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Wikileaks: la legge anti-Internet per favorire Silvio Berlusconi

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Tra le moltissime indiscrezioni uscite dal Cablegate, ce n’è una che riguarda anche il Web. L’ha pubblicata il giornale conservatore spagnolo “El Paìs”, che stamani ha pubblicato la relazione dell’ambasciatore David Thorne datata 3 febbraio 2010 dove smontava pezzo per pezzo la legge Romani.

La storia è nota, quel disegno di legge (poi sepolto, come molti altri, in Parlamento) si concentrava sulle telecomunicazioni, ma conteneva alcuni elementi che sembravano fatti apposta per imbavagliare la Rete e favorire l’azienda di famiglia di Silvio Berlusconi, all’epoca alle prese con una denuncia contro YouTube. Una mossa che il popolo del Web aveva contestato vibratamente, insieme a molte altre associazioni e autorità.

A quasi un anno di distanza ora scopriamo, grazie a Wikileaks, quello che tutto sommato si era già sospettato, cioè che anche da parte del governo degli Stati Uniti c’era una forte preoccupazione per il comportamento del governo italiano nei confronti delle multinazionali del Web, nate quasi tutte nella Silicon Valley.

Quel decreto anti-Internet proprio non andava giù a Thorne, che infatti scriveva:

La legge sembra scritta per dare la governo il potere di censurare o bloccare qualsiasi contenuto di Internet se il governo lo ritiene diffamatorio o che alimenti attività criminali. Offrirebbe le basi per intraprendere azioni legali contro le organizzazioni di mezzi di comunicazione che dovessero entrare in competizione politica o commerciale contro membri del governo.

Il diplomatico fa addirittura un paragone con la Cina, e conclude affermando come non fosse la prima volta che il governo si distingueva per i suoi tentativi di controllare le reti sociali, compreso quei blog sui quali, forse ricorderete, a un certo punto pareva fosse obbligo essere gestiti da giornalisti, obbligo fatto rientrare in seguito nella legge sulle intercettazioni, sepolta anche quella.

La notizia di questo ennesimo cablogramma imbarazzante sta facendo il giro della blogosfera ed è ripresa dai giornali rinfocolando la polemica nelle stesse ore della pronuncia della Camera sulla sfiducia a Berlusconi.

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