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Ora HTML5 è uno standard

Il consorzio W3C rilascia le raccomandazioni sull'HTML5. Il passo definitivo verso la standardizzazione.

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Dopo anni di lavoro, sono usciti gli standard dell’HTML5. Il gruppo W3C, la commissione per gli standard globali dei siti web, ha prodotto il documento conclusivo che di fatto apre una nuova era dei protocolli nella rete, indispensabili per far parlare le interfacce tra di loro e con le persone. L’annuncio è stato dato dopo una riunione ristretta a Mountain View presso il Computer History Museum.

Finora erano state pubblicati una serie di draft di aggiornamento, pubblicazioni che incorporavano correzioni ai bug e modifiche, ma non una complessiva linea guida dell’HTML5, che invece è stata resa nota oggi. Lo staff di W3C, Tim Berners-Lee, Jeff Jaffe, Philippe Le Hégaret, insieme a Paul Cotton (Microsoft) and Sam Ruby (IBM), hanno presentato le linee guida di questo standard in un comunicato.

La foto scattata ieri sera al Computer History Museum. Steve Faulkner insieme a sir Tim Berners-Lee, componenti del gruppo W3C che ha emanato gli standard dell'HTML5.

La foto scattata ieri sera al Computer History Museum. Steve Faulkner insieme a sir Tim Berners-Lee, componenti del gruppo W3C che ha emanato gli standard dell’HTML5 elevandoli a status di “reccomendation”.

Perché è importante

HTML5 è in uso da anni. Secondo il consorzio W3C, il 42% di oltre 10.000 sviluppatori intervistati utilizza la combinazione di HTML, CSS e JavaScript per tutte o parte delle loro applicazioni mobili. Jeff Jaffee, CEO di W3C, lo ha sottolineato nel suo intervento: c’è ancora molto lavoro da fare, ma se si pensa a cos’era il web 25 anni fa si capisce perché sono necessari nuovi standard. Di fatto oggi ciò che viene comunemente definito web è in realtà una piattaforma per la creazione di applicazioni diversamente distribuite su dispositivi prima neppure inventati. I rich media caratterizzano il web, superano i browser, non funzionano solo su computer desktop e portatili, ma sui televisori, lettori di eBook, tra non molto anche su indossabili e autovetture.


Attenzione, però: questo web funziona solo se c’è interoperabilità. A questo servono le reccomendation. Non sempre facile (vedi codec video), ma la strada è segnata già da anni sul royalty-free che si imponga naturalmente presso gli sviluppatori. Il modello prevede che gli esecutori software beneficino di impegni di licenza royalty-free delle aziende (oltre sessanta) sotto Patent Policy del W3C, che garantisce l’abilitazione degli implementatori per utilizzare la tecnologia senza il pagamento di royalties: fondamentale per rendere la rete una piattaforma aperta.

L’unico italiano invitato: Roberto Scano

In rappresentanza di IWA e unico italiano citato nel documento, Roberto Scano – nominato di recente all’Agid come responsabile degli standard – ha anche lui rilasciato una dichiarazione ufficiale:

Come leader di un’associazione globale di professionisti Web siamo davvero entusiasti del W3C HTML5, perché questo aiuterà i nostri membri ad avere la linea guida più stabile per lo sviluppo di siti web innovativi e reattivi e applicazioni web. Siamo stati coinvolti di recente nel gruppo su HTML5 e abbiamo scoperto che c’è un grande interesse per una versione stabile di questa specifica, in particolare tra coloro che sviluppano siti web per aziende private e pubbliche. Sosterremo la specifica, anche con formazione e sensibilizzazione dei nostri membri, e speriamo che sarà facilmente attuata e implementata con pieno supporto di accessibilità per le persone con disabilità.

Interpellato al telefono subito dopo l’annuncio, Scano spiega a Webnews le ragioni pratiche di questa adesione agli standard:

Per chi, come me, lavora costantemente alla standardizzazione, l’annuncio su html5 significa che d’ora in avanti per le pubbliche amministrazioni questo sarà un dovere. Ci siamo mai chiesti perché ancora oggi molte cose non funzionano? Perché i servizi al cittadino non parlano tra loro e non parlano con le altre amministrazioni. Gli standard vanno nella direzione di semplificare questi servizi, di renderli interoperabili, che è la premessa dell’uso virtuoso dei data base. In pratica, senza standard non c’è coordinamento né informatizzazione vera.

Fonte: Webnews • Immagine: Shutterstock • Notizie su: ,
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