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La NSA sui cellulari: spionaggio accidentale

Il generale Alexander, prossimo alla pensione, testimonia al Senato americano, difendendo i metodi dell'agenzia. Ma dal 2014 qualcosa cambierà.

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Disposti a modificare qualcosa, ma non a cedere. Così è sembrato il direttore generale della NSA, Keith Alexander a chi l’ha ascoltato al panel al Senato americano sulla sorveglianza globale e le attività della sua agenzia di sicurezza nazionale. E sulla questione cellulari, utilizzati come strumenti ponte per raccogliere dati su persone sospette, ha adoperato il solito aggettivo: accidentale.

La sensibilità della NSA rispetto al Datagate sembra l’omologo odierno delle vittime collaterali nella prima guerra del Golfo. E così come le prime televisioni all news via satellite furono importanti per la consapevolezza mondiale sulle caratteristiche delle guerre contemporanee, oggi le rivelazioni di Edward Snowden, i leaks di Assange, le inchieste del Guardian, del NYT, del Washington Post, sono il contraltare di un potere che non pensava di dover rendere conto.

Il caso, uno degli ultimi, dello spionaggio dei cellulari è stato preso a esempio dal generale per spiegare come non ci siano altri mezzi «per collegare i puntini». La NSA raccoglie dati, non informazioni e alla richiesta del congresso di restringere il campo della sorveglianza, la risposta è sempre no:

La raccolta di big data di massa non è assolutamente una opzione. Non possiamo tornare indietro rispetto all’11 settembre. (…) Se un americano viaggia all’estero e le sue comunicazioni vengono raccolte, le probabilità sono nella raccolta stessa, ma non possiamo sapere chi e cosa è stato raccolto e che si trattava di una persona americana. È accidentale.

Il progetto di riforma americano non basta

Il congresso sta lavorando a diversi progetti di legge di riforma sulla NSA, su stimolo dell’amministrazione Obama. La complessità del quadro politico americano si incrocia anche con il contesto globale. Non solo, infatti, la NSA sostiene di non essere perfettamente in grado di rendere nota la quantità di informazioni raccolte a strascico nelle telecomunicazioni, ma come ha giustamente sottolineato il free lance Fabio Chiusi (il più attento commentatore in Italia su questi temi) manca un dibattito globale, in assenza del quale è ovvio e naturale che gli americani restino chiusi a riccio.

Questa chiusura si traduce, ad esempio, nelle timidezze ormai insensate rispetto al programma Boundless Informant, che consente alla NSA di esaminare i dati in entrata per paese di origine. Ormai è parzialmente noto grazie alle rivelazioni di Snowden, e sentirsi rispondere dal numero 1 della NSA che il numero di cittadini spiati «non è così grande» è davvero troppo poco. Qui si avvita la pressione delle grandi aziende tech per approvare al più presto una legge, attualmente in sede di commissione giustizia al Senato, che in sostanza chiuderebbe l’esperienza di PRISM.
Ed Black, il rappresentante della Computer and Communications Industry Association, ha partecipato all’audizione in Senato e ha chiaramente esposto il loro punto di vista:

La politica di sorveglianza degli Stati Uniti si è così concentrata sulla raccolta dati che non è riuscita a raccogliere più input per giudicare come questa stretta strategia di sicurezza nazionale sia non solo dannosa, ma inefficace. La NSA ha danneggiato le aziende statunitensi, la competitività degli Stati Uniti e la stessa Internet.

Fonte: The Guardian • Notizie su: ,