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La tragica fine di Revver

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Mi sono chiesto spesso che fine avessero fatto molti dei siti di video sharing che poco più di una anno fa erano emersi come fantomatici competitor di YouTube, tutti pronti a giocarsi le proprie carte puntando su elementi diversi. Uno in particolare, Revver, pareva destinato a grandi cose, poichè cercava di rubare utenti a YouTube pagandoli per ogni view. In sostanza i più virali tra i video, se ospitati lì, avrebbe fruttato tantissimo e così fu effettivamente per alcuni. Ricordo che anche Lonelygirl15 fu distribuito su quel canale ad un certo punto.

Scopro ora però che Revver è sull’orlo del fallimento, ha ridotto lo staff a meno della metà e sembra che siano senza soldi e dunque sul mercato da tempo. Il prezzo di vendita sarebbe intorno ai 400.000$ ma nessuno si fa avanti, anche perchè la compagnia ha anche debiti per un milione di dollari di cui dovrebbe farsi carico il compratore.

Dov’è stato il problema? Principalmente il fatto che la strategia di retribuire bene poche persone, selezionando il materiale di qualità non ha pagato. Non è dato sapere se il materiale non fosse sufficientemente di qualità o se sia proprio la qualità a non attrarre utenti. Tuttavia io propendo per la seconda ipotesi e non perchè pensi che la qualità in rete sia schifata (anzi!) ma perchè la qualità non è prevedibile.

La forza di YouTube e i suoi viral hits sta nel one shot, l’utente che pubblica un video virale e poi mai più nulla perchè ha un’intuizione quasi casuale o recupera del materiale per caso. Cose imprevedibili e soprattutto non replicabili. E ancora: nessuno segue gli autori di video su YouTube (se non per lo 0,5% dell’élite), in questo senso si perde sempre di più il culto dell’autore a causa dell’overload informativo.

E così anche se alcuni produttori di video su Revver hanno degli utenti che gli sono fedeli e li seguono tutto questo non basta, come probabilmente non è bastato nemmeno il modello di business. Insomma l’esperimento Revver di premiare il materiale e gli autori più di qualità con metà degli introiti pubblicitari non ha attirato visitatori nè generato un circolo virtuoso, a parte qualche piccolo caso isolato si può dire sostanzialmente che è stato ignorato. La cosa peggiore.