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Giappone, chipmaker in crisi?

Le conseguenze del terremoto sono in un aumento immediato dei prezzi: diversi i chipmaker che hanno registrato problemi ai propri stabilimenti.

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Se la terra del Sol Levante sembra essersi parzialmente calmata, a tremare sarà ora il mercato mondiale. I gravi danni subiti dal colosso nipponico si ripercuoteranno in tutto il globo, soprattutto nei settori in cui il Giappone rappresenta uno dei fulcri dell’economia. Tra questi il più importante è sicuramente quello dell’elettronica, destinato a subire importanti variazioni in termini di prezzi dei componenti e disponibilità per i produttori.

Numerose società che realizzano componenti a semiconduttore in Giappone hanno infatti subito importanti danni alle proprie strutture di produzione, con fabbriche momentaneamente ferme o comunque operative a regime ridotto. I guasti alle centrali nucleari nipponiche avranno come conseguenze a breve e medio termine traducibili in aumenti dei costi dell’elettricità e diminuzione della quantità di energia elettrica distribuibile all’interno del Paese. Se a ciò si aggiungono gli ingenti problemi alle infrastrutture per i trasporti, con aeroporti bloccati, porti impraticabili e autostrade in alcuni casi addirittura spazzate via dall’impeto dello tsunami, la situazione risulta tanto chiara quanto negativa.

La difficoltà di produrre nuovi componenti risulterà poi un ulteriore fattore che determinerà l’andamento dei pezzi di memorie flash, circuiti logici, microcontrollori, pannelli LCD ed altri prodotti fondamentali nella realizzazione di dispositivi elettronici di qualunque genere. Il solo Giappone è infatti in grado di sopperire ad un quinto delle esigenze mondiali di componenti a semiconduttore, occupandosi inoltre del 40% del mercato legato alle memorie flash, largamente diffuse in smartphone, computer e altri device. La domanda è dunque sempre alta, ma i danni causati dal terremoto comporteranno quasi certamente un calo nell’offerta: come insegnano gli esperti di mercato, in tali circostanze è il prezzo di vendita a pagarne, con conseguenti ripercussioni sui costi dei dispositivi per le aziende e quindi per gli acquirenti.

Il mercato dei chip elettronici rischia di trovarsi dunque con l’acqua alla gola. A giovarne potrebbero essere gli altri Paesi caratterizzati da un’elevata produzione di componenti, che potrebbero colmare il divario tra domanda e offerta incrementando la produzione e sostituendosi momentaneamente al Giappone. Nel frattempo i prezzi hanno già iniziato il proprio cammino verso il rialzo: nella giornata di lunedì le memorie flash hanno registrato un incremento nel prezzo pari al 20%, mentre i chip DRAM del 7%, con un trend odierno che al momento non lascia trapelare alcuna speranza per un cambiamento repentino di rotta.

Fonte: Reuters • Immagine: ChrisSinjo • Notizie su: