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Una vita da loggati

Secondo l'ENISA i social network possono portare alla sensazione di essere costantemente sotto sorveglianza ed a comportamenti paranoici.

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Intrappolati in giganteschi silos di informazioni private, dai quali non si può più uscire. Secondo l’ENISA, l’agenzia per la sicurezza delle reti, diretta emanazione della Commissione Europea, la diffusione eccezionale dei social network e soprattutto la condizione quasi oligarchica di alcune società mette in serio pericolo la libertà di accesso dei cittadini.

“Accedere o non accedere? Rischi e benefici della vita da loggati” (PDF) è il titolo del report che prende in analisi mutamenti e sviluppi futuri delle reti sociali nell’ottica della salvaguardia delle libertà individuali. Un testo complesso, ricco di informazioni e spunti, che punta il dito contro la «struttura oligopolistica» dei colossi di Internet, colpevoli secondo lo studio di esercitare una subdola forma di potere sui cittadini.

Gli utenti di questi servizi sono di fatto bloccati. Non possono passare facilmente ad un’altra rete sociale senza incorrere in un costo considerevole di transazione o escludendo del tutto la partecipazione a quegli stessi servizi nei quali frequentano le loro amicizie. (…) Di conseguenza, esiste il rischio che i leader delle vite loggate abusino in qualità di fornitori del servizio del loro potere di mercato. Per motivi economici possono ridurre strategicamente le scelte disponibili in termini di accesso, le applicazioni offerte, le informazioni disponibili e le opzioni di controllo.

Il rapporto non si ferma qui, anzi. Le questioni che interessano di più, al di là degli effetti più facilmente rilevabili delle posizioni dominanti di mercato, sono quelle psicologiche e sociali. Immaginando la vita di una famiglia tipo europea, l’agenzia ha ricostruito i passi che portano le sue componenti nelle reti sociali, valutandone gli effetti negativi per la collettività.

I meccanismi di suggerimento personalizzati, ad esempio, non sono visti di buon occhio. Amazon, Google, YouTube, Facebook, con le loro diverse funzionalità di social search (dove si possono vedere le raccomandazioni dettate dagli algoritmi), mostrano quanto sia facile essere intrappolati in un mondo panglossiano: percepito come l’unico e il migliore possibile.

La preoccupazione fondamentale è che la gente potrebbe non rendersi conto che tutte le raccomandazioni sono in realtà informazioni filtrate, che non sono in grado di esplorare fonti alternative. Ciò influisce sulle scelte e può compromettere seriamente la capacità degli utenti di prendere decisioni informate.

Secondo il report, i social in questo modo potrebbero rallentare l’innovazione e la competizione tecnologica, ostacolare informazioni ed esperienze che siano politicamente imbarazzanti per queste società (mettendo perciò in discussione la famosa neutralità della Rete), ma, soprattutto, una vita da loggati in reti sociali così pervasive rischia di modificare profondamente le regole della riservatezza.

Per accedere ai benefici di Internet, la gente deve caricare dati personali su cui hanno poco controllo. Questo implica minacce alla privacy, la perdita di controllo dei dati personali, danni alla reputazione e la possibilità di danni psicologici da esclusione o la sensazione di costante sorveglianza. C’è il rischio di violare leggi, con conseguente sanzioni legali e danni irreversibili. Così i governi possono subire perdite di fiducia dei cittadini se vengono percepiti come incapaci di proteggere adeguatamente le informazioni personali dei loro cittadini.

La vita da loggati è dunque una vita paranoica e imprigionata? Non è solo così. Anche l’agenzia ammette che i vantaggi superano i problemi: i social media stanno dando un grande contributo alla lotta contro l’isolamento e la scarsa informazione, inoltre sta aiutando molte persone a costruire una propria reputazione online che facilita l’ingresso nel mondo del lavoro.
Per quanto riguarda i problemi, le soluzioni ci sono: consenso informato; rigorosi standard di cifratura; configurazioni semplici per il settaggio della privacy; tracciabilità degli accessi alle nostre informazioni personali e magari pure la loro memorizzazione decentrata così da permettere (ma questo suona utopico al momento) l’interoperabilità dei servizi sulla stessa base di informazioni concesse in Rete.

Fonte: ENISA • Via: Out-Law • Notizie su: