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La risposta di FilmIsNow alle critiche

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In risposta a questo post scritto sull’operato di FilmIsNow (di fatto l’unico venditore italiano di film in rete) ho ricevuto un’interessante risposta dai diretti interessati. La copiaincollo qua sotto sperando di fare cosa gradita a loro e di illustrare bene anche il loro punto di vista sulla questione.

Io da par mio le mie idee le ho espresse non solo nel post in questione, ma anche rispondendo direttamente a loro nei commenti. A voi ora.

Gabriele, l’attenzione che hai riservato alla nostra iniziativa ci conforta molto: speriamo davvero di poterci far ascoltare.

Ma lasciami fare qualche considerazione sul tema che ha ispirato il titolo del tuo post. Iniziamo col rapporto qualità/prezzo: innanzi tutto il prezzo medio di un film in download permanente (acquisto) si è molto abbassato da 6 mesi a questa parte, tanto che oggi è intorno ai 7.90 euro. Circa la metà della nostra library (330 film in totale, che diventeranno 500 agli inizi del 2008) è costituita da film che hanno un prezzo massimo di 6.90. In linea con i prezzi praticati da servizi analoghi in Europa. E questo risultato lo abbiamo raggiunto, non senza fatica, facendo nuovi accordi con le case cinematografiche e trovando partner più “aperti” al nostro approccio. Ciò non toglie che il prezzo che pratiamo al pubblico è una diretta conseguenza delle royalty che le case cinematografiche esigono da noi. E anche la qualità è rigidamente fissata dai contratti, con margini di manovra ad oggi particamente nulli.
Detto questo, basso o alto che sia, un prezzo c’è. O, meglio, lungo la catena del valore c?è sempre un punto in cui qualcuno paga una somma: a breve questo qualcuno potrebbe NON essere il consumatore finale, ma altri che “sussidia” il prezzo del contenuto audiovisivo LEGALE. Perdonami, ma non sono assolutamente d’accordo con te quando affermi che il contenuto digitale debba essere una commodity, un “bene gratuito”. Dietro quel contenuto, come sappiamo, c’è una creazione, un’opera dell’ingegno, una quantità notevole di lavoro collettivo, un “valore” vero e proprio. Perché mai questo valore non dovrebbe essere ripagato? L’affermazione “perché pagare se posso averlo gratis”, in questo contesto, sa un po’ di apologia di reato (absit iniuria verbis). Alla stessa stregua, qualcuno potrebbe dire: perché pagare un dvd se posso rubarlo? In buona sostanza, una cosa è lavorare sul rapporto qualità/prezzo (e su questo ci stiamo lavorando, ti assicuro), un’altra è pensare che il contenuto debba essere di per sè gratuito. Soprattutto se è dietro questo “gratuito” c’è un’azione ILLEGALE.
Infine, due parole sull’esperimento dei Radiohead. Innanzi tutto, non possiamo considerarlo un termine di paragone perché, nella fattispecie, loro sono autori e produttori di se stessi, quindi della loro proprietà intellettuale e artistica fanno quello che vogliono. Nel cinema la stessa cosa potrà avvenire solo quando un autore/produttore metterà i suoi soldi per fare un film e distribuirlo in “offerta libera”. Francamente credo che questa ipotesi sia ancora lungi dall’essere realizzabile. FILM IS NOW è un operatore di digital delivery, ovvero un distributore digitale, quindi non ha alcuna possibilità di fare oggi una cosa alla “Radiohead” (i quali, sia detto per inciso, se la sono potuta permettere perché ben sazi di quanto mangiato al tavolo delle major discografiche nonché dei diritti che continuano a godere dalle collecting societies mondiali). A meno che, un domani, qualcuno non si unisca a noi per sussidiare a monte il prezzo che i titolari dei diritti pretendono.
Non voglio annoiare nessuno, mi fermo qui. Non senza aver ricordato che il FILM IS NOW che tu giudicasti un anno fa è, nel frattempo, piuttosto cambiato (anche tenendo in conto le tue critiche, senz’altro preziose). E diverse migliaia di utenti, nel frattempo, ce ne hanno dato atto.