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Quando il giornalismo incontra la realtà aumentata

La Associated Press sfrutterà tecnologia AMD Radeon per pubblicare servizi in realtà aumentata: i primi reportage, come a Calais, sono stupefacenti.

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Vedere sfilare accanto a te gli attori della prima di un film hollywodiano, entrare nella tenda di un migrante a Calais. Il reportage giornalistico può fare molto per immergere un cittadino in un luogo e nelle sue storie, e la realtà virtuale farà ancora di più, come dimostra il canale della Associated Press appena aperto grazie alla collaborazione con AMD. Da una parte un’agenzia giornalistica, dall’altra il potenziale grafico Radeon per il rendering di ambienti VR. Risultato, una piattaforma per video a 360° che può essere il futuro del mestiere di informare.

Questione di sperimentare secondo criteri accattivanti che premino anche la qualità delle informazioni. Secondo AP la realtà virtuale diventerà nei prossimi anni una esperienza viscerale per gli utenti. Raja Koduri, vice presidente senior a capo dell’architettura Radeon Technologies, crede che la tecnologia può consentire a chiunque abbia un visore di camminare in senso figurato nei panni di un altro, portando ad una maggiore comprensione ed empatia. I primi esempi di servizi in VR sono stupefacenti. Le grandi suite di alberghi, la vita dei migranti, una fabbrica completamente automatizzata: i viaggi non hanno confini.

Visori, social, televisione

Le tecnologie di questo tipo stanno progressivamente prendendo piede, nell’intrattenimento come nel business. Display da posizionare sulla montatura degli occhiali, visori e interi dispositivi indossabili, le aziende impegnate sono numerose e forse il mercato è al momento molto frammentato, cosa che non consente intermediazioni importanti. Più probabili canali mediatici di nicchia. Si prendano ad esempio le aziende tech che fanno hardware: Samsung regala un proprio visore assieme al Galaxy S6, Google ne ha uno suo, Mattel ne ha sviluppato un altro, Microsoft lo ha già presentato, compreso la possibilità per i terzi di svilupparlo. Facebook ha puntato sul visore Oculus per i propri contenuti, lo stesso social che apre con instant articles a un portafogli di contenuti giornalistici potenzialmente infinito.

Se il mercato “pensasse” in modo più tradizionale, ci vorrebbero visori allegati ai televisori e contenuti speciali trasmessi dai canali digitali per arrivare a un pubblico di massa. Invece in questo momento è soprattutto il web a collegarsi con questi dispositivi, perciò l’ambiente della fruizione di questo giornalismo in realtà aumentata è composto da applicazioni, visori, piattaforme proprietarie, social network, nelle diverse combinazioni possibili, in realtà aumentata o virtuale, per contenuti pensando esclusivamente per il visore oppure ibridi con sovrapposizioni alle immagini normalmente catturate.

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