrando la mattina in ufficio, ascoltava la musica in cuffia con le mani in tasca e il cappuccio della felpa alzato) erano e sono tutt’ora avanti anni luce rispetto alle scontatissime donne possedute e ai prigionieri mutanti che popolano il bestiario di Silent Hill: Downpour.

La colonna sonora riesce invece a convincere pienamente, grazie al talento del compositore statunitense Daniel Licht, che annovera fra i sui recenti lavori anche il tema del serial drama americano Dexter. Il mix struggente e inquietante di sonorità che Licht ha confezionato per Silent Hill: Downpour omaggia apertamente le indimenticabili opere realizzate da Akira Yamaoka, compositore giapponese che ha prestato il suo talento a Konami fino al 2009, realizzando l’accompagnamento sonoro dei Silent Hill degli anni d’oro. Non mancheranno vere e proprie citazioni, come quando il jukebox di un pub abbandonato riprodurrà, previo inserimento di qualche centesimo, l’indimenticabile main theme di Silent Hill 2. Fra rimandi espliciti e composizioni originali, l’audio di Downpour rappresenta probabilmente la parte migliore dell’intera produzione.

In definitiva, questo nuovo Silent Hill porge il fianco a diverse critiche, eppure, nonostante i suoi evidenti difetti, riesce comunque a incutere quel particolare tipo di terrore che apparteneva ai primi capitoli della serie. Pur non brillando di luce propria, Downpour riflette lo splendore perverso dei primi Silent Hill, riportando parzialmente la serie sui binari dopo un lungo periodo di deragliamento. Vatra Games ha cercato di riproporre quanto di buono era stato offerto in passato, limando qualche difetto e apportando leggere ma interessanti modifiche.

La ragione del successo di Silent Hill: Downpour è, paradossalmente, anche l’origine dei problemi di questo gioco, che non riesce a uscire dal vetusto seminato, ma che risulta gradevole soprattutto agli occhi dei fan di vecchia data proprio perché così vicino (più nello stile che nella forma) ai fasti delle origini. Lo completerete in una decina d’ore, ma in molti lascerà acceso il masochistico desiderio di tornare a vestire i panni di Murphy Pendelton, per cercare di scoprire qualche altra agghiacciante verità che si cela tra le pieghe di Silent Hill.