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The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena

Ripercorrere le orme del successo, specie se al buio, non sempre premia

Voto WebNews
6,9
Data di uscita

24 Aprile 2009

Giudizi
  • Giocabilità7,0
  • Grafica6,5
  • Sonoro6,5
  • Multiplayer7,5
  • Longevità7,0
Pro

Solida struttura FPS. Buona atmosfera. Recitazione di Vin Diesel

Contro

AI mediocre. Gameplay poco innovativo. Graficamente superato. Pessima gestione degli obiettivi di gioco. Minime aggiunte rispetto al titolo originale

Di ,

Giocabilità

The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena sfrutta i medesimi paradigmi di gioco del precedente capitolo, espandendone alcuni aspetti e colmando qualche lacuna.

Il titolo sfrutta la solida meccanica FPS alla base di Escape from Butcher Bay, incentrata sulla forza bruta di Riddick e sulla sua capacità di sfruttare l’oscurità per tendere letali attacchi al nemico. Tale elemento rappresenta il principale fattore di vantaggio che l’eroe ha nei confronti del nemico, nettamente superiore sia in termini numerici che di equipaggiamento.

Anche in questo capitolo è possibile eseguire una certa varietà di attacchi, siano essi a mani nude che con armi bianche o da fuoco, ma la costante presenza del buio rappresenta l’unica possibilità del nostro eroe di sopravvivere, se non altro per la totale assenza di equipaggiamenti protettivi a sua disposizione.

Quest’ultimo aspetto richiede cautela: anche se è possibile attaccare direttamente il nemico, bastano pochi colpi subiti per porre fine anticipatamente alla partita.

Come il capitolo precedente, anche The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena può sfruttare una gestione piuttosto originale dell’energia vitale, rappresentata su schermo mediante una serie di cubi. Subendo alcuni danni, l’ultimo cubo di energia potrà rigenerarsi automaticamente a patto di riuscire ad attendere qualche secondo in un luogo sicuro. Nel caso Riddick subisca danni considerevoli, o non abbia la possibilità di rifiatare adeguatamente, potrà rischiare di perdere uno o più cubi di energia, che non sarà possibile ripristinare a meno di non raccogliere un pack medico.

Per quanto riguarda i nemici, registriamo molte ombre e poche luci, in sintonia con l’atmosfera del gioco. Proprio come avveniva nel primo episodio, l’IA degli avversari di Riddick è davvero mal implementata, finendo con lo svilire parecchio l’esperienza di gioco. Per esempio, i droidi nemici appaiono completamente imbelli ed incapaci di compiere azioni anche solo lontanamente intelligenti, ignorando tutto ciò che cade fuori dal loro campo visivo. I nemici umani sono leggermente meno stupidi, ma, sostanzialmente, eseguono due sole azioni, vale a dire attaccare alla cieca e cercare copertura, alternandole spesso a casaccio.

Un altro grave problema di gameplay è il pessimo modo con cui il gioco indica gli obbiettivi da raggiungere. Spesso ci si trova a domandarsi cosa sia necessario fare per proseguire, finendo col vagare senza meta nei corridoi dell’astronave in cerca di qualsiasi indizio utile, in preda a una profonda frustrazione.

Aggiungendo al tutto una quasi totale oscurità, sarà facile rendersi conto di quanto questa dissennata scelta di design possa arrecare danni alla stabilità del vostro sistema nervoso. Si tratta di una situazione anacronistica, tipica dei giochi appartenenti ad ere informatiche del passato, una lacuna inaccettabile, a nostro avviso, per un gioco del 2009!

Per quanto riguarda il multiplayer, assente dal primo capitolo, The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena vanta una discreta implementazione, che consente di sfruttare un buon numero di mappe e garantire un sufficiente divertimento.

Sono state purtroppo eliminate le scene interattive di dialogo fra i personaggi del gioco, che consentivano di sviscerare l’interessante personalità di Riddick, nonché di ascoltare il profondo timbro baritonale della voce di Vin Diesel. È un peccato poiché, se debitamente espanse, avrebbero potuto aggiungere qualcosa all’esperienza di gioco.

In generale, l’impressione che deriva dal gameplay di The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena è piuttosto interlocutoria. Essendo passati ben cinque anni (e un’era videoludica) dall’esordio della saga di Riddick su console, sarebbe lecito aspettarsi qualcosa più di un mero pseudo remake. È un peccato sfruttare solo parzialmente il carisma di un personaggio come Riddick e, soprattutto, riscontrare una totale assenza d’innovazione.

Giudizio tecnico

Sin dalle prime battute, The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena appare come un remake in HD del primo capitolo. Se, all’epoca, il debutto della saga di Riddick su Xbox e PC rappresentava un eccellente esempio di programmazione e di rappresentazione artistica, il titolo Atari mostra, oggi, impietosamente il fianco in entrambi i campi.

La nuova versione dei paradigmi estetici mutuati dal primo capitolo, non sufficientemente aggiornati, non riesce a colpire l’attenzione, finendo inevitabilmente nel miasma di anonimi titoli HD.

Gli ambienti sono realizzati in maniera più che dignitosa, con un discreto dettaglio e una sufficiente ispirazione (seppur altalenante), ma appaiono sempre e comunque una sorta di remake in HD dei livelli del primo Riddick.

La monotonia delle ambientazioni ha poi un effetto negativo anche sul gameplay, poiché contribuisce alla sgradevole sensazione di smarrimento, aggravata dalla penuria di indicazioni sulle azioni da compiere per proseguire l’avventura. Dopo aver apprezzato sistemi di navigazione evoluti come quello utilizzato da Dead Space, un titolo di ambientazione e stile grafico molto simile, The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena rappresenta un netto regresso in materia.

Sottolineiamo anche il gran senso di piattezza restituito dalle superfici del gioco, dovuto alla penuria di elementi modellati e all’abbondanza di dettagli rappresentati mediante mappe bidimensionali. Anche in materia di texture il discorso è analogo: scarsa varietà, ispirazione e novità.

Così come avveniva nel primo capitolo, anche le animazioni sono realizzate in maniera piuttosto discutibile, in particolare nell’espressività dei volti e nello spesso impreciso sincronismo labiale.

Inoltre, avvalendosi dell’uscita video HDMI, presente su PS3 e sui modelli recenti di Xbox 360, sarà inevitabile notare una gran quantità di artefatti grafici, in parte nascosti dalla minore nitidezza dell’uscita VGA in dotazione alla console Microsoft.

Probabilmente il motivo di tanta trascuratezza deriva dalla tribolata gestazione alla base del gioco, più volte a rischio di cancellazione, ma si tratta di aspetti che non costituiscono alcuna giustificazione agli occhi dell’utente, già costretto a spendere cifre tutt’altro che irrisorie per un videogioco.

Per quanto riguarda il sonoro, disporre del carisma di un attore famoso come Vin Diesel, che ha prestato la sua voce a Riddick anche per quest’avventura, rappresenta un fattore molto importante per il coinvolgimento dell’utente. Il resto degli effetti e delle musiche rientrano nella media dei titoli del genere, senza particolari momenti di gloria. Il confronto del comparto audio del titolo Atari con quello di titoli del calibro di Dead Space è quasi imbarazzante.

In sintesi, The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena, pur essendo realizzato in maniera più che sufficiente, non riesce a convincere appieno. Troppo simile al capitolo precedente, privo di interessanti innovazioni o aggiunte creative, tecnicamente superato e tutto sommato trascurabile nell’attuale panorama videoludico. Come nota positive sottolineiamo un impianto di FPS tattico piuttosto riuscito.