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Microsoft e privacy, l’Europa avvia un’indagine

I principali garanti per la privacy europei hanno avviato un procedimento formale per conoscere gli effetti dei nuovi termini d'uso dei servizi Microsoft.

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Le principali autorità europee per la protezione dei dati personali, riunite nel gruppo Article 29 Working Party (A29 WP), hanno avviato un’indagine formale su Microsoft per verificare gli effetti sulla privacy degli utenti derivanti dalle modifiche alle condizioni d’uso dei servizi, entrate in vigore lo scorso 19 ottobre. La lettera relativa al procedimento è stata notificata il 17 dicembre al CEO Steve Ballmer e al responsabile della filiale in Lussemburgo.

Il gruppo guidato da Jacob Kohnstamm, garante della privacy del piccolo stato europeo, vuole esaminare in dettaglio la nuova policy di Microsoft, in quanto contiene alcuni articoli poco chiari. Prima delle modifiche, i termini d’uso dei servizi prevedevano l’utilizzo dei contenuti degli utenti «solo nella misura necessaria per fornire il servizio”, mentre ora è scritto (punto 3.3) che «i contenuti possono essere usati, modificati, distribuiti, visualizzati e riprodotti per fornire, proteggere e migliorare prodotti e servizi». Detto in parole semplici, Microsoft potrebbe ad esempio utilizzare i dati personali degli utenti conservati su SkyDrive, Hotmail o Outlook.com per personalizzare i risultati delle ricerche su Bing.

Come Google, anche Microsoft è finita dunque sotto la lente delle autorità europee che vigilano sul rispetto della privacy. Robin Koch, un portavoce dell’azienda di Redmond, ha dichiarato:

Le nuove condizioni d’uso dei servizi non modificano la nostra policy sulla privacy. Siamo sicuri che [il gruppo A29 WP] troverà che l’impegno di Microsoft sulla privacy non è cambiato. E saremo felici di rispondere a qualsiasi domanda dei funzionari.

Microsoft ha inoltre promesso che semplificherà il linguaggio utilizzato per chiarire meglio il suo impegno per la tutela della privacy. I dati degli utenti verranno usati esclusivamente per migliorare i servizi e per rilevare spam e malware. Le informazioni personali non saranno mai utilizzate per scopi pubblicitari. Quest’ultima affermazione è un evidente riferimento alle pratiche messe in atto da Google. L’indagine, guidata dalle autority del Lussemburgo e della Francia, durerà non meno di sei mesi.

Fonte: ComputerWorld • Notizie su: