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Quando un video ci riconosce: Cynny

I video personalizzati riempiranno bacheche e caselle di posta: una startup fiorentina punta sugli algoritmi di riconoscimento facciale.

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Una fotocamera nata per i selfie e i video può diventare uno strumento raffinato di instant-video capace di individuare l’umore dell’utente e riprodurre un contenuto apposito. È uno dei settori più complicati e interessanti nell’ambito degli algoritmi proprietari delle applicazioni. Cynny, una startup fiorentina, è appena sbarcata con la sua soluzione che ha potenzialità sia di intrattenimento ed educativo che pubblicitario.

Stefano Bargagni, CEO di Cynny, ha sempre creduto nella tecnologia del web cloud storage, un servizio di archiviazione di file che genera autonomamente pagine senza alcun intervento dell’utente. Da questa infrastruttura, via via perfezionata con lo scopo di archiviare e gestire enormi quantità di dati in poco spazio e con forte economia, si arriva all’applicazione. Il cuore infrastrutturale è dunque un piccolo server ARM di 9×4 cm gestito da software creato dagli sviluppatori della società. Ma come si arriva ai video che leggono le emozioni?

L’applicazione, disponibile sia su iOS che Android, mette lo spettatore al centro dello spettacolo, rendendolo regista di un’esperienza sempre diversa, e si basa su tre colonne: l’archiviazione efficiente delle immagini, un set di strumenti immediati, gli algoritmi di riconoscimento. Da una parte c’è la creazione istantanea del video (composto da vari frame-immagine) e dall’altra parte la community di utenti dell’applicazione che potranno vedere questi video secondo interessi e stati d’animo.

Questa funzione sfrutta la fotocamera frontale dei dispositivi per riconoscere chi lo sta guardando e interpretare le sue reazioni emotive. Il video finale, infatti, non sarà mai lo stesso: colonna sonora, montaggio, effetti speciali, tutto verrà generato per offrire la migliore esperienza personalizzata in base alle caratteristiche dello spettatore, alla sua età, genere e alle emozioni che prova durante la visione. «Crediamo molto nel valore aggiunto del nostro progetto», spiega Bargagni, «rivoluzionario sia dal punto di vista della tecnologia che dei contenuti».

Come funziona

Cynny è un progetto che ha avuto bisogno di 27 sviluppatori, ma questo è dovuto ai due fattori citati: garantire archiviazione cloud immediata delle immagini e produrre un video personalizzato sulla base dei frame inseriti dall’utente che il software impara a conoscere proseguendo l’utilizzo. Per funzionare l’applicazione apre la fotocamera e il microfono, cattura tutto quanto, consente all’utente di scegliere i frame preferiti e poi li monta instantaneamente, pronti per essere condivisi. Questi instant video, per loro conformazione assorbono molta meno banda (fino a 20 volte inferiore) rispetto a un normale video e l’approccio a grande risparmio computazionale consente anche di lavorare offline per tempi prolungati.

È un terreno abbastanza nuovo, quello di chi cerca di sfruttare appieno le qualità ottiche degli smartphone, incredibilmente sovradimensionate rispetto all’uso medio e all’abilità dei proprietari di questi device, fornendo software di montaggio all’altezza; anche al Web Summit lo scorso inverno se ne sono viste poche, ma si era capito che è un trend. La società fiorentina si sta affidando anche alla Computer Vision Center di Barcellona e Media Integration e Comunication Center dell’Università di Firenze soprattutto per la visionaria caratteristica che si vuole aggiungere nei prossimi mesi, quella del riconoscimento facciale. Sono state organizzate delle visite nella sede di via delle Mantellate nel capoluogo toscano per vedere in anteprima i primi prototipi di Instant Video con il riconoscimento facciale.

Il nostro obiettivo è ambizioso. L’implementazione del riconoscimento delle emozioni, prevista per i prossimi mesi, permetterà di offrire a tutti uno strumento in grado di ridurre significativamente il divario di consapevolezza tra uomo e macchina.

Cynny

Il team di Cynny, una trentina di persone, è sorto nel 2013 a Firenze, ed è composto da diversi sviluppatori e ricercatori con formazioni che vanno dalla biologia alla matematica fino alla musica. Il fondatore, Stefano Bargagni. ha creato una Cynny Inc. nel 2012 nella Silicon Valley, convinto che il mercato per l’app sia soprattutto estero. Bargagni opera da più di vent’anni nel settore dell’innovazione digitale, un vero pioniere. La Cinny startup conta sulla tecnologia cloud sviluppata da una società sorella che produce i micro server che permettono di archiviare i dati sostendo la realizzazione degli instant video, che devono essere caricati velocemente e trasformati direttamente nel browser dello spettatore lato community.

I campi di applicazione

Per quale ragione un utente dovrebbe consentire a un’applicazione di tracciare dati conservati con segnali live come una espressione del viso? A cosa serve? Il settore dei video personalizzati è in questo momento diviso tra due grandi scuole tecnologiche: gli israeliani e gli americani, ad esempio, puntano molto sui video customizzati in base a una profonda profilazione dell’utente per fornire servizi commerciali. Assicurazioni, banche, servizi sanitari, scuole private, eCommerce, gli stessi social media e loro inserzionisti sono tutti interessati a trovare il modo di renderizzare contemporaneamente migliaia (persino milioni) di video tutti uguali nelle caratteristiche di base ma ciascuno diverso per tanti piccoli particolari: l’identità a cui si rivolge, dando del tu al cliente, i numeri, i grafici, alcuni simboli. Un po’ come fa Facebook coi video celebrativi.

In inghilterra esistono già servizi del genere. Ad esempio un’assicurazione sanitaria privata che ogni tre mesi spedisce un video ai clienti, e qualcuno può dire “ciao, sono stati tre mesi duretti, eh? Non ti ci voleva quella rottura del braccio, tu e la tua passione per il rugby! Comunque niente paura, la tua polizza ha coperto in questo modo, con questo costo; ti ricordiamo inoltre che (offerta commerciale) e che… (immagini tratte dal social)”.

L’altra scuola di pensiero, e l’Italia può fare la sua parte, è quella che invece punta sugli algoritmi e il riconoscimento istantaneo. Una tecnologia che sembra nascere più che altro per l’intrattenimento, ma ha possibili sviluppi nel campo della pubblicità, nell’e-learning, ovviamente anche nel commercio elettronico, in uno scenario in cui il video si è ormai imposto come contenuto principe per la comunicazione via Internet su tutti i device (desktop, tablet e smartphone), aprendo un mercato ricco di opportunità.

Fonte: Webnews • Notizie su: ,
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