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Arrestato vicepresidente della BitCoin Foundation

Il CEO di BitInstant è stato arrestato dalla DEA per riciclaggio di denaro. Charlie Shrem è accusato di aver fornito un milione di dollari alla Silk Road.

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L’amministratore delegato di BitInstant, Charlie Shrem, è stato arrestato dalla DEA all’aeroporto J.F. Kennedy, dove si era diretto per andare a una conferenza sui Bitcoin. L’accusa è molto pesante: riciclaggio di denaro nel mercato della droga. Secondo l’agenzia investigativa americana, avrebbe venduto un milione di dollari in Bitcoin ad utenti che li hanno utilizzati per acquistare droga sulla Silk Road. La notizia mette in rilievo gli aspetti più delicati del mondo delle crittomonete.

Charlie Shrem non è certo un personaggio qualunque nel mondo Bitcoin. Il suo profilo LinkedIn lo descrive come CEO e cofondatore di una delle più grandi piattaforme di scambio per le valute alternative. Così recita il suo curriculum:

Charlie ha usato la sua posizione sia nel vecchio mondo bancario che in quello nuovo per sostenere la valuta alternativa e spianare la strada all’economia Bitcoin già nei primi mesi del 2011. Conosciuto nella comunità Bitcoin col nome hacker di “Yankee”, è anche socio fondatore e attuale vice presidente della Bitcoin Foundation.

Charlie Shrem, arrestato oggi a New York, è nel board della Bitcoin Foundation, tuttora online. Il sito di Bitcoin Exchange da lui fondato, invece, risulta irraggiungibile.

Charlie Shrem, arrestato oggi a New York, è nel board della Bitcoin Foundation, tuttora online. Il sito di Bitcoin Exchange da lui fondato risulta, invece, irraggiungibile. (immagine: Bitcoin Foundation).

Le accuse contro di lui (e contro Bitcoin?)


L’agente della DEA James Hunt ha spiegato in un comunicato che Shrem e un suo collaboratore sono accusati di aver «consapevolmente contribuito a facilitare la vendita di droga a consumatori anonimi, guadagnando notevoli profitti per questo servizio»:

Il governo è riuscito ad individuare rapidamente i responsabili della progettazione e il funzionamento della “Via della seta”, così come coloro che hanno aiutato i loro clienti a svolgere le loro operazioni illecite facilitando la conversione dei loro dollari in Bitcoin.

Le accuse ovviamente andranno riscontrate, hanno a che vedere con l’operazione della chiusura della Silk Road nel 2013, quindi viene da mesi di lavoro. Certamente però questo arresto accende i riflettori proprio nella città della grande mela, dove tra due giorni si terrà un’audizione al Dipartimento delle Finanze sulle prospettive di Bitcoin. Quale sarà la futura politica americana su questi strumenti?